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Il linguaggio musicale in Stanley Kubrick: ricerca di una metodologia

Sono numerosi nel mondo i testi incentrati sull’opera di Stanley Kubrick. Altrettanto è avvenuto per i grandi maestri della pittura, della musica e della letteratura, i capostipiti di nuovi stili che oltre ad essere stati seguiti da numerosi emuli e prosecutori, hanno trovato suggello in svariate monografie ed analisi incentrate sulla loro opera. Se ancora oggi non suscita meraviglia trovarsi di fronte alla pubblicazione di nuove interpretazioni sulla musica di Wolfgang Amadeus Mozart, o di ulteriori chiavi di lettura della Divina Commedia di Dante Alighieri, ciò è dovuto alla incommensurabile ricchezza e singolarità delle loro creazioni. Poliedrica è la fattura di ogni capolavoro, ed incalcolabile la quantità di interpretazioni che su di essi possono essere postulate.
Forse i tempi sono maturi per apprezzare a tale livello l’eredità cinematografica lasciataci da Stanley Kubrick, e considerando il così breve tempo trascorso dalla divulgazione delle sue opere, si può ben intuire che i testi dedicati al grande regista americano sono destinati ad aumentare ulteriormente.
Non ho la presunzione di porre l’accento esclusivo su un aspetto che già da altri prima di me è stato considerato rilevante nella filmografia kubrickiana: il linguaggio musicale. Ritengo, però, che questo argomento non sia stato approfondito come meriterebbe, essendo stato circoscritto esclusivamente alla contestualizzazione dei film presi in esame, ed affrontato mediante i non esaustivi strumenti analitici della critica cinematografica.
Partendo dai primi documentari e giungendo ai film preminenti dell’autore, scopo di questa tesi è stato quello di individuare la maturazione di un linguaggio musicale personale del regista raggiunto con i film della piena maturità. Essi sono stati perciò analizzati ponendo le musiche come fulcro principale, giungendo alla conclusione che i film più importanti siano stati prevalentemente concepiti, o quanto meno elaborati, in funzione di esse. Queste opinioni sono motivate dalla analisi di ogni singolo tema musicale (originali e non) e dall’approfondimento biografico dei singoli compositori.
Motivi quantitativi legati alla vastità di una simile analisi comparata, mi hanno indotto a prendere in considerazione nove dei tredici film di Stanley Kubrick, dal primo “Fear and desire”, fino ad “Arancia meccanica”, sufficienti comunque ad individuare la metodologia e lo stile riscontrati. L’importanza degli ultimi due film presi in esame, “2001:Odissea nello spazio” ed il suddetto “Arancia meccanica”, ha determinato la scelta di dedicare un capitolo intero ad ognuno di essi. L’esclusione in questa tesi dei successivi “Barry Lyndon”, “Shining”, “Full metal jacket” e “Eyes wide shut” è perciò obbligata e non intenzionale; in essi, infatti, è riscontrabile perfetta coerenza e continuità con il metodo musicale dei film approfonditi in questa sede.
Se tanto è stato detto e scritto su Stanley Kubrick, ciò non toglie che si possa riaffrontare un’analisi dei suoi capolavori guardandoli come se fosse la prima volta, dimenticando quanto è stato espresso e scritto. Su questo presupposto ho scritto questa tesi confidando nel fatto che chi la leggerà la valuti con un analogo atteggiamento.

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V PREFAZIONE Sono numerosi nel mondo i testi incentrati sull’opera di Stanley Kubrick. Altrettanto è avvenuto per i grandi maestri della pittura, della musica e della letteratura, i capostipiti di nuovi stili che oltre ad essere stati seguiti da numerosi emuli e prosecutori, hanno trovato suggello in svariate monografie ed analisi incentrate sulla loro opera. Se ancora oggi non suscita meraviglia trovarsi di fronte alla pubblicazione di nuove interpretazioni sulla musica di Wolfgang Amadeus Mozart, o di ulteriori chiavi di lettura della Divina Commedia di Dante Alighieri, ciò è dovuto alla incommensurabile ricchezza e singolarità delle loro creazioni. Poliedrica è la fattura di ogni capolavoro, ed incalcolabile la quantità di interpretazioni che su di essi possono essere postulate. Forse i tempi sono maturi per apprezzare a tale livello l’eredità cinematografica lasciataci da Stanley Kubrick, e considerando il così breve tempo trascorso dalla divulgazione delle sue opere, si può ben intuire che i testi dedicati al grande regista americano sono destinati ad aumentare ulteriormente. Se perciò può lasciare perplessi l’utilità di un ennesimo testo incentrato sui film di Stanley Kubrick, intendo precisare le motivazioni che mi hanno indotto a questa scelta, e delineare la prospettiva sotto cui ho impostato la mia analisi. Il rischio che si corre nell’addentrarsi in argomenti già affrontati è quello di ricalcare pedissequamente un’intuizione già avuta da altri, una “scoperta” già proposta, producendo un’analisi sterile ed inconcludente. L’unico modo per non incappare in questo errore è focalizzare l’attenzione e l’esame su un aspetto particolare del

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Luca Cacciatore Contatta »

Composta da 208 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.