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Sarsfobia: il ruolo dei saperi esperti e la comunicazione del rischio in Italia

Informazioni tesi

  Autore: Alfredo Pulvirenti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Alberto Abruzzese
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 175

Sarsfobia: il ruolo dei saperi esperti e la comunicazione del rischio in Italia


La tesi analizza lo sviluppo dell’epidemia della Sars, avvenuto nel primo semestre del 2003, contestualizzando la malattia nello scenario comunicativo e sociale italiano; il coronavirus come agente comunicativo, oltre che biologico. Dopo una descrizione delle particolarità mediche del virus fornita nel primo capitolo, si passa alla presentazione delle caratteristiche più importanti di quella che alcuni autori, come Beck e Giddens , definiscono la “società del rischio”; la Sars è un esempio perfetto dell’esistenza di questo tipo di società. Una società che non potrebbe esistere senza il ruolo fondamentale rivestito dai saperi esperti nella definizione della conoscenza e nell’indirizzo dei sistemi di orientamento cognitivo dei normali individui, visti sempre più come esseri individualizzati. I saperi si occupano anche della comunicazione del rischio, e nel terzo capitolo della tesi viene preso in esame il modo in cui il sistema italiano ha lavorato alla gestione e alla comunicazione del rischio Sars; le evidenti “falle” comunicative rilevate dalla ricerca e dall’analisi dei documenti elaborati dalla task-force ministeriale per il contrasto alla Sars mostrano il ritardo del Ministero della Salute italiano nei confronti delle più aggiornate teorie della comunicazione del rischio, come quelle proposte da Sandman o Palazzi. Ipotesi fondamentale di chi scrive è l’idea che le potenzialità distruttive della Sars siano state sopravvalutate: il cattivo operato del Ministero ha contribuito a questa sopravvalutazione. Il ruolo dei saperi esperti viene quindi inquadrato, nel quarto capitolo, nell’ottica della distribuzione del sapere, la cui elaborazione determina una distribuzione del potere a favore dei sistemi esperti e delle autorità; partendo dalle idee di Michael Foucault sulla “governamentalità”, si arriva alla “società del controllo” di Gilles Deleuze: una società in cui la medicalizzazione continua diventa strumento di controllo perpetuo. Lo sfasamento tra le più avanzate teorie della comunicazione del rischio e la gestione del rischio Sars in Italia mostrano questo passaggio, lo rendono visibile. La Sars si presenta come un virus globale, capace di viaggiare sui binari dell’economia e degli scambi fra l’Occidente e la Cina, protagonista sempre più importante dell’economia mondiale. Si passa infine, nell’ultimo capitolo, ad una illustrazione dei dati ottenuti da una ricerca sulla copertura mediatica della Sars effettuata su quattro grandi periodici italiani: viene messa in evidenza la presenza costante dei saperi esperti sulle pagine dei periodici al fine di sottolinearne la forza comunicativa e vengono illustrate le principali caratteristiche della Sars che i media in questione hanno sottolineato.

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5 Introduzione La decisione di fare di una malattia l’oggetto di studio del nostro lavoro nasce dalla percezione di un disagio di fondo. Leggendo i giornali e sfogliando le informazioni fornite dal sistema mediatico durante il periodo di diffusione del virus della SARS, abbiamo avuto l’impressione di essere costretti a vivere in un vicolo senza uscita; di dovere temere una catastrofe imminente. Com’è possibile che una malattia sviluppatasi in un contesto geografico così lontano dal nostro abbia potuto influenzare in maniera così evidente il discorso pubblico ed orientare alcune pratiche quotidiane verso un’attenzione molto articolata alla prevenzione del contagio? Per capire come mai la SARS abbia potuto viaggiare su diversi binari, sanitario e sociale, politico ed economico, abbiamo pensato che il Sars-CoV non sarebbe mai potuto diventare così importante nel nostro contesto, l’Italia, se il virus non fosse stato, prima di tutto, un agente comunicativo. Capace tanto di trasmettere un codice infetto all’organismo biologico quanto di infiltrarsi nelle vie respiratorie del sistema comunicativo, infettando i settori vitali del mondo intero. O meglio, di

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