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Il movimento neoconservatore statunitense

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Coccolo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Giorgio Carnevali
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 74

Mi propongo di rendere pensabile quello che a molti è apparso un paradosso, un assurdo. Durante gli anni sessanta del Novecento una corrente di pensiero principalmente composta da cittadini di origine non americana, che nel corso dei vent’anni precedenti aveva partecipato al dibattito politico da posizioni vicine alla tradizione del socialismo rivoluzionario, ha conquistato l’egemonia culturale negli Stati Uniti d’America. Dalla prima metà degli anni ottanta ad oggi i neoconservatori sono stati perfino capaci di far eleggere due Presidenti, i repubblicani Ronald Reagan e George W. Bush. Si tratta di un problema che interessa soprattutto noi europei, così attenti ai significati pratici che dicotomie come Destra/Sinistra o conservatorismo/progressismo suggeriscono. Il cittadino medio europeo formula un proprio giudizio di valore generalmente critico tenendo a mente il disprezzo che ogni neoconservatore mostra nei riguardi delle Nazioni Unite, del multilateralismo e del diritto internazionale. Vi è chi, sulla scia di un’ottica economicista e fortemente polemica, ha interpretato questo movimento niente più che come un gruppo di uomini che hanno saputo meglio di altri elogiare l’imperialismo americano e che per questo sono stati ripagati dalle multinazionali con un posto al sole vicino alla Stanza dei bottoni. Altri, invece, sostengono che il neoconservatorismo sia un progetto politico derivante da una ben identificabile attitudine comportamentale, quella dell’etica della convinzione, l’applicazione insomma di uno schema concettuale da inquadrarsi nel filone del radicalismo politico. Un movimento sì conservatore, ma anche genuinamente americano, e quindi impossibile da comprendere se analizzato “alla maniera europea”, al di fuori della peculiarità americana. Ciascuna griglia interpretativa ha il suo merito, ma nessuna ha saputo offrire una spiegazione davvero esaustiva del problema. Dal mio punto di vista, il neoconservatorismo può essere definito propriamente come l’ideologia politica che è alla base del movimento neoconservatore statunitense. Il Verbo neocon nasce nella seconda metà degli anni sessanta in ambienti non conservatori ed è il frutto del profondo ripensamento operato da alcuni intellettuali dei temi cari alla sinistra non comunista verificatosi negli Stati Uniti una decina di anni addietro. Proponendosi, per bocca stessa dei suoi fondatori ed epigoni, come il pensiero politico che rispecchia nel modo più nobile l’essenza della civiltà occidentale, il neoconservatorismo si prefigge come massimi obiettivi: 1) la difesa della democrazia liberale e capitalista da attacchi interni ed esterni nei Paesi ove essa sia già stata instaurata; 2) la sua estensione alle aree del mondo in cui essa non sia operativa. In quanto progetto politico con aspirazioni globali, il neoconservatorismo deve essere iscritto fra le teorie politiche radicali o utopistiche. Occorre, in seconda analisi, separare il movimento neocon, da riferirsi geograficamente agli Stati Uniti d’America o al limite anche alla Gran Bretagna, da una ancora non ben definita attitudine, un certo modo di pensare il mondo ed il proprio ruolo nel mondo che il neoconservatorismo condivide almeno in parte con altre forme di pensiero politico radicale per come si sono manifestate in ambienti sia cronologicamente antecedenti alla formazione del movimento (il puritanesimo nel Seicento inglese e nei primi decenni del Settecento americano), come anche non anglosassoni (si pensi ai bolscevichi russi). Riguardo la causa primaria del successo del neoconservatorismo negli Stati Uniti, io credo si sia trattato di un caso andato a buon fine di innesto, proprio del tipo di quelli che si inducono in agricoltura. Infatti le idee e le argomentazioni di fondo sostenute dai primi neocons, seppur provenienti in larghissima misura da un ambiente religioso e politico differenti da quelli dominanti negli Stati Uniti (cristianesimo protestante e liberalismo), si sono armonicamente inserite con i filoni principali di politica estera ed interna americana. Ho quindi portato a termine la ricerca delle condizioni che hanno reso possibile la buona riuscita di questo innesto. Per comprendere non solo i caratteri dell’eccezionalismo americano ma anche il nostro presente.

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3 INTRODUZIONE Mi propongo di rendere pensabile quello che a molti è apparso un paradosso, un assurdo. Durante gli anni sessanta del Novecento una corrente di pensiero principalmente composta da cittadini di origine non americana, che nel corso dei vent’anni precedenti aveva partecipato al dibattito politico da posizioni vicine alla tradizione del socialismo rivoluzionario, ha conquistato l’egemonia culturale negli Stati Uniti d’America. Dalla prima metà degli anni ottanta ad oggi i neoconservatori sono stati perfino capaci di far eleggere due Presidenti, i repubblicani Ronald Reagan e George W. Bush. Oggi, come venti anni fa, gli americani non sono tutti neoconservatori, eppure la grande maggioranza di essi, a differenza degli europei, comprende bene il loro ragionare. Inoltre, quando il loro programma di politica interna ed estera, sempre lo stesso nelle sue linee essenziali (l’esempio più palese lo si è avuto durante le ultime elezioni presidenziali), viene sottoposto al vaglio dell’elettorato statunitense c’è da aspettarsi che ne catalizzi l’approvazione maggioritaria. A dire il vero si tratta di un problema che interessa soprattutto noi europei, così attenti ai significati pratici che dicotomie come Destra/Sinistra o conservatorismo/progressismo suggeriscono. Da un lato, il politologo o il filosofo politico europeo è irritato ed insospettito (a ragione) dalla disinvoltura con cui gli autori neoconservatori passano da espressioni care al bagaglio culturale della sinistra rivoluzionaria ad altre degne del più gretto dei conservatori. Viceversa, il cittadino medio europeo formula un proprio giudizio di valore generalmente critico tenendo a mente il disprezzo che ogni neoconservatore mostra nei riguardi delle Organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, del multilateralismo e del diritto internazionale. Immaginiamo ora, tralasciando le posizioni di entusiastica adorazione di chi supporta il neoconservatorismo in USA come anche in Europa, una linea retta che da sinistra verso

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