Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

L'accesso al lavoro degli stranieri

Il presente lavoro riguarda la disciplina in materia di accesso al lavoro degli stranieri, alla luce delle modifiche introdotte recentemente dalla L. 189/2002 (meglio conosciuta con il nome di Bossi-Fini) e dal D. P. R. n. 334/2004,attuativo della legge medesima.
L'analisi è stata condotta in chiave critica, verificando la compatibilità delle disposizioni normative e regolamentari con le norme costituzionali e con il principio della parità di trattamento (Art. 10 Convenzione OIL n. 143/1975) che opera tra lavoratori italiani e lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti. Particolare attenzione è stata dedicata anche alla conformità della disciplina italiana con le norme di diritto internazionale consuetudinario e con una significativa proposta di Direttiva comunitaria (la n. 386/2001).
Nel descrivere dettagliatamente la procedura amministrativa di ingresso in Italia e di assunzione dei lavoratori extracomunitari, ho messo in particolare risalto il nuovo istituto giuridico del contratto di soggiorno per lavoro subordinato, che ha suscitato in dottrina ampie critiche, sia per i forti dubbi interpretativi riguardanti la sua natura giuridica, sia per il fatto che il contratto di soggiorno sembra in grado, per come è stato congegnato, di determinare un appesantimento della procedura di assunzione degli stranieri, anche alla luce del maggior costo del lavoro che sarabbe in grado di determinare.

Mostra/Nascondi contenuto.
1 Introduzione Il fenomeno migratorio per motivi di lavoro ha assunto negli ultimi anni, in Italia ma non solo, una portata sempre più ampia e complessa; e ciò sia perché è aumentato e continua ad aumentare il divario economico e sociale tra Paesi poveri e Paesi ricchi del nostro pianeta, sia perché molte imprese dei paesi industrializzati hanno visto nell'apporto degli stranieri l'unica possibilità di sopperire alla cronica mancanza di manodopera locale 1 . Di qui la necessità degli Stati dell'Occidente, interessati dal fenomeno, di disciplinare con apposite norme la realtà dell'immigrazione, nel tentativo di trovare - seppur con mille difficoltà, spesso legate alla necessità del mondo della politica di tenere in debita considerazione la presenza di crescenti sentimenti di paura e diffidenza nell'opinione pubblica - quel giusto punto di equilibrio tra le doverose esigenze dell'accoglienza e della solidarietà, da un lato, e quelle dell'ordine pubblico e della sicurezza interna, dall'altro, anche in relazione con le reali capacità di assorbimento di nuovi lavoratori da parte del tessuto economico - produttivo. Vivendo in una Regione come quella del Veneto nella quale l'apporto di lavoratori stranieri è stato uno dei fattori determinanti per raggiungere gli attuali livelli di sviluppo economico, ho potuto facilmente accorgermi di questa realtà: si tratta di un fenomeno, quello dell'immigrazione per lavoro, che ha fatto e che farà discutere ancora per molto tempo gli esperti della materia, i politici, i semplici cittadini ma che, al di là delle 1 Al 31 dicembre 2003 in Italia il numero di permessi di soggiorno validi era di 2.193.999, pari al 3.8% della popolazione residente, cifra che supera il 4% se si tiene conto dei minori registrati sul permesso di soggiorno dei genitori. Alla stessa data il numero dei permessi di soggiorno per lavoro subordinato (anche stagionale) ammontava a 1.328.912. E' in ogni caso difficile stabilire quanti stranieri facciano parte della forza lavoro a causa del fenomeno del lavoro nero, anche se dai dati INAIL risulta che l'11,5% delle nuove assunzioni del 2002 (contro il 9.9% dell'anno precedente) riguardavano immigrati. La diffusione degli stranieri nel mercato del lavoro è più veloce nelle Regioni in cui il tasso di disoccupazione è particolarmente basso ed inferiore al 4%: nell'anno 2002 nel Trentino Alto Adige il 30% dei nuovi assunti sono stati stranieri, a fronte di un tasso di disoccupazione al 2,6%, in Friuli Venezia Giulia i tassi sono stati rispettivamente del 18,4% e 3.7%, in Umbria del 16.2% e 5.7%, in Veneto del 15,9% e del 3.4% ed in Lombardia del 15,3% e 3.8% (Fonte: Documento programmatico 2004/2006).

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Ettore Negro Contatta »

Composta da 167 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4737 click dal 04/10/2005.

 

Consultata integralmente 24 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.