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Non aprite quelle porte - Il cinema horror rurale americano degli anni settanta

Informazioni tesi

  Autore: Marco Magni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Franco La Polla
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 186

All’interno del new horror è distinguibile un nutrito filone che si caratterizza per l’ambientazione rurale. I cosidetti “rural gothic” o “meat movie” hanno come protagonisti violenti bifolchi di campagna, famiglie di macellai e psicopatici rurali regrediti ad uno stadio primitivo. Il film paradigma di questo filone è Non Aprite Quella Porta. La struttura narrativa di questi film si ripete in base ad un solido modello. La vicenda inizia con il viaggio di un gruppo di giovani che viene interrotto quando questi incontrano il male, sotto la forma di un autostoppista o del gestore di un motel o autogrill. A seguito di questo incontro, i giovani vedono o scoprono qualcosa che non dovrebbero e per questo vengono inseguiti e uccisi uno a uno. Lo scontro basilare inscenato da queste pellicole è quello tra i giovani, alternativi e rappresentanti i nuovi ideali della controcultura, e i “redneck”, bifolchi ignoranti e malvagi. E’ lo scontro tra i nuovi valori che tentano di avanzare e gli antichi valori tradizionali su cui si è fondata l’America. E’ una guerra civile in cui a soccombere sono gli hippies, metafora di quello che avverrà nella realtà con la crisi del movimento e il riflusso che porterà allo yuppismo degli anni Ottanta, ma anche i “redneck”, costretti a sparire a causa dell’urbanizzazione serrata e di una continua colonizzazione tecnologica. E’ una lotta che ricorda quella tra cowboy e indiani dove però i “buoni” sono gli indiani mentre i “cattivi” sono i cowboy e i “farmer”, che a causa della crisi economica si sono impoveriti e abbruttiti. Oltre allo scontro generazionale, altre constanti tematiche soggiacenti il filone dei “redneck horror” sono la critica al capitalismo aggressivo, la rappresentazione dell’ossessione tipicamente statunitense per le armi, la critica verso l’istituzione politica e familiare e il cannibalismo. L’antropofagia di queste pellicole rimanda a un paese che si sta autodistruggendo. E’ l’America che mangia sè stessa, metafora nascosta della guerra in Vietnam che ha divorato le vite di molti giovani.
Se le referenze immediate dei “rural gothic” si trovano nel cinema di exploitation degli anni Sessanta, in particolar modo nel gore, e nello psycho-thriller di Hitchcock e dei suoi vari emuli, un genere con cui condivide molto è il road movie. Tutti i “rural gothic” iniziano con un viaggio che viene interrotto. Le figure del motociclista e dell’autostoppista sono due topoi riconoscibili del “redneck horror” ripresi in toto dal road movie. La strada è in queste pellicole la salvezza, ma allo stesso tempo è piena di insidie. La regola da seguire è quella di non fermarsi mai, nè per mangiare in un autogrill nè per dare un passaggio ad uno sconosciuto. Lo spazio si configura in questi film in base alla distopia tra la strada e la fattoria, tra la strada e il paese di campagna. Questa distopia rimanda a quella tra la città e la campagna. La campagna è il luogo di conquiste, dove i coloni sono giunti, hanno massacrato gli indiani e si sono stabiliti difendendo la loro nuova casa con il vecchio e caro Winchester. E’ il luogo archetipale dello spirito dei pionieri. E’ deserto e selvaggio, primitivo e amorale, dove le leggi vengono distorte ed estremizzate a uso e consumo dei villani locali e la proprietà privata è un dogma da non disconoscere. L’errore dei giovani hippies protagonisti è proprio quello di invadere la proprietà privata, di “aprire quella porta”, scoprendo che dietro il solare paesaggio degli stati del Sud si nasconde un orribile segreto.

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ABSTRACT NON APRITE QUELLE PORTE Il Cinema Horror Rurale Americano Degli Anni Settanta di Marco Magni Sessione I - Anno Accademico 2004/2005 Il genere orrorifico ci offre una rappresentazione delle paure della nostra società, rispecchiandone ansie e angosce. Il cinema dell’orrore degli anni Settanta si distingue nettamente rispetto al cinema anteriore per numerose caratteristiche peculiari. Il “new horror” americano risente profondamente della profonda crisi sociale, politica e economica in cui si trovano gli Stati Uniti, costretti a gestire la loro prima grande disfatta militare e lo scandalo del Watergate. Rispetto all’horror classico il new horror punta gli occhi verso l’interno del paese. La minaccia non giunge più da paesi esotici, isole lontane, oscure nazioni dell’Europa dell’Est, o pianeti distanti anni luce ma dall’interno degli States. Il mostro classico viene sostituito dal serial killer, imprendibile ed anonimo. Il contagio, che rende tutti gli uomini potenziali mostri, diviene protagonista. Il male si trova poco distante, dove non ci sarebbe aspettato di trovarlo. Lo si trova in squallidi motel sull’autostrada, in graziose fattorie coloniali rose dal tempo, in ridenti paesi di provincia o nell’ultima casa a sinistra, quella dei nostri vicini all’apparenza affabili e gentili. Le vittime del new horror solitamente sono un gruppo di giovani hippies in vacanza oppure una microcomunità compatta nella lotta contro il male. Verranno decimati e di regola riuscirà a salvarsi unicamente una ragazza, la meno sprovveduta. Lo stile dei new horror è chiaramente riconoscibile. E’ realistico, quasi documentario. Molti film sono stati girati in 16mm con un budget ridotto e oltre a questo l’influenza del cinema veritè e dei reportage giornalistici si fa sentire su molte pellicole. I temi messi in gioco dai film sono poi attuali e contingenti, al contrario dell’horror classico che trattava temi universali. Il new horror parla della crisi della famiglia, della paura della bomba atomica, del Vietnam, della sfiducia verso le istituzioni, della crisi degli ideali hippie. All’interno del new horror è distinguibile un nutrito filone che si caratterizza per l’ambientazione rurale. I cosidetti “rural gothic” o “meat movie” hanno come protagonisti violenti bifolchi di campagna, famiglie di macellai e psicopatici rurali regrediti ad uno stadio primitivo. Il film paradigma di questo filone è Non Aprite Quella Porta. La struttura narrativa di questi film si ripete in base ad un solido modello. La vicenda inizia con il viaggio di un gruppo di giovani che viene interrotto quando questi incontrano il male, sotto la forma di un autostoppista o del gestore di un motel o autogrill. A seguito di questo incontro, i giovani vedono o scoprono qualcosa che non dovrebbero e per questo vengono inseguiti e uccisi uno a uno. Lo scontro basilare inscenato da queste pellicole è quello tra i giovani, alternativi e rappresentanti i nuovi ideali della controcultura, e i “redneck”, bifolchi ignoranti e malvagi. E’ lo scontro tra i nuovi valori che tentano di avanzare e gli antichi valori tradizionali su cui si è fondata l’America. E’ una guerra civile in

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