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''Gravity's Rainbow'' di Thomas Pynchon e ''Il pendolo di Foucault'' di Umberto Eco: aspetti tecnologici e ipertestuali

L’obiettivo della tesi è quello di indagare la tecnologia, o meglio le tecnologie, che governano la storia, intesa sia come insieme degli eventi che avvengono nel mondo sia come principio strutturale della narrazione.
Il campo di ricerca che si è scelto è costituito da due romanzi, "Gravity’s Rainbow" di Thomas Pynchon e "Il pendolo di Foucault" di Umberto Eco, unanimemente considerati esempi di quella che è stata definita come “narrativa enciclopedica”, cioè di quell’insieme di opere che trattano in maniera complessa e vasta d’ogni cosa: la storia dell’umanità, i percorsi della cultura, e le grandi questioni etiche.
Questi due romanzi si presentano come testi complessi che, attraverso un efficace processo di decostruzione, obbligano il lettore a un percorso di formazione, per cui egli è progressivamente portato ad abbandonare qualsiasi speranza in un senso nascosto delle cose e a scoprire la moltitudine dei punti di vista. In questo percorso, "Gravity’s Rainbow" e "Il pendolo di Foucault" possono essere considerati come romanzi tecnologici sotto diversi punti di vista. Innanzitutto la tecnologia è descritta ed evocata esplicitamente nei testi quando si fa riferimento ai più disparati mezzi di comunicazione, dal cinema al computer, dalla fotografia alla stampa. In secondo luogo, le opere sono tecnologiche perché mettono in campo una nuova modalità di scrittura, quella ipertestuale, che prefigura o realizza, almeno parzialmente, proprio quel tipo di testualità che trova la sua piena realizzazione nel mezzo informatico. È una scrittura dove il percorso dell’interpretazione deve cogliere la simultaneità dei segni e operare delle scelte secondo una modalità non più lineare e progressiva, ma stratificata. La consapevolezza che si sviluppa di fronte alla percezione, in "Gravity’s Rainbow" e "Il pendolo di Foucault", della possibilità di una testualità di tipo diverso, conduce anche a vedere il libro come un’innovazione tecnologica e non come qualcosa di intrinsecamente e inevitabilmente umano.
Infine, è possibile parlare della presenza nei due romanzi di una tecnologia postmodernamente intesa, come opposizione alla naturalità. Infatti, il processo decostruttivo a cui ci sottopongono i due romanzi mostra che la moltitudine dei segni dai quali siamo circondati all’interno della nostra cultura, le nostre categorie, le nostre classificazioni, tutto è artificiale, prodotto dalla sedimentazione dei discorsi che costituiscono il substrato ideologico del luogo e dell’epoca in cui viviamo. Bisogna allora combattere la tentazione di accettarli come dati di fatto naturali e autoevidenti e, per fare questo, è necessario storicizzarli, mostrare come siano validi solo all’interno di specifiche circostanze spaziali, temporali e culturali: bisogna svelarne l’artificio, gli “ingranaggi”.

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7Introduzione DALL’ARCOBALENO AL PENDOLO: LE TECNOLOGIE DELLA FINZIONE IN PYNCHON ED ECO All talk of cause and effect is secular history, and secular history is a diversionary tactic. Useful to you, gentlemen, but no longer so to us here. If you want the truth – I know I presume - you must look into the technology of these matters. 1 Nell’affermazione, sopra riportata, che Thomas Pynchon affida al fantasma di Walter Rathenau evocato nel corso di una seduta spiritica, è riassunto in un certo qual modo l’obiettivo di questa tesi: indagare la tecnologia, o meglio le tecnologie, che governano la storia, intesa sia come insieme degli eventi che avvengono nel mondo sia come principio strutturale della narrazione. Il campo di ricerca che si è scelto è costituito da due romanzi, Gravity’s Rainbow di Thomas Pynchon e Il pendolo di Foucault 2 di Umberto Eco, unanimemente considerati esempi di quella che Edward Mendelson ha definito “narrativa enciclopedica”, 3 cioè di quell’insieme di opere che trattano in maniera complessa e vasta d’ogni cosa: la storia dell’umanità, i percorsi della cultura, e le grandi questioni etiche. Gravity’s Rainbow, romanzo scritto da colui che è considerato, da una parte della critica, il più grande scrittore statunitense vivente, è un romanzo talmente perturbante e talmente complesso che, nell’anno della sua pubblicazione, il 1973, la giuria del Pulitzer ritenne che fosse meritevole del riconoscimento come migliore opera di 1 Thomas Pynchon, Gravity’s Rainbow, (1973), London: Vintage, 2000, p. 167. 2 Umberto Eco, Il pendolo di Foucault, Milano: Bompiani, 1988. 3 Cfr. Edward Mendelson, “Introduction”, in Edward Mendelson (ed.), Pynchon: A Collection of Critical Essays, Englewood Cliffs, NJ: Prentice-Hall, 1978, pp.1-15.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Stefano Asperti Contatta »

Composta da 214 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.