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Tutela della privacy ed attività giornalistica in Italia e Gran Bretagna

Dall’emanazione della l.n. 675 del 1996 il percorso compiuto dalla normativa sulla privacy ha vissuto di significativi sbalzi di temperatura che in parte hanno dato vita ed alimento a novità rilevanti ed innovative, ed in parte hanno dato seguito a non augurabili, ma fisiologiche storture. Ad oggi la legislazione sulla privacy si presenta come un’enorme e complessa costruzione in costante mutazione ed aggiornamento, destinata a percorrere un sentiero sconnesso ed imprevedibile, ma soprattutto infinito e mutevole. Certamente la definizione di “cantiere aperto” ben si attanaglia a quello che è, al momento, una sovrastruttura normativa nazionale e comunitaria la quale diversamente non poteva configurarsi, rifiutando in tal maniera una cristallizzazione che in breve tempo l’avrebbe resa portatrice di una inelasticità di fondo, di una inservibilità congenita. Magmaticità della normativa che deve far fronte alle esigenze di una società che si evolve (e si evolverà) a velocità sempre più elevate sia da un punto di vista antropologico-culturale, sia da un punto di vista tecnologico-informatico. L’evoluzione stessa della comunità sociale e delle sue tecnologie, sempre più invasive, ha richiesto un’attenzione maggiore alla protezione del diritto della riservatezza, diritto che ormai rifugge dall’esser definito unicamente facendo ricorso al concetto primitivo del “right to be let alone”, passato e trapassato di una società che non trova più rispondenza in quel che oggi è divenuta la comunità globale. Così emerge un legame profondo tra libertà, eguaglianza, democrazia, dignità e privacy, che ci impone di guardare a quest’ultima al di là della sua storica definizione come “diritto ad esser lasciato solo” e, soprattutto alla luce dei fatti, impone una reinterpretazione della cornice costituzionale nostrana.
E’ necessario evidenziare come sia il diritto alla tutela della riservatezza, sia il diritto alla libertà di stampa non trovano espressa previsione all’interno della nostra Costituzione, ma rappresentano logici corollari di norme fondamentali all’interno della medesima. Dunque sia l’articolo 21 che tutela la libera manifestazione del pensiero, sia l’articolo 2 della Costituzione, attraverso il richiamo ai diritti inviolabili dell’individuo ed il successivo articolo 3 (espressione dei principi di eguaglianza e non-discriminazione) si prestano ad essere le coperture ideali rispettivamente per la libertà di cronaca e la tutela della privacy. Diritto di cronaca recepito, inoltre, nella neonata Costituzione Europea che nella parte II titolata “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione” prevede all’articolo II-71 che: “1.Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. [...]”. Parimenti la medesima “Carta” tutela il diritto alla riservatezza facendone espressa menzione nell’articolo II-67: “Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e delle proprie comunicazioni” e disponendo all’articolo seguente che “1. Ogni persona ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che la riguardano […]”.
La tutela dei “dati sanitari” rappresenta uno degli aspetti più significativi e, nel contempo, più interessanti della tutela della riservatezza. E’ indubitabile la “sensibilità” di tale tipologia di dati, come è fuor di dubbio la copertura di cui tale categoria di informazioni personali necessita in ragione di una marcata capacità dei medesimi dati di rivelare nell’immediato un disagio fisico, psichico, relazionale dell’individuo. Nessun dato personale porta con sè tali problematiche ed in nessuna categoria di informazioni coabitano, spesso contrapponendosi, due correnti così vitali per il bene del singolo e per l’interesse della collettività. Tra le due forze primarie suddette si è calata la normativa sulla privacy, la quale ha cercato di creare, con alterne fortune, un sistema flessibile tra i due poli configurandosi in maniera diversa a seconda dei dati trattati, dei soggetti coinvolti e degli interessi contrapposti. La protezione dei dati idonei a rivelare lo stato di salute è prima di ogni cosa una tutela funzionale offerta dall’ordinamento ad un valore primario qual è la dignità dell’uomo, una protezione che ha come oggetto il dato sanitario e come centro d’interesse il malato ed il suo necessario bisogno di riparo da sguardi indiscreti e morbosi. Inutile sottolineare come l’attività giornalistica si muova in direzione opposta o quantomeno non allineata

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1 Trattamento dei dati sanitari ed attività giornalistica Premessa Nell’affrontare un tema vasto ed importante qual è quello dei rapporti tra il trattamento dei dati sanitari e l’attività giornalistica appare doveroso fare un passo indietro, o più correttamente un passo in alto, astraendosi dal tema principale per imporre all’attenzione di chi legge un quadro generale di quello che ad oggi rappresenta il terreno all’interno del quale si sono mossi (e si stanno muovendo) il legislatore italiano e, soprattutto, gli operatori della comunicazione. Movimento legislativo nazionale che è andato incontro sia ai principi che la nostra Costituzione tutela, quale la libertà di espressione ed il diritto alla riservatezza, sia all’ispirazione che a livello comunitario ha spinto il legislatore europeo a sostenere gli stati membri affinchè legiferino in materia di trattamento dei dati personali, tenendo conto delle necessarie deroghe che l’attività giornalistica, tra le principali forme di espressione del pensiero, richiede per espletarsi in maniera serena e corretta. Non solo. E’ innegabile che un tema che discuta di deroghe, di più o meno veloci vie di fuga, di corsie preferenziali e di trattamenti difformi rispetto alla quasi totalità dei casi, necessiti di un’analisi che persegua, ovviamente, coordinate precise e specifiche del caso (attività giornalistica e trattamento dei dati sanitari), ma non perda di vista il quadro generale al cui interno si è barcamenato il legislatore per costruire una normativa agile, completa e, soprattutto, al passo con i tempi. Così un possibile, iniziale, quadro generale va ritenuto, a sommesso parere di chi scrive, utile per comprendere sia le inevitabili difformità di una disciplina derogatoria qual è quella che stiamo andando ad affrontare, sia i necessari equilibri raggiunti al suo interno, scovando luoghi e terreni nei quali il legislatore nazionale ha forzato la penna ed in altri dove ha agito con il freno a mano tirato. Il formante giurisprudenziale ed i pareri del Garante hanno contribuito, stanno contribuendo a dare anima e corpo ad una normativa che per quanto complessa ed estesa potrà essere richiederà sempre un sottile lavorio di adeguamento e di interpretazione che le permetta in un prossimo futuro, in caso di necessità, di comprendere al suo interno ipotesi neanche lontanamente prospettabili dal legislatore del 2003 e precedenti.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Niccolò Stazzi Contatta »

Composta da 227 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4540 click dal 23/09/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.