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L'inserimento dei giovani al lavoro

Informazioni tesi

  Autore: Manuela Cosenza
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Paolo Pascucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 293

La disoccupazione giovanile, nel nostro paese, è drammaticamente elevata e proprio per tale motivo il legislatore ha posto in essere un quadro di politiche attive, dirette a facilitare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, percorrendo un duplice binario teso, da un lato, ad offrire incentivi alle imprese onde incrementare la domanda e, dall’altro, a qualificare l’offerta di lavoro. Così sono state riviste le tradizionali tipologie contrattuali, quali l’apprendistato e il contratto di formazione, si sono intensificati gli oneri formativi a carico dei datori di lavoro e sono stati introdotti ulteriori strumenti che permettono al giovane di usufruire di esperienze lavorative in azienda, pur senza l’instaurazione di veri e propri contratti di lavoro subordinato, cioè i tirocini formativi e di orientamento.
Nel presente lavoro, questi strumenti di politica attiva sono stati individuati ed esaminati separatamente al fine di averne una visione completa, percepirne le caratteristiche, metterne in luce le affinità e le differenze.
L’elaborato si divide in due parti: nella prima, a carattere generale, si è tracciata, per sommi capi, l’evoluzione storica e legislativa della cosiddetta “questione giovanile”, si sono individuati i soggetti, alla luce delle trasformazioni economico-sociali del secondo dopoguerra nonché dei principi dello Stato repubblicano sanciti nella Costituzione, i quali hanno investito il significato del lavoro minorile e femminile, e, di seguito modificato il fine stesso di una legislazione speciale per i giovani e le donne. Infine, si è esaminata la componente “formazione professionale” che, specie in seguito all’innovazione tecnologica, ha assunto un ruolo strategico fondamentale nell’ambito della lotta alla disoccupazione giovanile.
Ultimo aspetto del problema “formazione”, analizzato nella prima parte dell’elaborato riguarda l’esigenza di superare la distanza, ancora oggi esistente, tra il mondo del lavoro e la scuola con il conseguente riferimento alle riforme che sinora si sono mosse in questa direzione.
Nella seconda parte, a carattere specifico, sono state esaminate alcune fattispecie di rapporti di lavoro, accomunate dalla particolare funzione di favorire l'ingresso nel mercato del lavoro di soggetti in età giovanile. Ciò mediante la valorizzazione dell'aspetto relativo alla formazione professionale del lavoratore ed il riconoscimento alle imprese di agevolazioni ed incentivi di diversa natura.
Si tratta delle seguenti tipologie:
- contratto di formazione e lavoro
- contratto di apprendistato
- tirocini formativi e di orientamento
Infine, l'ultimo capitolo è stato dedicato alla recente riforma del mercato del lavoro, già prevista nel Libro bianco del Ministro Maroni (ottobre 2001), ma realizzata effettivamente con l'entrata in vigore dei decreti di attuazione della Legge delega (c.d. Legge BIAGI) n.30 del febbraio 2003. Una riforma che ha per diversi aspetti innovato la disciplina vigente in materia di rapporti a contenuto formativo e che si pone in stretta correlazione con la riforma Moratti sull'obbligo di istruzione (n.53 del 2003). Le principali novità riguardano:
- l'individuazione di tre diverse tipologie di apprendistato;
- la sostituzione dei contratti di inserimento ai contratti di formazione
- l'introduzione del tirocinio estivo.

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I INTRODUZIONE La disoccupazione giovanile, nel nostro paese, è drammaticamente elevata e proprio per tale motivo il legislatore ha posto in essere un quadro di politiche attive, dirette a facilitare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, percorrendo un duplice binario teso, da un lato, ad offrire incentivi alle imprese onde incrementare la domanda e, dall’altro, a qualificare l’offerta di lavoro. Così sono state riviste le tradizionali tipologie contrattuali, quali l’apprendistato e il contratto di formazione, si sono intensificati gli oneri formativi a carico dei datori di lavoro e sono stati introdotti ulteriori strumenti che permettono al giovane di usufruire di esperienze lavorative in azienda, pur senza l’instaurazione di veri e propri contratti di lavoro subordinato, cioè i tirocini formativi e di orientamento. Nel presente lavoro, questi strumenti di politica attiva sono stati individuati ed esaminati separatamente al fine di averne una visione completa, percepirne le caratteristiche, metterne in luce le affinità e le differenze. L’elaborato si divide in due parti: nella prima, a carattere generale, si è tracciata, per sommi capi, l’evoluzione storica e legislativa della cosiddetta “questione giovanile”, si sono individuati i soggetti, alla luce delle trasformazioni economico-sociali del secondo dopoguerra nonché dei principi dello Stato repubblicano sanciti nella Costituzione, i quali hanno investito il significato del lavoro minorile e femminile, e, di seguito modificato il fine stesso di una legislazione speciale per i giovani e le donne. Infine, si è esaminata la componente “formazione professionale” che, specie in seguito all’innovazione tecnologica, ha assunto un ruolo

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