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La mezzaluna all'ombra del Pavone: dal regno dello Shah alla velayat-i faqih

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Duranti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Patrizia Manduchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 47

La mia tesi di laurea verte sull'analisi del passaggio istituzionale dalla monarchia persiana alla teocrazia iraniana definita "velayat i-faqih", dall'omonima opera dell'ayatollah Khomeini, guida spirituale e politica della Rivoluzione islamica iraniana del 1979. Il mio lavoro analizza i vari aspetti storici, politici, istituzionali e culturali che hanno favorito l'ascesa del clero nel movimento rivoluzionario, la fase post-rivoluzionaria e le prospettive per il futuro del paese, con particolare riferimento al pensiero riformista del Presidente Khatami.

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3 LA MEZZALUNA ALL’OMBRA DEL PAVONE Iran] è un paese pieno di contraddizioni, dove niente colma l’abisso fra Medioevo e ventesimo secolo. Così, benché tra una provincia e l’altra il sistema postale sia il più sgangherato, inaffidabile, e lento del mondo, alla radio di Teheran si può ascoltare il suono del Big Ben […] e le notizie ci pervengono con la velocità con cui scorrono sul cartellone luminoso a Trafalgar Square» 1 . La scrittrice inglese Vita Sackville-West descrive così la Persia all’epoca dell’ascesa al trono della dinastia Pahlavi, terra dalle profonde contraddizioni, all’alba della rapida modernizzazione che l’avrebbe trasformata in «una potenza tanto stabile e qualificata da poter sostituire la Gran Bretagna, agli occhi di Kissinger, nel ruolo di sorvegliante delle acque e del petrolio del Golfo Persico». 2 «È tutto sottosopra come dopo una frenetica e brutale perquisizione di polizia. Ovunque pile sparpagliate di giornali locali ed esteri, edizioni speciali, titoli cubitali che attirano l’occhio: È PARTITO, con grandi foto di una faccia magra e allungata dove si legge la fatica di non lasciar trasparire né la tensione nervosa né la sconfitta; una faccia che a forza di controllarsi non esprime più nulla. Accanto, altri esemplari di edizioni speciali posteriori proclamano con fervido trionfalismo: È TORNATO! Sotto, la foto a tutta pagina di un volto patriarcale, chiuso e severo, fermamente determinato a non esprimere nulla. (Tra questa partenza e questo rientro quanta ansia, emozione, terrore e sconvolgimento!)» 3 . Questa, invece, la descrizione di Teheran nel “day after” della Rivoluzione Islamica, che pose fine all’istituto monarchico nell’altopiano iranico e avrebbe trasformato «lo Sciismo da corrente quietista dell’Islam in ideologia politica e teoria terzomondista […] ricca di spunti di riflessione sulle problematiche politiche, economiche e sociali, temi che attirarono l’interesse degli iraniani che non avevano tratto beneficio dal processo di modernizzazione». 4 «È semplicemente onesto affermare che la nostra rivoluzione islamica è stata fonte di grandi trasformazioni in molte zone del mondo e noi, che abbiamo dato vita alla rivoluzione, siamo naturalmente i più coinvolti in simili cambiamenti. Sulla scia della nostra rivoluzione, ci spetta un compito grande e formidabile quanto le sfide che dobbiamo affrontare» 5 . Il Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Mohammad Khatami, a vent’anni di distanza dalla Rivoluzione, intendeva con queste parole riaffermare il “potenziale rivoluzionario” della peculiare forma di governo elaborata dall’ayatollah Khomeini, la velayat i-faqih, senza dimenticare le “sfide” che si presentano oggi al regime di Teheran, dalle tensioni interne (le contestazioni studentesche del luglio 1999 e del giugno 2003), alla rinnovata tensione internazionale nei rapporti con gli USA. I documenti sopra riportati descrivono tre differenti fasi della storia iraniana, che, pur nella profonda difformità istituzionale e culturale, possono essere considerate come tappe della creazione di uno Stato nazionale moderno, progetto che, in nuce sotto la dinastia Qajar, sarà perseguito tenacemente dai Pahlavi e, infine, rielaborato in forma originale dall’establishment khomeinista. I principali protagonisti del Novecento iraniano furono Reza Shah, il figlio Muhammad Reza e l’ayatollah Khomeini. «Il primo, analfabeta colonnello della brigata dei cosacchi; il secondo, ambiguo riformatore educato in Svizzera e poliglotta; il terzo, carismatico leader religioso armato di un tale pragmatismo da non esitare a ribaltare la sharī‘a pur di raggiungere i propri obiettivi» 6 . 1 SACKVILLE-WEST Vita, Passaggio a Teheran, Il Saggiatore, Milano, 2003, pag. 61. 2 SABAHI Farian, Storia dell’Iran, Paravia Bruno Mondadori Editori, Milano, 2003, pag. XIV. 3 KAPUŚCIŃSKI Ryszard, Shah-in-Shah, Feltrinelli, Milano, 2004, pag. 11. 4 SABAHI Farian, op. cit., pag. 165. 5 KHATAMI Mohammad, Religione, libertà e democrazia, Laterza, Roma-Bari, 1999, pagg. 130-31. 6 SABAHI Farian, op. cit., pag. XIII. «L’

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