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Il ruolo della Spagna nella guerra in Iraq

Informazioni tesi

  Autore: Maria Elisa Ziliani
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Francesco Vecchiato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 164

Questa tesi analizza il ruolo svolto dalla Spagna nel conflitto iracheno attraverso alcuni dei principali quotidiani spagnoli, italiani e di lingua inglese. El País, El Mundo, La Vanguardia per la Spagna, Il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, per l’Italia, The New York Times, The International Herald Tribune per la stampa inglese. Ognuno di questi quotidiani è portatore di filoni politici diversi. Sono stati anche presi in considerazione libri scritti da giornalisti e diplomatici che hanno vissuto attivamente il conflitto, alcuni esempi: Hans Blix (ispettore ONU per le WMD), Miguel Benzo (responsabile delle relazioni tra ONU e CPA), Lilli Gruber (reporter rai2). Il tutto è stato integrato e supportato da vari documenti emessi dai governi coinvolti e dalle istituzioni coinvolte (ONU, NATO, ecc…).
Da tutte queste fonti è scaturito un quadro della partecipazione spagnola al conflitto riducibile, genericamente, a tre punti cardine.
Il primo riguarda la partecipazione militare, che vide 1.300 uomini inseriti nella Brigata Plus Ultra dislocata in Diwaniya, un importantissimo supporto sanitario prestato alla popolazione civile dall’Escalón Médico Avanzado, e, soprattutto, dal lavoro del CNI. I servizi segreti spagnoli avevano, infatti, l’arduo compito di controllare le attività del pericoloso Imam Al Sadr.
Il secondo punto vede come protagonista José María Aznar, che si schierò fin dal principio al fianco di Gorge W. Bush nella lotta al terrorismo internazionale. Questo appoggio scaturì sia da una convinzione personale, che dal desiderio di porre la Spagna in primo piano nelle questioni d’importanza mondiale. Aznar ricoprì un ruolo decisivo nelle dinamiche politiche che portarono al conflitto, permettendo di formare un blocco contrapposto agli oppositori del conflitto: Francia, Germania e Russia. In cambio la Spagna ottenne venti posti di prestigio all’interno della CPA, ma riuscì a mantenerli solo fino al dicembre 2003.
In fine l’attenzione si focalizza sull’attentato avvenuto nelle stazioni ti Atocha, El Pozo del Tío Raimundo e Santa Eugenia in Madrid, l’undici marzo 2004. Perché la Spagna? Perché l’undici marzo?
Il 29 marzo successivo all’attentato El Mundo pubblicò un articolo di Garrigues, allora ambasciatore di Spagna in Norvegia, il quale sosteneva che nel dicembre 2003 i servizi segreti norvegesi avevano trovato, in un portale d’internet utilizzato da fondamentalisti islamici, un documento in cui si spiegava come l’opinione pubblica spagnola fosse per l’80% contraria al conflitto, la percentuale più alta in Europa. La maggior parte dei politici, ovviamente tranne i sostenitori del PP, degli organi di stampa e dei personaggi del mondo della cultura in Spagna si opponevano al conflitto in Iraq. Il documento spiegava che colpendo la Spagna si sarebbe creata una mobilitazione popolare che avrebbe preteso il ritiro delle truppe; se il governo non avesse ceduto e ritirato il contingente, il PSOE avrebbe inserito nel proprio programma elettorale tale ritiro. La Spagna fu attaccata più volte: i fatti più clamorosi furono l’uccisione di sette agenti del CNI, martoriati davanti alle telecamere di Sky News, e l’attentato alla Casa di Spagna in Casablanca, vi furono più di venti morti. Come previsto Aznar non cedette e Zapatero inserì il ritiro delle truppe nel proprio programma elettorale. Il documento sosteneva poi la necessità di ottenere la vittoria del PSOE alle elezioni spagnole del 14 marzo 2004, secondo i terroristi col ritiro della Spagna tutti gli alleati degli USA avrebbero iniziato a ritirare i propri contingenti in una reazione a catena; gli Stati Uniti rimasti isolati non sarebbero poi riusciti a far fronte alla situazione d’ingovernabilità del dopoguerra.
Innanzitutto l’attentato dell’11-M contribuì sì alla vittoria del PSOE nelle elezioni del 14-M, ma il fattore determinante fu la malagestione della crisi da parte del governo e di Aznar stesso, l’accusare ciecamente ETA anche davanti alle evidenze aveva diffuso negli spagnoli un sentimento di tradimento e frustrazione. Il ritiro a catena dei paesi alleati degli USA previsto dai terroristi non si verificò. Infine, il ritiro del contingente spagnolo non portò ad alcun cambiamento nella situazione irachena, gli statunitensi rimasero e il paese sprofondò comunque nel caos.

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6 INTRODUZIONE José María Aznar diede una svolta alla politica estera spagnola. Fu artefice dell’allontanamento da Cuba e dell’avvicinamento agli Stati Uniti. La sua strategia consisteva nel mettere la propria figura e quella della nazione in primo piano in ogni vicenda internazionale di una certa rilevanza. In politica europea, creò con Italia e Gran Bretagna un allineamento opposto a quello di Francia e Germania. Il declino di José María Aznar come uomo politico ebbe inizio con l’anno 2002. Dopo gli attentati dell’undici settembre, la fobia del terrorismo internazionale portò in tutto il mondo una forte inflazione. In politica interna Aznar fece due errori: intervenne militarmente contro il Marocco che aveva occupato l’isola Perejil, senza aprirsi al dialogo; e ordinò di portare al largo la petroliera Prestige, il petrolio fuoriuscito dalla falla dello scafo causò un disastro ambientale immane. Ma le accuse maggiori giunsero quando dichiarò il partito politico indipendentista basco, Batasuna, illegale. Grazie all’appoggio del nuovo alleato, gli USA, il premier spagnolo ottenne l’internazionalizzazione del Compromiso Antiterrorista: blocco finanziario a qualsiasi ente legato al terrorismo, blocco dei fondi personali dei terroristi e la condanna massima per i reati di terrorismo. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, l’Unione Europea e una risoluzione dell’ONU iscrissero Batasuna e molte altre sigle nelle liste delle organizzazioni terroristiche internazionali, come ETA. Aznar è un fervido sostenitore della Dottrina Bush, secondo cui gli USA dovrebbero esercitare un’egemonia attiva negli affari mondiali, anche con l’ausilio militare. L’allineamento di Aznar alla politica di Bush era totale. Nonostante ciò, pur dichiarando che in caso gli americani avessero attaccato l’Iraq senza il sostegno dell’ONU la Spagna sarebbe stata al loro fianco, egli puntualizzò che le truppe spagnole si sarebbero recate in loco solo per ragioni umanitarie e per garantire la sicurezza. Quando ormai era chiaro che non vi erano armi di distruzione di massa in Iraq e che Saddam Hussein non aveva collaborato con Al Qaeda, negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Australia furono istituite commissioni

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