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La libera circolazione dei cittadini dei paesi terzi nell'Unione Europea

Il Trattato di Amsterdam del 1997 indica come nuovo obiettivo dell’integrazione europea l’attuazione di uno spazio unitario di libertà, sicurezza e giustizia all’interno del quale sia possibile usufruire della libera circolazione delle persone ed introduce il nuovo Titolo IV dedicato a “Visti, asilo, immigrazione ed altre politiche connesse con la libera circolazione delle persone”.
Il presente lavoro si prefigge di studiare, alla luce degli obiettivi fissati dal Consiglio europeo riunitosi a Tampere nel 1999, se e come anche i cittadini dei paesi terzi (stranieri che si trovano legalmente all’interno dell’Unione europea) possano godere della libertà di circolazione (diritto di circolazione e soggiorno) e con quali differenze rispetto ai cittadini comunitari. Per una maggior chiarezza e praticità si tengono distinte, da un lato, la libera circolazione nel breve periodo, regolata in massima parte dalle norme dell’Acquis di Schengen e, dall’altro, quella nel lungo periodo, della quale la normativa secondaria europea si è occupata soprattutto recentemente.
Nonostante gli sviluppi intervenuti e gli sforzi profusi per l’elaborazione e l’adozione di ulteriori proposte legislative, i cittadini dei paesi terzi possono eventualmente godere solo di una limitata libertà di circolazione, la loro situazione non è equiparabile a quella dei cittadini comunitari e la differenza di trattamento fra queste due categorie di persone non sembra essersi assottigliata di molto.
È infatti ancora in atto quell’evoluzione graduale che, tendendo alla realizzazione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia e al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di Tampere, dovrà necessariamente passare attraverso la rimozione degli ostacoli alla libera circolazione di tutte le persone.

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INTRODUZIONE Con l’espressione “cittadino” si intende, generalmente, il membro di una comunità di individui stanziata su un territorio. Lo “straniero” al contrario viene ad essere definito in negativo, come “non-cittadino”, colui che è escluso da quella comunità. Infine, “migrante” risulta essere chi trasferisce momentaneamente o definitivamente la sua dimora abituale, nel maggior numero dei casi per cercare condizioni di vita migliori 1 . Lo straniero migrante che desidera accedere al territorio di uno Stato viene visto sovente come un concorrente nella distribuzione delle risorse disponibili. Per questo motivo si verifica spesso un atteggiamento di diffidenza da parte dei cittadini e un disinteresse da parte delle istituzioni. Tuttavia quasi ogni Stato ha nel suo passato recente o remoto una storia di migrazioni esterne o interne e queste sono spesso considerate, in quanto incontro e/o scontro di diversità, un fattore oggettivamente fondamentale dell’evoluzione di una civiltà 2 . Il fenomeno delle migrazioni è risaputamente un fenomeno complesso a cui le nazioni hanno risposto nel tempo escogitando politiche diverse che 1 Cfr. BONETTI, La condizione giuridica del cittadino extracomunitario, 2° ed., Maggioli Editori, 1993, p. 17-18. 2 DOLLAT, Libre circulation des personnes et citoyenneté européenne: enjeux et perspectives, Bruylant, Bruxelles, 1998, p. 157. 1

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Emanuela Anna Canetta Rossi Palermo Contatta »

Composta da 251 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.