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La giovinezza di Paolo Mantegazza nelle pagine del suo diario (1848-1858)

Attraverso lo studio di un diario giovanile, redatto da Paolo Mantegazza alla metà del XIX secolo, si risale a quelli che più in generale erano i modi di vivere, sentire, intendere la famiglia, l'amore e la sessualità intorno agli anni '50 dell'800.

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5 INTRODUZIONE Oggetto del presente lavoro è l’analisi di una parte del corposo diario redatto tra il 1848 e il 1910 da colui che sarebbe divenuto uno dei più famosi personaggi dell’età del positivismo italiano: Paolo Mantegazza. Medico; titolare della cattedra di patologia all’Università di Pavia e successivamente fondatore dell’antropologia italiana; autore di un cospicuo numero di opere dei generi più svariati, dalle memorie scientifiche ai romanzi, dagli almanacchi popolari ai trattati antropologici; igienista, nonché notissimo divulgatore di tale scienza (alla fine dell’Ottocento non v’era biblioteca circolante che non possedesse almeno un testo di Mantegazza, la cui effigie era stata persino riportata sulle scatole dei fiammiferi); deputato nelle file della Destra e poi senatore del Regno, lo scienziato raccolse per quasi tutta la sua lunga e fortunatissima attività una larga messe di consensi, sia in patria che all’estero. Personalità eclettica, non fu sicuramente mai capace di quell’impegno rigoroso e di quella totale concentrazione su un unico studio indispensabili per ogni seria – e quindi necessariamente limitata – indagine scientifica. Si trattava del resto di una modalità di studio che doveva apparirgli angusta e assai poco allettante se paragonata all’ambizioso progetto di tutta la sua vita: come scrisse già a 21 anni, «la mia strada scientifica (…) è proprio tracciata nella linea di demarcazione fra la filosofia e le scienze positive» 1 , intendendo per filosofia quel progetto di «studio fisiologico dell’uomo morale» che informò di sé – almeno nelle intenzioni – ogni sua opera. Come si legge in un suo scritto dell’ultimo decennio dell’Ottocento, egli si riteneva «un uomo, che si è fatto medico per studiare meglio l’uomo; che ha incominciato a studiar sé stesso, come l’uomo che aveva più vicino; e che a questo studio quotidiano, incessante, ha dedicato quarantasei grossi volumi ancora inediti». 2 Mantegazza faceva riferimento in questo passo al Giornale della mia vita, il diario iniziato a sedici anni nel lontano 1848, che si accrebbe di un tomo per anno fino al momento della sua morte, 1 P. Mantegazza, Giornale della mia vita, Statistica, marzo 1853, p. 150. 2 Id., L’arte di prender moglie, Milano, Treves, 1892, p. 9.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Rossana Gatti Contatta »

Composta da 281 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1969 click dal 03/10/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.