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Leopardi e Nietzsche: dolore ed accettazione di sé

Informazioni tesi

  Autore: Bruno Ceravolo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Riccardo Dottori
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 222

Lavoro minuzioso, preciso e circostanziato del rapporto a distanza tra Giacomo Leopardi e Friedrich Nietzsche, visti sotto il comune punto di vista della vita come "naturale ex-istere legato al consustanziale dolore". Ma entrambi, fuori dall'ottica consueta e fuorviante, sono accomunati nell'identificazione della gioia della vita, e del cambiamento radicale della concezione: la vita è profondo caos senza senso, Dionisiaca accettazione del nulla dell'esistenza, ma può essere vissuta con goia se la comprendiamo ed accettiamo pienamente, capovolgendo (Umwertung) il senso di dolore apparente. La vita è non senso doloroso: per questo dobbiamo viverla con gioia...dal nulla, alla vita..dal dolore, al sorriso amaro..dionisiaco e poetico...

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4 INTRODUZIONE : Leopardi e Nietzsche Leopardi e Nietzsche : decidere di inoltrarsi nell’analisi del profondo pensiero di questi due pensatori, fino a confrontarli ed accostarli, significa addentrarsi in un universo affascinante ed unico, ma, nello stesso tempo, complicato e pericoloso. Avventurarsi in un’indagine speculativa sull’opera artistica dei nostri due filosofi/poeti/pensatori significa, contemporaneamente, fare la conoscenza con due universi profondi e tragici, geniali ed innovativi, affascinanti e pericolosamente articolati. Sin dalle prime uscite delle loro opere, diversi critici hanno pienamente compreso di trovarsi di fronte a due autori non classici, né sistematici, né prevedibili : ai loro occhi si presentava già l’idea di due freier Geist innovativi, geniali e profondamente tragici e reali. La loro arte, mista di tragicità greca, di sottile ironia, di stile classico e di profondità incomparabile, apparve già fin troppo innovativa e sciolta da qualsiasi possibilità di essere incatenata in schemi rigidi. Quindi, proprio per questa loro geniale originalità artistica, inattuale a quel tempo come adesso, inoltrarsi nell’indagine artistica di Leopardi e Nietzsche, ed accostarli, rappresenta una sfida affascinante ed inusuale, bellissima e pericolosa 1 . Tuttavia, il presente lavoro ha come tematica il confronto/parallelo tra gli universi sottili dei pensieri dei due pensatori, con le loro peculiarità, i loro pensieri più marcatamente affini, ed il loro comune cammino artistico verso la vita. L’intenzione finale del presente lavoro sarà quella di sottolineare come il percorso artistico dei due pensatori viaggi parallelo verso un fine ed una fine comune, vale a dire la vittoria conclusiva e perentoria della vita sulla negazione dell’esistenza, cioè l’accettazione piena e totale del divenire esistenziale, invece della rinuncia a tutto ciò che è vita. Il vibrante pensiero leopardiano e nietzscheano, quindi, tende profondamente alla pienezza della vita, alla ricerca della felicità temporanea che annienti il nihil, alla ricerca continua del desiderio e dell’amore per la speranza, illusioni che combattono la “malattia mortale” della disperazione. Il parallelo percorso analitico/artistico dei due autori, tuttavia, ha origine dal comune presupposto della presa di coscienza pienamente tragica che l’esistenza umana si pervasa di sofferenza e dolore, cioè che tutto l’ex-istere incessante dell’uomo sia dominato e fondato su un unico pilastro, immortale ed infrangibile, l’infelicità, il concetto greco di Σ ∆ Τ Η Λ α Θ. 1 Cfr. A. G. SABATINI, “Nietzsche e Leopardi”, in “Leopardi e il pensiero moderno”, a cura di C. FERRUCCI, Milano, Feltrinelli, 1989; pag. 173 : “Il caso del rapporto o raffronto tra Leopardi e Nietzsche è di quelli che può affascinare qualunque interprete di Nietzsche, ma che, alla fine, può rappresentare una pericolosa trappola”;

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