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Imperialismo e immaginario coloniale: L’Africa orientale attraverso le pubblicazioni del “Corriere della sera” (1880-1940).

Informazioni tesi

  Autore: Dino Festa
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Dario Biocca
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 273

Imperialismo e immaginario coloniale: sono questi i due concetti protagonisti del mio lavoro che ha l’intenzione di ricreare e mostrare quale fosse l’immagine creatasi tra i lettori del “Corriere della sera” durante le due fasi del nostro imperialismo in Africa Orientale, quella liberale del finire del XIX secolo, e quella fascista degli anni ’30 del novecento.
Se con il termine imperialismo si è soliti intendere molte cose, nel mio studio faccio riferimento a quello classico, in quel lasso di tempo relativamente breve che portò, tra il 1880 e il 1914, da una limitata presenza europea in Africa alla sua totale occupazione. All’analisi e all’interpretazione di questo complesso fenomeno è stato dedicato tutto il primo capitolo, necessario a comprendere il contesto socio-politico che fa da sottofondo al periodo considerato. E’ mia intenzione, infatti, cercare di capire quale fosse l’immaginario coloniale in Italia, durante il primo impegno in Africa, e se questo sia poi cambiato nel secondo momento dell’imperialismo, quello fascista. Quale immagine giungeva da quei luoghi agli italiani? Cosa arrivava a conoscere l’opinione pubblica e cosa no? In che modo la stampa poteva influire sulla formazione di un’idea dell’Africa conquistata? Per fare questo ho letto il “Corriere della sera” dal 1876 al 1896 e dal 1930 al 1937, in modo da avere un quadro completo dei due periodi di maggior impegno italiano in Africa Orientale.
Mostrare quale idea un normale lettore del Corriere potesse farsi dell’Africa nei due periodi considerati, per capire quale peso avesse la stampa nella formazione di quest’immaginario, anche in rapporto a quello che detiene attualmente, tenendo presente il fatto che ancora oggi il pubblico non riesce ad essere del tutto informato su quello che succede nei teatri politici mondiali. Capire se, ed in che misura, ciò che compariva sulle pagine dei quotidiani, l’unica fonte d’informazione ufficiale, fosse aderente alla realtà dei fatti; quanto di quello che ognuno in Italia poteva liberamente leggere era fedele agli avvenimenti che si svolgevano in un altro continente? E quanto invece era parte del delicato quanto precisissimo meccanismo della propaganda?
Un particolare aspetto del “giornalismo coloniale” è il protagonista di questo lavoro: non quello più noto e studiato dei resoconti delle battaglie, delle fortune/sfortune delle nostre truppe, o dei commenti sull’attività imperialistica, bensì quello di colore, quello che si soffermava nel descrivere paesaggi e persone ad occhi che non avevano mai visto nulla dell’Africa, se non qualche disegno o qualche rarissima fotografia. Agli scontri militari che hanno fatto da filo conduttore all’avventura coloniale italiana fu dato il giusto e meritato spazio sui giornali, ma non costituirono l’unico genere di notizia che apparve sulle loro pagine, ed il “Corriere” non fece certo eccezione.

Affrontando questo studio ho avuto la possibilità di sfogliare quasi diecimila quotidiani, e di leggere migliaia di articoli che parlavano di Africa Orientale Italiana. Non tutti erano aderenti ai miei fini, ma un buon numero avrebbe potuto trovare spazio tra queste pagine. Il risultato di questo lavoro è stata una selezione di quegli scritti più degni d’attenzione per capire l’immaginario coloniale attraverso le pagine del “Corriere della sera”.


E’ infine da rilevare come la comprensione dell’immagine delle colonie sia molto utile all’analisi del rapporto che l’opinione pubblica ha instaurato negli anni con quelle zone: ex-colonie che, nel momento in cui sono state lasciate libere, non hanno saputo da sole, se non faticosamente, liberarsi dell’eredità violenta e disgregatrice di un’occupazione straniera. Così come in altre realtà, la decolonizzazione del Corno d’Africa ha portato con sé enormi difficoltà sul sentiero del ritorno alla normalità, reso ancora più difficile dal comparire di focolai d’aggressività, come la lunga guerra fratricida tra Etiopia ed Eritrea. Ed è importante capire l’evolversi dell’immaginario coloniale anche perché il nostro paese ha ereditato dal proprio periodo imperialistico un rapporto particolare con quelle zone dell’Africa dove era stato protagonista, ed oggi si trova ad affrontare quotidianamente il delicato rapporto tra i suoi cittadini e le centinaia di migliaia di immigrati, che da quelle zone vengono adesso a cercare in Italia una sorta di riscossione di quel credito accumulato in anni di violenta sopraffazione coloniale.

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