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La tutela della proprietà intellettuale in Europa: evoluzione alla luce del futuro brevetto comunitario

L'opera prende in esame la tutela giurisdizionale offerta a livello comunitario in materia di proprietà intellettuale. In particolare è stato operato un confronto tra l'attuale e definita disciplina del marchio comunitario e la futura regolamentazione giurisdizionale come emerge dai progetti circa il brevetto comunitario.

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3 Introduzione L’evoluzione della disciplina in materia di proprietà intellettuale, 1 e conseguentemente degli strumenti di tutela approntati a garanzia dei diritti dei singoli, ha assistito in particolar modo a cominciare dalla metà degli anni ’70 ad un continuo e progressivo perfezionamento. L’attuale panorama pertanto – lungi dall’aver raggiunto una compiuta e definitiva sistemazione – si presenta frastagliato e difficilmente intelligibile non solo agli occhi dei giuristi, ma soprattutto – e questo è quanto più dovrebbe importare – agli occhi degli stessi operatori economici nei quali la disciplina trova i soggetti naturali cui è rivolta. 1 È opportuno sin da principio affrontare una questione preliminare allo studio della materia onde evitare imprecisioni semantiche, peraltro conseguenza, come verrà sottolineato più avanti, della disorganicità che caratterizza la materia in sé. In tale contesto l’espressione “proprietà intellettuale” verrà utilizzata nell’accezione più ampia possibile per indicare l’insieme dei diritti posti a tutela di ciò che nel diritto interno va comunemente sotto il nome di proprietà industriale e proprietà immateriale. In particolare intenderà ricomprendersi l’insieme dei diritti riconosciuti da un dato ordinamento per la tutela del brevetto per invenzione, del marchio d’impresa, del diritto d’autore, dei modelli e disegni ornamentali, del diritto di costituzione di specie vegetali e dei diritti connessi. Tale precisazione è d’obbligo in quanto non tutte le fonti che regolano la materia utilizzano la stessa terminologia, preferendo talora l’espressione “proprietà industriale e commerciale”, contemplata per esempio dallo stesso articolo 30 del Trattato CE. Quest’ultima formula, utilizzata dai redattori del Trattato, ha fatto sorgere nel corso degli anni non pochi dubbi di interpretazione, in particolare con riferimento ai diritti di proprietà letterale ed artistica che, secondo alcuni autori, non dovrebbero essere compresi nella dicitura dell’articolo 30 e quindi non dovrebbero interessare l’attività comunitaria. Questi dubbi sorsero perché negli ordinamenti di alcuni Stati membri il copyright non è considerato nell’insieme dei diritti di proprietà industriale o commerciale, ma viene incluso nella “proprietà intellettuale od artistica” (cfr. Oliver, Free movement of goods in the European Community: under articles 30 to 36 of the treaty of Rome, Londra 1996, pag. 242). Tali incertezze furono però chiarite da una sentenza della Corte di Giustizia (caso Musik Vertrieb Membran c. GEMA, cause 55 e 57/80, sentenza del 1981), in occasione della quale la Corte dichiarò che «l’espressione “tutela della proprietà industriale e commerciale” di cui all’articolo 36 del trattato CEE (attuale art. 30 del Trattato CE) comprende la tutela data dal diritto d’autore, in particolare qualora questo venga sfruttato commercialmente mediante la concessione di licenze che possono incidere sulla distribuzione, nei vari Stati membri, di merci che incorporano l’opera letteraria o artistica tutelata».

Tesi di Master

Autore: Gianpiero Coccia Contatta »

Composta da 61 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3542 click dal 18/07/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.