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Agro-industria e sviluppo locale

Informazioni tesi

  Autore: Vincenza Giancristiano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Carlo Trigilia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 224

Nel corso degli anni novanta, con la fine dell’intervento straordinario, una serie di studi di carattere socio-economico ha descritto un Mezzogiorno differente dall’immagine prevalente di area uniformemente arretrata. Nell’ultimo decennio, infatti, se osserviamo il Mezzogiorno ciò che riscontriamo è un’area simile al resto del paese per ciò che riguarda consumi e stili di vita, ma frammentato al suo interno per ritmi di crescita e dinamicità economica. Il Mezzogiorno appare come un territorio fortemente polarizzato in cui, da una parte, emergono aree fortemente specializzate dal punto di vista produttivo; dall’altra contesti locali in cui permangono le tradizionali condizioni di arretratezza. I contesti locali più dinamici risultano spesso specializzati nella produzione di beni appartenenti alla manifattura tradizionale. In altri casi, invece tali contesti “più forti” si caratterizzano per la dotazione di prodotti agricoli autoctoni, la cui lavorazione e trasformazione sul territorio dà origine a prodotti alimentari di alta qualità. I sistemi locali specializzati nell’agro-industria sembrano, a differenza di quelli specializzati nella manifattura tradizionale, risentire in misura minore della competizione esercitata dai paesi emergenti sul mercato internazionale, in quanto la competitività di tali sistemi è legata alle risorse endogene del territorio e al successivo processo di valorizzazione, frutto della tradizione artigianale sedimentatasi all’interno dell’area.
Le zone del Mezzogiorno cresciute più di altre presentano alcune caratteristiche comuni, che le linee di intervento straordinario del passato non consideravano come risorse utili per lo sviluppo: dimensioni urbane medio-piccole, bassa pressione demografica, lontananza dalle principali aree metropolitane e dai poli creati dalla Cassa per il Mezzogiorno nei settori di base e un tessuto industriale costellato dalla presenza di imprese prevalentemente manifatturiere, integrate con il territorio. In ultimo, si tratta, spesso, di contesti locali integrati e con scarsi fenomeni di criminalità organizzata.
Il lavoro di tesi si è concentrato intorno ad un sistema locale del lavoro (SLL) meridionale: il SLL di Rionero in Vulture localizzato in Basilicata e specializzato nell’agro-industria. L’analisi si è concentrata intorno ad una pluralità di aspetti, come le caratteristiche della struttura produttiva, l’intervento pubblico, e i cambiamenti che hanno attraversato la società locale. Particolare attenzione, inoltre, è stata dedicata alla politica, una variabile poco indagata nel passato, ma che sembra aver agevolato il processo di crescita economica che attualmente percorre alcune aree del territorio regionale.
Lo studio del SLL di Rionero in Vulture si è articolato in due fasi. Nella prima, attraverso l’analisi dei dati censuari, sono state descritte le principali caratteristiche della struttura agricola e industriale. Nella seconda, invece, l’indagine si è spostata sul campo, intervistando i protagonisti dello sviluppo in atto: gli imprenditori e alcuni esponenti delle istituzioni politiche locali.

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6 Introduzione Nel corso degli anni novanta, una serie di studi di carattere socio-economico ha descritto un Mezzogiorno differente dall’immagine dominante di area uniformemente arretrata rispetto al resto del paese. L’approccio seguito da queste ricerche si distingue da quello tradizionale della letteratura sul Mezzogiorno, incentrata sull’analisi macroeconomica dei fattori di crescita. Il nuovo approccio analitico evidenzia le differenze interne al Mezzogiorno e pone l’accento sulla dimensione locale dei processi di sviluppo. Questi studi dimostrano l’esistenza anche nel Sud di percorsi alternativi di crescita, spesso in contesti isolati e lontani dai poli industriali creati dalla Cassa per il Mezzogiorno. I quarant’anni di intervento pubblico, infatti, hanno favorito una crescita generalizzata dei consumi e dei redditi, riducendo il divario intercorrente con il resto del paese. Tuttavia non tutti i contesti locali meridionali hanno sfruttato allo stesso modo le occasioni offerte dalla cornice normativa ordinaria e straordinaria. Infatti, oggi il Mezzogiorno appare simile al resto del paese per quanto riguarda stili e aspettative di vita, ma, allo stesso tempo, risulta segmentato al suo interno per quanto riguarda il dinamismo economico. Nel corso dell’ultimo decennio, sono emerse aree dinamiche che mostrano una significativa crescita: alcune collocate lungo la direttrice adriatica, seguendo un percorso di diffusione dello sviluppo economico traente origine dalle regioni del Centro-Nordest; altre, collocate in aree più interne, considerate, secondo la tipologia proposta da Rossi Doria [1956], come l’osso del Mezzogiorno. Questi territori, cresciuti più di altri, mostrano alcune caratteristiche comuni, non considerate dalle politiche di intervento come risorse utili allo sviluppo: dimensioni urbane medio-piccole, bassa pressione demografica, distanza dalle principali aree metropolitane e dai poli industriali costruiti dalla Cassa per il Mezzogiorno nei settori di base e un tessuto industriale costellato dalla presenza di piccole imprese manifatturiere. Inoltre, si tratta di aree in cui i fenomeni di criminalità organizzata risultano scarsi. Un ulteriore elemento che può in qualche misura aver favorito l’inizio di un percorso di sviluppo riguarda i caratteri della politica. Una variabile poco indagata nel passato, ma che, come è stato confermato da diversi studi, assume un ruolo molto importante per alcuni contesti locali meridionali, in cui stabili maggioranze alla guida dei governi locali (regionali o comunali) sono riuscite a mettere a punto politiche di interesse più generale. In altre parole, i processi di modernizzazione politica possono essere molteplici, ma in generale incoraggiano lo sviluppo economico se riescono a creare barriere all’uso particolaristico delle risorse. Proporre questa ipotesi per spiegare le differenze territoriali interne al Mezzogiorno significa mantenere

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