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La scatola luminosa. Le nuove frontiere dell'informazione-intrattenimento: il caso costume e società.

Informazioni tesi

  Autore: Anna Maria Fratto
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Michele Sorice
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 175

La Tv nasce come strumento per la presa diretta della realtà. Guardando alla storia, non si può non notare il continuo lavoro di ripensamento su se stessa e sui programmi, cui la Televisione è andata incontro: dalla televisione delle origini, che si caratterizza soprattutto per l’uso della “diretta” (visto che la videoregistrazione si svilupperà solo negli anni ’60), ad una fase di maturazione come quella attuale, in cui questa tecnica è stata per lo più abbandonata, o comunque usata con parsimonia, per eventi veramente eccezionali; fase, quest’ultima, caratterizzata dalla scelta di forme più complesse di produzione industriale audiovisiva, che ha favorito l’uso di forme di “pre-confezionamneto televisivo”, garanzia di maggiore controllabilità dei fatti e, della possibilità di modificare eventuali errori. E ancora, dall’uso di un linguaggio pedagogico e paternalistico, ad un linguaggio, talvolta irriverente e, che sembra rispondere alle sole regole della “spettacolarità”. Il tutto, ha alla base una sottile strategia di manipolazione, che ha creato una rottura della contemporaneità (garantita, soprattutto dall’uso della diretta), in favore di una diffusa “fabbricazione della spettacolarità”.
L’analisi che segue si propone di dare una panoramica circa i cambiamenti avvenuti in un settore così frenetico come quello televisivo e, più specificamente in quello dell’informazione, analizzando dapprima l’evoluzione del sistema televisivo nel suo complesso, per poi stringere e focalizzare l’attenzione sul caso specifico dell’uso della spettacolarità nei programmi d’informazione, analizzando il linguaggio, le scelte stilistiche e contenutistiche e soprattutto gli effetti, che il cosiddetto infotainment ha sul telespettatore.
Tutto nasce dal fatto che è la noia il nemico numero uno di che produce informazione. Per ovviare a questo problema occorre, dunque, scegliere delle notizie che abbiano un contenuto sostanzialmente semplice, facile da intendere, di poco peso, sorprendenti e, se possibile, anche piacevoli e spettacolari. La tendenza generale, adottando sempre più questi criteri, si vota inevitabilmente ad una progressiva autodegradazione dell’informazione.
Nel nostro sistema culturale, la televisione è sempre più sinonimo di divertimento e, anche i telegiornali, che per definizione dovrebbero avere una natura rigorosamente informativa, non possono sottrarsi a questa caratteristica di fondo, vera anima del piccolo schermo, per garantirsi quel vantaggio competitivo essenziale nei confronti degli altri strumenti di informazione. Bisogna, infatti, considerare che buona parte del pubblico utilizza il telegiornale come una sorta di spettacolo quotidiano del mondo, con cui distrarsi e intrattenersi più che informarsi. In questo contesto apocalittico per quanto riguarda il presunto e evocato rigore dell’informazione, risulta pertanto vincente la cifra stilistica adottata da una rubrica come “Costume e Società”, in assoluto il primo magazine televisivo in Italia, sorta di settimanale-quotidiano dedicato agli approfondimenti, all’attualità, alle ultime novità della moda, delle abitudini degli italiani; a tutte quelle piccole notizie a carattere sociale e perché no, sociologico che attirano molto l’attenzione e la curiosità di un pubblico che premia la trasmissione regalando alti e costanti dati di ascolto.
Il maggior pregio di questo programma, sta nell’avere scelto di abbandonare i dettami stilistici e autorevoli del telegiornale, presentandosi al pubblico con una veste nuova, se vogliamo, più diretta e vicina alla realtà televisiva che coinvolge il settore dell’informazione attuale, in cui sono le leggi dello spettacolo a prevalere sull’informazione. Lo scopo, pienamente raggiunto dalla rubrica, sta nell’offrire ad un pubblico sempre più curioso e affamato di sapere, una giusta dose di informazioni, si badi bene, su uno spaccato di realtà, ossia quella “più leggera” e più vicina e interessante per un pubblico che ha bisogno di evasione, trattando argomenti di tutti giorni, affrontati però sotto un punto di vista particolare perché, di fatto, mutuato dall’occhio estraniante e, allo stesso arricchente della telecamera.
Più nello specifico, la ricerca si è proposta di isolare alcune linee generali di tendenza dell’informazione promossa dal magazine “Costume e Società”, analizzando i rapporti tra linguaggio televisivo e argomenti trattati dalla rubrica e, in particolare, il modo in cui le rispettive articolazioni tematiche e tecnico-formali si combinano, mettendo in luce le definizioni del reale praticate dal programma e le sue intenzionalità comunicative...

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7 Premessa La tv nasce come strumento per la presa diretta della realtà. Questo dipende sia dall’origine ideologica del mezzo, derivante per metà dalla radio e per metà dal teatro, sia da ragioni tecniche, visto che la videoregistrazione si afferma solo negli anni ’60. La televisione è da sempre stata considerata un “processo in divenire”, naturalmente votata a interpretare e a cercare di soddisfare le esigenze di un pubblico sempre più eterogeneo e sempre più “mediatizzato” e, pertanto, essa ha dovuto vigilare ed adeguarsi ai cambiamenti del sociale, così da rispondere prontamente e opportunamente alle richieste ad essa rivolte. Un processo in continuo mutamento: dalla televisione delle origini, che si caratterizza soprattutto per l’uso della diretta, ad una fase di maturazione come quella attuale, in cui essa abbandona questa tecnica, scegliendo forme più complesse di produzione industriale audiovisiva, le quali favoriscono un certo pre-confezionamento televisivo, garanzia di maggiore controllabilità dei fatti e della possibilità di modificare eventuali errori. E, ancora, dall’uso di un linguaggio pedagogico e paternalistico, ad un linguaggio, talvolta più irriverente e che risponde alle sole regole della “spettacolarità”. Il tutto, ha alla base

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