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Gli effetti per gli Stati terzi, delle sentenze della Corte Internazionale di Giustizia

Informazioni tesi

  Autore: Stefania Saracino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Antonietta Di Blase
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 111

A prima vista una sentenza internazionale è inidonea per natura a produrre effetti su soggetti diversi dalle parti in causa. L’unico fondamento della sua obbligatorietà è l’accordo espresso dalle parti in ordine alla sottoposizione della controversia al giudizio di uno o più terzi imparziali. Non può, quindi, dispiegare la sua efficacia oltre i limiti propri di tale accordo, in particolare, non può violare il principio per il quale pacta tertiis neque nocent neque prosunt . Anche il sistema della Corte Internazionale di Giustizia è saldamente ancorato al principio di volontarietà della giurisdizione.Ciò nonostante, la pronuncia di un tribunale internazionale può avere ripercussioni sulla posizione di Stati terzi. Ciò avviene solo di fatto. Sul piano del diritto, il principio della relatività della cosa giudicata sembra escludere che una sentenza internazionale possa incidere specificamente sulla posizione di un soggetto, che non sia parte del procedimento.L’art. 59 dello Statuto stabilisce che la decisione della Corte non ha valore obbligatorio che tra le parti in lite e riguardo alla controversia decisa. Secondo Benvenuti, uno Stato, anche se rimasto estraneo all’accertamento, sarà costretto a dimostrare che proprio la sua mancata partecipazione ha condotto ad una valutazione errata della situazione da parte della Corte se vuole mantenere le pretese, giustificate in diritto, ma difformi dal risultato della procedura di accertamento. Questa conseguenza, però, non è tanto diversa da quella che subisce la parte soccombente che ha partecipato alla procedura e che può contestare la decisione quando la ritenga viziata, anzi, DEVE contestarla se non vuole che pregiudichi i suoi interessi giuridici. Tenendo conto di ciò la differenza tra effetti della sentenza per coloro che sono stati parti nel processo ed effetti della sentenza per coloro che ne sono rimasti estranei tende a ridursi: allo stesso modo si riduce la differenza tra effetti dell’accertamento contenzioso (considerati obbligatori) ed effetti della procedura consultiva (considerati non obbligatori).E’ da notare che, mentre l’autorità di cosa giudicata è sempre limitata alle sole parti in causa, in determinate situazioni i terzi risentono degli effetti “riflessi” della sentenza. Questo avviene quando i terzi sono titolari di una posizione giuridica connessa con l’oggetto del giudizio.Numerosi elementi,fanno ritenere che non sempre l’articolo 59 dello Statuto possa costituire una tutela assoluta per i diritti dei terzi.La stessa Corte Internazionale di Giustizia ha fornito alcuni spunti per una rivalutazione dell’effettiva portata del principio della relatività del giudicato.Si tratta di distinguere tra sentenze, che hanno «des incidentes sur les intérêts juridiques d’un État, qui n’est pas partie à l’istance», e quelle in cui i diritti e gli obblighi dello Stato terzo rappresentano « l’objet même de la decision». Questa distinzione è stata tracciata dalla Corte Internazionale di Giustizia, nelle controversie relative all’Oro monetario preso a Roma nel 1943 , alle Attività militari e paramilitari in e contro il Nicaragua , e al Timor orientale . La Corte, nella circostanza relativa al Timor Est, ha affermato che, in relazione ad alcune controversie, le sue sentenze possono incidere in maniera diretta sugli interessi giuridici di Stati terzi, senza dover dichiarare l’improcedibilità dell’azione. Quindi, anche nei casi in cui la Corte respinga l’eccezione d’improcedibilità per assenza di uno Stato coinvolto, non si deve escludere che la sentenza possa produrre effetti verso questi Stati. L’accertamento del giudice può esplicare conseguenze di diversa entità e natura per alcuni Stati rimasti estranei al processo.Naturalmente, non ci si riferisce al problema relativo agli effetti prodotti dalle sentenze della Corte Internazionale di Giustizia, in quanto giuridicamente vincolanti nei confronti dell’intera comunità internazionale. Le valutazioni giuridiche contenute nella sentenza assumono autorevolezza nei confronti di tutti gli Stati estranei al rapporto giuridico preso in esame; per questi la sentenza è giuridicamente irrilevante come cosa giudicata, ma può avere valore mediato. Ciò è dovuto al fatto che le sentenze rappresentano un modo di accertare il diritto così autorevole da coinvolgere anche Stati diversi da quelli per i quali è stata emessa la pronuncia. L’articolo 38 dello Statuto della Corte Internazionale di Giustizia, infatti, definisce le decisioni giudiziarie come mezzo sussidiario per la determinazione di norme giuridiche. Tutti gli Stati sono vincolati al diritto consuetudinario, per questo è da escludere che gli Stati non intervenienti abbiano, in virtù dell’articolo 59 dello Statuto, un’assoluta estraneità, rispetto alla posizione espressa dalla Corte in ordine all’interpretazione dei principi e delle regole di diritto internazionale.

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6 CAPITOLO PRIMO GLI EFFETTI DELLE SENTENZE PER GLI STATI ESTRANEI AL PROCEDIMENTO. 1.1 Premessa. A prima vista una sentenza internazionale è inidonea per natura a produrre effetti su soggetti diversi dalle parti in causa. L’unico fondamento della sua obbligatorietà è l’accordo espresso dalle parti in ordine alla sottoposizione della controversia al giudizio di uno o più terzi imparziali. Non può, quindi, dispiegare la sua efficacia oltre i limiti propri di tale accordo, in particolare, non può violare il principio per il quale pacta tertiis neque nocent neque prosunt 1 . Anche il sistema della Corte Internazionale di Giustizia è saldamente ancorato al principio di volontarietà della giurisdizione. Ciò nonostante, la pronuncia di un tribunale internazionale può avere ripercussioni sulla posizione di Stati terzi. Ciò avviene solo di fatto. Sul piano del diritto, il principio della relatività della cosa giudicata sembra escludere che una sentenza internazionale possa incidere specificamente sulla posizione di un soggetto, che non sia parte del procedimento. L’art. 59 dello Statuto stabilisce, infatti, che la decisione della Corte non ha valore obbligatorio che tra le parti in lite, e riguardo alla controversia decisa. 1 V. ANZILOTTI, Sugli effetti dei Trattati d’arbitrato e sull’efficacia del lodo arbitrale di fronte ai terzi Stati, in Scritti di diritto internazionale pubblico, vol. II, Padova, 1957, pp. 243-264.

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