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Lo spazio nell'opera di Carmelo Samonà

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Stazi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Walter Ppedullà
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

Samonà scrive solamente tre romanzi, di cui l'ultimo incompiuto, che costituiscono una trilogia in cui l'autore approfondisce, in un'opera unitaria e sinistramente negativa, i temi vitali dell’isolamento e dello sforzo comunicativo. Da questi temi egli sceneggia nei suoi racconti il vacillare del senso della realtà e la perdita della storia, mette sotto accusa il potere e il sapere, che distorcono il rapporto tra gli uomini, e mette in questione la verificabilità oggettiva del linguaggio stesso.
Ispirati dal vissuto di una sua esperienza privata, come lui stesso ammette, i suoi romanzi ripetono sempre la stessa struttura basilare: due individui, isolati dal resto del mondo, si contrappongono l'un l'altro in uno spazio rarefatto, quasi irreale, senza precise volumetrie che possano conferirgli una parvenza d'identità, concentrato e nello stesso tempo capace di dilatarsi all'infinito che riecheggia la pittura metafisica di De Chirico. Causa principale di questo isolamento è un evento traumatico che rende impossibile qualsiasi tipo di comunicazione o contatto: nei suoi scritti, compresi anche i pochi racconti pubblicati, questo trauma si concretizza spesso nella follia. Per questo le sue opere sono state interpretate soprattutto da un punto di vista psicanalitico.
La malattia mentale non è altro che la rappresentazione estrema della diversità e la giustificazione per la creazione di uno spazio estraneo ai nostri normali criteri razionali.
Affrontando l’analisi dello spazio nella sua opera, ho cercato di dimostrarne l’importanza strutturale, in quanto rappresentazione concreta dei nuclei tematici della sua narrativa.
Inizialmente ho indicato la presenza di alcune figurazioni spaziali già ricorrenti nei romanzi e in alcuni sogni scritti da Samonà negli ultimi mesi di vita. La corrispondenza, non solo dei temi ma anche della struttura narrativa e di alcune valenze simboliche ed emotive, ne indica il valore emblematico per l’autore.
La ricorsività di queste figure anche nei saggi e negli articoli ne dimostra ulteriormente il carattere di espressioni tipicamente personali , cui probabilmente non è estraneo l’ascendente del padre architetto, ma soprattutto evidenzia lo stretto legame della sua opera letteraria con la sua attività critica. Influenza che si realizza sia nello stile sia nei contenuti: nelle case descritte nei romanzi, lo spazio labirintico, la contrapposizione con l’esterno e la forte valenza femminile, che rimanda all’idea dell’utero materno, ricordano molto la torre in cui è rinchiuso Sigismondo ne La Vida es sueño, soggetto di uno dei suoi saggi più famosi.
La tematica dello spazio e insieme quelle del corpo, della pazzia, dell’autocoscienza letteraria e della ricerca dell’Altro, mi ha permesso di introdurre l’autore nell’ambito della Letteratura dell’Assenza e di definirne gli elementi di contatto e di differenza con il movimento postmoderno; mentre l’analisi del tema della pazzia mi ha aiutato ad inserirlo nel panorama italiano degli anni ’70 e ’80, gli anni in cui pubblica Fratelli e Il custode.
Tra tutte queste metafore ho approfondito la descrizione delle più importanti: la casa e la stanza, con le loro valenze e la similitudine con altre figure, come la grotta, la selva e la città.
E’ in questi spazi che i personaggi si muovono e cercano di conoscere e definire il mondo che li circonda.
Questi ambienti non sono reali, come già detto, ma confusi tra sogno e veglia, distorti dalle percezioni labili dei protagonisti e nello stesso tempo insidiosi e sfuggenti: a volte obbligano i personaggi ad abbandonare i propri criteri logico-razionali, altre si riducono a spazi docili, diretta espressione della volontà dell'individuo, territori familiari in cui muoversi sicuri. Alla finitezza di questi ambienti ordinari si contrappone l'ampiezza infinita dei primi che rappresentano il caos, la follia e più in generale la vita in tutta la sua variabilità; essi oppongono la propria geometria fondata sulla curva a quella euclidea fondata sulla retta, tipica degli spazi controllati dalla ragione.
Lo spazio onirico è invece collegato alla capacità del linguaggio del protagonista: i boschi, le strade, le case e tutti gli elementi che vi compaiono sono nitidi e chiari solo fintanto che il personaggio è padrone del proprio linguaggio, altrimenti si riducono ad elementi amorfi, il che non vuol dire privi di significato ma incomprensibili per gli esseri umani.
E’evidente il collegamento fra spazio e linguaggio: come l’architettura divide e organizza gli ambienti, così il linguaggio ordina e definisce la realtà.
In conclusione, Samonà ha narrativizzato, in storie di relazioni dialogiche, le strutture profonde necessarie e sufficienti a rendere possibile il dialogo. Esemplificando, tramite le storie di situazioni patologiche, la coesistenza di differenti sistemi percettivi, l'autore ha potuto mettere in risalto la fragilità stessa delle strutture del linguaggio.


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3 Introduzione Vi sono scrittori di un solo libro, che quando si rimettono al lavoro non fanno che aggiungere un nuovo capitolo all'unica storia da sempre costruita e pensata. 1 Samonà scrive solamente tre romanzi, di cui l'ultimo incompiuto, che costituiscono una trilogia in cui l'autore approfondisce, in un'opera unitaria e sinistramente negativa i temi vitali dell’isolamento e dello sforzo comunicativo. Da questi temi egli sceneggia nei suoi racconti il vacillare del senso della realtà e la perdita della storia, mette sotto accusa il potere e il sapere, che distorcono il rapporto tra gli uomini, e mette in questione la verificabilità oggettiva del linguaggio stesso. Ispirati dal vissuto di una sua esperienza privata, come lui stesso ammette 2 , i suoi romanzi ripetono sempre la stessa struttura basilare: due individui, isolati dal resto del mondo, si contrappongono l'un l'altro in uno spazio rarefatto, quasi irreale, senza precise volumetrie che possano conferirgli una parvenza d'identità, concentrato e nello stesso tempo capace di dilatarsi all'infinito che riecheggia la pittura metafisica di De Chirico. 1 José Lezama Lima: un erotismo tutto immaginario, «la Repubblica», 26 aprile 1978. Tutti gli articoli sono stati pubblicati su "la Repubblica" e sono citati con il titolo originale e sono tratti dalla raccolta Scritture di Spagna e d'America, a cura di Stefano Arata, Bagatto Libri, Roma 2003 2 Il primo è la trasposizione fantastica di una situazione realmente vissuta..., in GIULIA MASSARI, «il Giornale», 6 dicembre 1983, p. 3

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