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Processi di teratologizzazione del personaggio nel cinema di Nanni Moretti

Esiste una parola in greco antico, τέρας (teras), che significa mostro. Da questo vocabolo deriva il nome della disciplina che si occupa proprio dello studio dei mostri, la teratologia. Da qui prende avvio il presente lavoro. L’analisi parte dall’assunto che il cinema di Nanni Moretti – che, ricordiamo, è autore, regista e protagonista dei suoi film – sia intriso di mostruosità, ovvero che i personaggi che compaiono nella sua opera cinematografica siano dei mostri. Lo studio si pone dunque l’obiettivo di rintracciare le modalità attraverso cui le figure che si muovono all’interno dell’universo morettiano vengono trasformate in mostri, cioè teratologizzate.
Il percorso di ricerca sui processi di teratologizzazione nel cinema di Nanni Moretti è lungo e complesso poiché abbraccia una moltitudine di aspetti tra loro intersecati. E’ necessaria, perciò, una strutturazione rigorosa che, da un lato, dipani la matassa e permetta di ottenere una visione chiara ed esaustiva dell’argomento, dall’altro, renda conto dell’unitarietà del tema trattato. In altre parole, poiché la mostruosità si declina in svariate forme e riguarda parecchi personaggi e diversi ambiti, è necessario dapprima scomporla in singole unità e, successivamente, ricomporla per evidenziarne la diffusione omogenea nell’opera e la presenza in settori specifici.

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1 Introduzione Esiste una parola in greco antico, τέρας (teras), che significa mostro. Da questo vocabolo deriva il nome della disciplina che si occupa proprio dello studio dei mostri, la teratologia. Da qui prende avvio il presente lavoro. L’analisi parte dall’assunto che il cinema di Nanni Moretti – che, ricordiamo, è autore, regista e protagonista dei suoi film – sia intriso di mostruosità, ovvero che i personaggi che compaiono nella sua opera cinematografica siano dei mostri. Lo studio si pone dunque l’obiettivo di rintracciare le modalità attraverso cui le figure che si muovono all’interno dell’universo morettiano vengono trasformate in mostri, cioè teratologizzate. Il progetto nasce in seguito a un’analisi, guidata dal Prof. Gianni Canova e condotta in ambito universitario, riguardante il film I Mostri, capolavoro del grottesco di Dino Risi risalente al 1963. I protagonisti di questo lungometraggio, interpretato magistralmente da Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi, esibiscono - tramite la comicità delle loro gag - vizi e comportamenti eccessivamente immorali che li trasformano letteralmente in mostri (da cui il titolo del film). Non ci troviamo di fronte, quindi, a una deformità fisica 1 ma a una mostruosità etica che, di tanto in tanto, può essere accompagnata anche dall’alterazione dell’aspetto estetico. L’oggetto di studio non si basa, quindi, sulla bruttura tipica del genere horror bensì sulla degenerazione interiore dei personaggi che li rende anomali e quasi terrificanti. Si è deciso di limitare il campo di indagine ai nove lungometraggi scritti e diretti da Moretti. Sono esclusi, pertanto, dalla trattazione i suoi cortometraggi (La sconfitta, 1973; Pâté de bourgeois, 1973 e L’unico paese al mondo, 1994), i mediometraggi (Come parli frate?, 1974 e La cosa, 1990) e i lungometraggi in 1 Per la quale rimandiamo a Leslie Fiedler, Freaks: myths and images of the secret self, Simon and Schuster, New York, 1979, testo che tratta in maniera approfondita i vari aspetti – biologici, sociali e religiosi - della mostruosità fisica.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo

Autore: Silvia Muntoni Contatta »

Composta da 262 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1822 click dal 27/09/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.