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Lo status e la sicurezza del personale delle operazioni di peace-keeping delle Nazioni Unite

Informazioni tesi

  Autore: Marco Emilio Chiapusio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Edoardo Greppi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 646

SINTESI DELLA TESI DI LAUREA
(Lo Status e la Sicurezza del Personale delle Operazioni di Peace-Keeping delle Nazioni Unite)


La fine della “guerra fredda” ha costituito un punto di svolta nell’evoluzione delle operazioni militari stabilite dall’ONU o da essa autorizzate.
Non solamente le operazioni di mantenimento della pace si sono moltiplicate, ma gli stessi mandati si sono costantemente ampliati. Inoltre un numero crescente di operazioni è stato intrapreso nel contesto dei conflitti armati non internazionali, sovente senza che il consenso di tutte le parti in causa fosse interamente acquisito.
Ed è in questo contesto che le operazioni di mantenimento della pace hanno incontrato un’opposizione sempre più marcata ed il personale delle Nazioni Unite ed il personale associato sono stati fatti oggetto di aggressioni multiple. Gli avvenimenti accaduti in Bosnia ne offrono ancora regolarmente una triste testimonianza. Questa situazione ha ugualmente condizionato lo stesso lavoro delle Organizzazione non governative (NGO) a carattere umanitario e la stessa sicurezza del loro personale impegnato nelle zone in conflitto.
Per far fronte a questa evoluzione, la maggior parte delle azioni militari coercitive ha dovuto essere condotta direttamente da forze delle Nazioni Unite, od essere autorizzata dal Consiglio di Sicurezza sulla base del Capitolo VII della Carta dell’Organizzazione, al fine di permettere la realizzazione degli obiettivi previsti tramite specifiche operazioni di mantenimento della pace. La creazione, in tempi molto ristretti, di una forza di reazione rapida con i compiti di proteggere ed assistere i “caschi blu” in Bosnia è un’altra misura volta al medesimo scopo.
Parallelamente, l’ONU si è preoccupata di assicurare la sicurezza del proprio personale, e del personale associato, tramite un nuovo strumento giuridico: la “Convention sur la sécurité du personnel des Nations Unies et du personnel associé “.
In sé stessa, l’adozione rapida , in seno alle Nazioni Unite, di una convenzione il cui soggetto è stato causa di numerose controversie, pare essere di per sé un successo ( PARTE PRIMA della presente tesi).
In più, la Convenzione definisce e tipicizza in quanto a fattispecie un certo numero di infrazioni contro il personale delle Nazioni Unite ed il personale associato, stabilisce un regime di repressione delle suddette infrazioni da parte degli stati membri e prevede un regime di cooperazione internazionale mirante a facilitare la repressione delle medesime. Queste misure dovranno, questo il loro scopo, contribuire ad assicurare una migliore protezione del personale delle Nazioni Unite e del personale associato( PARTE SECONDA).
Inoltre, l’efficacia del regime di protezione creato ex novo dalla convenzione rimane ostacolato da un discreto numero di ambiguità che concernono principalmente il suo campo d’applicazione. Queste ambiguità interferiscono nei reciproci rapporti fra la medesima ed il Diritto Internazionale Umanitario (PARTE TERZA).
Alcune tematiche particolari entrano poi in gioco in particolari momenti/settori delle operazioni di mantenimento della pace o costituiscono sviluppi/approfondimenti di quanto affermato dalla Convenzione stessa; essi a rigor di logica avrebbero dovuto essere sviluppati direttamente nei capitoli in cui vengono richiamati, ma per motivi di sistematicità sono stati raccolti in un capitolo “specificativo” e di approfondimento (PARTE QUARTA).
Nel lavoro viene inoltre fatto espresso riferimento a problematiche e caratteristiche dei contingenti italiani (pur non mancando mai lo sguardo comparatista alle realtà degli altri Stati), quali missioni cui hanno partecipato, manuali militari, addestramento, regole d’ingaggio, struttura del comando, problematiche delle operazioni di peace-keeping sia a livello internazionale(responsabilità internazionale, poteri del contingente in missione, risarcimenti/indennizzi per morti/feriti,…) che di diritto interno (compatibilità costituzionale sia del peace-keeping in sé che delle specifiche operazioni, autorizzazione, istituzione e cessazione di un’operazione, partecipazione ad operazioni multinazionali,…) sia per un certo qual spirito nazionalista e sia per la notevole difficoltà nel reperire i materiali ( sovente rapporti interni e documenti militari di difficile accesso per i “civili”, nonché raccolti in sedi estere come Ginevra, New York, Vienna, Strasburgo, etc.).
A corredo del lavoro vengono aggiunti i documenti cui si fa riferimento nonché quelli che possano essere utili ad avere una migliore visuale d’insieme dei temi connessi alla sicurezza ed allo status del personale delle Nazioni Unite ( come lavori preparatori, precedenti, accordi modello, etc.) (APPENDICE DOCUMENTARIA).






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9 Premessa La fine della “guerra fredda” ha costituito un punto di svolta nell’evoluzione delle operazioni militari stabilite dall’ONU o da essa autorizzate. Non solamente le operazioni di mantenimento della pace si sono moltiplicate, ma gli stessi mandati si sono costantemente ampliati. Inoltre un numero crescente di operazioni è stato intrapreso nel contesto dei conflitti armati non internazionali, sovente senza che il consenso di tutte le parti in causa fosse interamente acquisito 1 . Ed è in questo contesto che le operazioni di mantenimento della pace hanno cozzato contro un’opposizione sempre più marcata ed il personale delle Nazioni Unite ed il personale associato sono stati fatti oggetto di aggressioni multiple. Gli avvenimenti accaduti in Bosnia ne offrono ancora regolarmente una triste testimonianza. Questa situazione ha ugualmente condizionato lo stesso lavoro delle Organizzazione non governative (NGO) a carattere umanitario e la stessa sicurezza del loro personale impegnato nelle zone in conflitto. 1 Cfr. Claude Emanuelli, Les actions militaires de l’ONU et le droit international humanitaire, Montréal, Wilson & Lafleur, 1995, pp. 12 e seguenti.

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