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Educazione al denaro: una ricerca esplorativa

Informazioni tesi

  Autore: Luigi Pulcrano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Donata Francescato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 204

Il denaro è stato oggetto di ricerche psicologiche orientate ad analizzare ciascuna solo qualche aspetto particolare e parziale; quindi, manca una vera e propria teoria psicologica sul denaro. D’altronde, come notano Ferrari e Romano (1999, p. 166), la complessità del tema impone che lo si affronti da più punti di vista: “il denaro, nella sua interezza, è un concetto troppo complesso perché possa essere affrontato per pura addizione di argomentazioni, che in successione lineare esauriscano il tema”. Indubbiamente la teoria economica che vede il denaro come misura di valore, mezzo di circolazione o riserva di valore (Onado 1982) è insufficiente; “l’idea che pensare in termini di denaro significhi pensare in termini razionali è radicata tanto profondamente nella nostra vita pratica che sembra impossibile porla in dubbio” (Brown 1986, p. 265).
La complessità dell’argomento è, inoltre, legata all’ambivalenza cognitiva ed emotiva; il denaro è contemporaneamente considerato un’entità sia razionale che irrazionale, legata ad emozioni positive e negative: per esempio, può assumere un valore sia negativamente che positivamente sacro. Le giustificazioni di questa ambivalenza risiedono forse in due ordini di ragioni: da una parte il simbolismo, dovuto in parte ai processi inconsci descritti soprattutto dagli psicoanalisti; dall’altra il processo di “sedimentazione” (Ferrari e Romano 1999), ovvero la trasmissione intergenerazionale dei valori, degli atteggiamenti e delle rappresentazioni che nei secoli gli sono stati associati. Il valore che la società e la cultura attribuiscono al denaro, dunque, condiziona fortemente il nostro atteggiamento nei suoi confronti (Francescato, 1999). Altrettanto determinante è il comportamento che abbiamo appreso dall’ambiente familiare; infatti, fin dalla prima infanzia, si è stati educati ad impiegarlo con correttezza, a custodirlo e, quasi sempre, ad attribuirgli massima attenzione e considerazione. Spesso i nostri sentimenti verso il denaro sono una reazione, anche inconsapevole, ai comportamenti dell’ambiente in cui siamo cresciuti e, talvolta, parlare di denaro in famiglia può essere un tabù così come il parlare di sesso (Francescato, 1999).
Non è ancora chiaro in quale misura le caratteristiche socio-demografiche, la nazionalità e l’educazione ricevuta in famiglia influiscono sulle credenze e i comportamenti economici dell’individuo (Furnham, 1999a): un discreto numero di ricercatori, tuttavia, hanno analizzato la non facile tematica della “paghetta” (Carnet-Verzat C. & Wolff F.C., 2002; Furnham, 1999b; Furnham A. & Thomas P., 1984; Miller & Young 1990).
In Europa sempre più genitori decidono di assegnare una paghetta ai propri figli anche se in Italia tale abitudine è in lento ma costante declino (Doxa Junior, 2004); quello della paghetta sembra, però, essere un buon metodo per insegnare il valore dei soldi agli adolescenti; infatti, sono proprio gli anni adolescenziali quelli in cui deve essere pedagogicamente impartito ai ragazzi il senso di responsabilità nel gestire l’economia. Il valore dei soldi, quindi, deve godere di priorità nel processo educativo perché il rischio è di formare delle persone che, una volta superata la fase evolutiva, non siano abbastanza mature da questo punto di vista per gestire la propria vita economica (Priller P. 2004).
Consultando la letteratura, mi sono reso conto che non esistono studi italiani che indagano la valenza psicologica della gestione precoce del denaro. Sono disponibili molti questionari relativi ad argomenti economici, ciascuno con caratteristiche differenti, anche se la maggior parte di questi questionari non hanno fondamenta teoriche e sono stati creati al solo scopo di aiutare le aziende nelle indagini di mercato e, di conseguenza, nel marketing (Webley et al. 2004).
Questo lavoro di tesi assume, quindi, un carattere esplorativo e si pone come obiettivo quello di analizzare qualitativamente, in un campione di soggetti, l’influenza del denaro ricevuta nella famiglia d’origine.
Nel primo capitolo tracciamo un quadro generale della letteratura, passando in rassegna i principali studi psicologici aventi come tema centrale il denaro, al fine di offrire una panoramica della letteratura psicoanalitica, psicosociale e della psicologia generale relativa al tema affrontato.
Nel secondo capitolo si descriverà in che modo l’acquisizione del concetto di denaro dei giovani sia influenzata dalla famiglia d’origine, valutando i contributi empirici internazionali, e si cercherà di fornire un quadro esemplificativo della realtà italiana sul comportamento economico dei giovani.
Nel terzo capitolo, infine, sarà presentata la ricerca qualitativa effettuata con la descrizione del campione, delle procedure utilizzate e dei risultati ottenuti, ponendo una particolare attenzione ai tests statistici utilizzati e al confronto tra la diversa educazione economica ricevuta dagli uomini e dalle donne.

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3 INTRODUZIONE Il denaro è stato oggetto di ricerche psicologiche orientate ad analizzare ciascuna solo qualche aspetto particolare e parziale; quindi, manca una vera e propria teoria psicologica sul denaro. D’altronde, come notano Ferrari e Romano (1999, p. 166), la complessità del tema impone che lo si affronti da più punti di vista: “il denaro, nella sua interezza, è un concetto troppo complesso perché possa essere affrontato per pura addizione di argomentazioni, che in successione lineare esauriscano il tema”. Indubbiamente la teoria economica che vede il denaro come misura di valore, mezzo di circolazione o riserva di valore (Onado 1982) è insufficiente; “l’idea che pensare in termini di denaro significhi pensare in termini razionali è radicata tanto profondamente nella nostra vita pratica che sembra impossibile porla in dubbio” (Brown 1986, p. 265). La complessità dell’argomento è, inoltre, legata all’ambivalenza cognitiva ed emotiva; il denaro è contemporaneamente considerato un’entità sia razionale che irrazionale, legata ad emozioni positive e negative: per esempio, può assumere un valore sia negativamente che positivamente sacro. Le giustificazioni di questa ambivalenza risiedono forse in due ordini di ragioni: da una parte il simbolismo, dovuto in parte ai processi inconsci descritti soprattutto dagli psicoanalisti; dall’altra il processo di “sedimentazione” (Ferrari e Romano 1999), ovvero la trasmissione intergenerazionale dei valori, degli atteggiamenti e delle rappresentazioni che nei secoli gli sono stati associati. Il valore che la società e la cultura attribuiscono al denaro, dunque, condiziona fortemente il nostro atteggiamento nei suoi confronti (Francescato, 1999). Altrettanto determinante è il comportamento che abbiamo appreso dall’ambiente familiare; infatti, fin dalla prima infanzia, si è stati educati

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denaro
economia
educazione
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