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Le emozioni nell'invecchiamento : una prospettiva sociorelazionale

Informazioni tesi

  Autore: Anna Leonardi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia dello sviluppo e dell'educazione
  Relatore: Lina Pezzuti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 135

Gli argomenti al centro di questo studio compilativo sono le emozioni nell’invecchiamento non patologico. In questo ambito viene dato particolare rilievo alla prospettiva sociorelazionale.
Può sembrare azzardato il mio tentativo di conciliare argomenti e discipline dall’impostazione antitetica. Ma questo avvicinare ottiche di studio differenti (sia oggettive sia soggettive) si prefigge lo scopo di presentare la PSICOGERONTOLOGIA come trait d’union fra scienze biologiche, umanistiche, sociali.
La peculiare impostazione prospettata in questa Tesi mira a mettere in rilievo il viraggio verso interpretazioni che si accostano all’essere umano nel tentativo di comprenderlo nella sua interezza, senza trascurare, per altro, gli aspetti più specifici.
In queste pagine l’attenzione è focalizzata sull’età senile: l’anziano, il vecchio, l’essere umano al termine della sua esistenza. E’ bene ricordare che il cambiamento, lo sviluppo, la capacità di adattamento proseguono lungo tutto il corso dell’esistenza.
Questa Tesi prende in considerazione gli studi che segnalano il lento, inesorabile decremento del livello emotivo/cognitivo; inoltre presta attenzione al graduale ridimensionamento e alle inevitabili limitazioni che gli anni portano con sé. Ma le ricerche si orientano di preferenza sulle emozioni, i sentimenti, i ricordi che, agganciati all’aspetto cognitivo, permangono, si arricchiscono, alimentano, danno calore ad ogni età della vita (Erikson, Jung, P.Baltes, Carstensen, Labouvie-Vief, Blanchard Fields ... ).
La prospettiva sociorelazionale delle emozioni nell’invecchiamento costituisce la parte centrale della Tesi che qui presento.
Nelle emozioni si individuano funzioni intraorganiche di movimento verso il Sé, ma anche funzioni interpersonali di apertura all’altro, di apprendimento culturale, di condivisione sociale. Le emozioni sociali, legate all’interazione umana e al contesto ambientale in cui si formano e si manifestano, contribuiscono non solo al processo di socializzazione, ma anche al modellamento della vita emotiva, intima, di ogni individuo.
Nella prospettiva della Cognizione sociale (Blanchard Fields) l’emozione è intesa come informazione: è la molla che fa partire l’elaborazione cognitiva, dà inizio alle modalità per interpretare la realtà e sceglie le strategie più adatte per affrontarla. Gli anziani si differenziano in questo dai giovani.
Per la Carstensen si assiste a un paradosso: il funzionamento emotivo nelle persone di una certa età continua a progredire e a migliorare, mentre in altri domini (quale il cognitivo), si registrano declino e defaillances crescenti. Questa discordanza viene spiegata dalla Teoria della Selettività Socioemotiva che approfondisce la diversa percezione dello scorrere del Tempo. D questo derivano variazioni nel Sé, nella finalità, nella gerarchia dei valori, nella composizione e nella qualità delle reti sociali, nella regolazione delle emozioni, nella conoscenza del mondo e nel rapporto con gli altri. Chi prospetta di fronte a sé poco tempo ancora da vivere, come solitamente accade ai vecchi, preferisce approfondire l’esperienza emotiva interiore e coltivare quella con pochi intimi.
Per i Costruttivisti le emozioni sono azioni sociali interiorizzate, apprese nel contesto di vita. Infatti, la nascita delle emozioni è legata ai valori concordati, all’apprendimento, al linguaggio. Possono nascere nuove emozioni da comunicare agli altri.
In questo ambito si collocano i racconti dei vecchi che narrano e reinventano la propria esistenza.

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Preview Definire le emozioni è problematico perché non sono un fenomeno esclusivamente psicologico. La complessità è data dal coinvolgimento di reazioni neurologiche, fisiologiche, psicologiche, comportamentali, motivazionali, sociosituazionali, storicoculturali e tanto altro ancora. Tale plurifattorialità fa dell’emozione un oggetto di studio dai confini non ben definiti. Infatti si attribuisce a cause differenti il sorgere di questo fenomeno, a seconda dell’ottica di indagine prescelta. Paul Kleinginna e Anne Kleinginna propongono una definizione sufficientemente onnicomprensiva. “Emotion is a complex set of interactions among subjective and objective factors, mediated by neural/hormonal systems, which can (a) give rise to affective experiences such as feeling of arousal, pleasure/displeasure; (b) generate cognitive processes such as emotionally relevant perceptual effects, appraisals, labeling processes; (c) activate widespread physiological adjustment to the arousing conditions; and (d) lead to behaviour that is often, but not always, expressive, goal-directed and adaptive”. (1981, p.355 ). Una classificazione molto ampia sulla natura delle emozioni è quella che le distingue in primarie (fondamentali, innate, differenziali, discrete) non ulteriormente scomponibili e secondarie (complesse, apprese, componenziali) oppure miste. Le prime si innescano in modo automatico, spontaneo, immediato e originano da conoscenza di carattere implicito; le seconde necessitano di attivazione fisiologica abbinata a quella cognitiva (accessibile a ulteriori elaborazioni da parte delle funzioni superiori del cervello) e danno luogo a conoscenza esplicita di vario tipo. Ancora oggi le contrapposizioni sono forti fra gli studiosi. Il quadro di riferimento per lo studio delle emozioni sociorelazionali negli anziani è interdisciplinare e si volge, di preferenza, alle emozioni complesse, pluridimensionali che inglobano modelli di comportamento socialmente condivisi. Tali emozioni sono componenziali perché risultanti di più dimensioni. Il loro sorgere e svilupparsi non è la conseguenza esclusiva di schemi di risposta legati a elementi innati, ma è soprattutto effetto dell’apprendimento individuale e dell’assunzione di modelli di comportamento socialmente condivisi, a seconda dei codici culturali dell’ambiente in cui si vive. Le emozioni, infatti, sono universali ma, al tempo stesso, variano in relazione al contesto (Galati, 1993, 2002).

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