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Ruolo del fisioterapista nella stroke unit

Stroke Unit è il reparto ufficialmente riconosciuto dal Ministero della Sanità per la diagnosi precoce e il trattamento dell’ictus, patologia che rappresenta in Italia la terza causa di morte ed un elevato grado di disabilità residua.
All’interno di tali strutture opera un team multidisciplinare altamente specializzato formato da medici (neurologi), fisioterapisti, infermieri professionali ed altri consulenti il cui target è garantire un’assistenza personalizzata i cui vantaggi si misurano in termini di riduzione della mortalità, dell’incidenza delle complicanze, della durata media di degenza e del tasso di soggetti istituzionalizzati. La sopravvivenza di tali pazienti è direttamente proporzionale alla possibilità di ridurre nell’immediato decorso post-ictale le patologie intercorrenti. L’ictus è un’emergenza medico-chirurgica e come tale risulta fondamentale la precocità dell’intervento effettuata fin dalle prime ore dell’insorgenza dello stroke.
Ruolo del fisioterapista è promuovere uno sviluppo intrinseco ed estrinseco (recupero funzionale); prevenire l’immobilità; facilitare la comparsa di movimenti volontari; inibire la spasticità e insegnare strategie adattive finalizzate a migliorare la capacità del soggetto nel rapportarsi con l’ambiente; tutto questo attraverso una adeguata e corretta educazione posturale; ad un corretto uso di ausili e presidi; ad una mobilizzazione precoce; ad una corretto training respiratorio ed infine all’utilizzo di metodiche neuroriabilitative più complesse. E’ necessario osservare come sia la mobilizzazione passiva precoce che la ricerca di adeguate posture per il fisioterapista non significano solo prevenzione delle problematiche da allettamento ma veri e propri espedienti riabilitativi.

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3 EPIDEMIOLOGIA Dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, in Italia l’ictus è la terza causa di morte (10- 12% di tutti i decessi). L’ictus ischemico rappresenta la forma più frequente di stroke (80% circa), mentre le emorragie intraparenchimali sono tra il 15% ed il 20% e le emorragie subaracnoidee circa il 3%. L’ictus ischemico colpisce prevalentemente soggetti con età media superiore a 70 anni, più spesso uomini che donne, ove i maschi mostrano un tasso di incidenza di 1,25 rispetto alle donne, ma poiché queste sopravvivono più a lungo, la mortalità annua per ictus vede prevalere il sesso femminile. L’ictus emorragico intraparenchimale colpisce soggetti leggermente meno anziani, sempre con lieve prevalenza per il sesso maschile; l’emorragia subaracnoidea colpisce più spesso soggetti di sesso femminile, di età media sui 50 anni circa. La mortalità acuta (30 giorni) dopo ictus è pari a circa il 20% mentre quella ad un anno ammonta al 30% circa; le emorragie (parenchimali e sub-aracnoidee) hanno tassi di mortalità precoce più alta (30% e 40% circa dopo la prima settimana; 50% e 45% ad un mese). L’incidenza dell’ictus aumenta progressivamente con l’età raggiungendo il valore massimo negli ultra ottantacinquenni. Ogni anno si verificano in Italia circa 194.000 ictus, di cui l’80% sono nuovi episodi (155.000) e il 20% recidive, che colpiscono soggetti già precedentemente affetti (39.000). Si calcola che l’evoluzione demografica porterà, in Italia, se l’incidenza rimane costante, ad un aumento dei casi di ictus, che nel 2008 saranno 207.000 circa, di cui l’80% nuovi episodi e il 20% recidive. La sopravvivenza è direttamente proporzionale alla possibilità di ridurre nell'immediato decorso post-ictale le patologie intercorrenti.

Tesi di Laurea

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Francesco Rullo Contatta »

Composta da 138 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 16036 click dal 29/09/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.