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Traduzione di "Agar" di Albert Memmi

Marie, francese d’Alsazia e il narratore, tunisino, si conoscono a Parigi durante gli studi, decidono di sposarsi e di andare a vivere in Tunisia. Lo scontro tra le due culture, quella cattolica e occidentale di lei e quella ebraica e maghrebina di lui è inevitabile, e avviene sin dall’inizio della loro vita insieme. Marie ha difficoltà ad adattarsi tanto al clima quanto agli abitanti del paese, con le loro usanze arretrate, la loro ingenuità e le loro superstizioni. Lei, a sua volta, è rifiutata dalla Comunità perché è straniera e suo marito non è in grado né di proteggerla, né di aiutarla. Egli è diviso tra Marie, che non fa grandi sforzi per adattarsi, e i suoi, che trova lui stesso arretrati, ignoranti e così ostinati a seguire le loro antiche tradizioni, ma dai quali non sarà mai capace di staccarsi completamente. Nonostante la nascita del primo figlio, che è causa per i due protagonisti di nuovi conflitti interiori, i due si chiudono sempre più in se stessi e finiscono per ritrovarsi soli. Il matrimonio è destinato a fallire, perché essi mancano di coraggio e di libertà interiore, come afferma lo stesso Memmi. Ma Agar non vuole essere una condanna dell’unione mista, è soltanto una storia, un esempio da cui trarre consiglio su come non si deve affrontare il matrimonio, se si vuole riuscire.
Agar può essere considerato la continuazione del primo romanzo La Statua di sale, in cui l’autore aveva preso coscienza delle difficoltà della convivenza tra cultura occidentale e cultura maghrebina, e suggerisce perciò il matrimonio misto come possibile soluzione, come l’unico modo per superare tutte le barriere.

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2 INTRODUZIONE ALL’OPERA DI ALBERT MEMMI Per poter analizzare e comprendere l’opera di Albert Memmi è di fondamentale importanza fare riferimento al contesto storico, sociale e letterario in cui l’autore ha operato, tenendo conto in particolare di due elementi che l’hanno influenzato, sia come uomo che come scrittore: la sua condizione di indigeno in un paese colonizzato e di ebreo in terra maghrebina. Nel 1956 la Tunisia, Protettorato francese sin dal 1881, ottiene senza grandi difficoltà l'indipendenza dalla Francia 1 . Da allora i rapporti con questo paese sono stati improntati a cordialità e cooperazione, e la Tunisia può essere considerata il più "occidentale" dei paesi del Maghreb, soprattutto per le scelte adottate nel settore economico. Quando Albert Memmi nasce a Tunisi alla fine del 1920, il Protettorato francese si è già solidamente installato nel paese e la società locale, varia e cosmopolita, è fortemente gerarchizzata. In cima alla piramide i colonizzatori godono di notevoli privilegi e incutono timore e rispetto; le comunità minori di maltesi e italiani, benché molto più povere, beneficiano di alcuni vantaggi secondari, che difendono gelosamente. La larga base della piramide è costituita dagli autoctoni, sfruttati e privati di ogni diritto. In tutta l'Africa del Nord questa base di autoctoni è costituita da due comunità, che convivono da millenni; quella arabo-musulmana è senz'altro più consistente, mentre quella ebraica è più antica 2 . Come dimostra lo stesso Memmi in un saggio intitolato Juifs et Arabes (1974), i rapporti tra le due comunità non sono affatto buoni. L'arrivo dei francesi alla fine del XIXº secolo sembra portare qualche miglioramento alla situazione. In Algeria gli ebrei vengono naturalizzati grazie ai decreti Crémieux e le naturalizzazioni si moltiplicano anche in Tunisia e in Marocco. Le comunità locali si aprono alla civiltà e alla cultura occidentale e i giovani frequentano scuole francesi. 1 Cfr. Enciclopedia Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1981, aggiornamento «Anni Cinquanta». 2 Cfr. Guy Dugas, Albert Memmi écrivain de la déchirure, Québec, Canada, Naaman, 1984, p. 11.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scuola sup. di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori

Autore: Chiara Ceratto Contatta »

Composta da 183 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.