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Gruppi per malati organici

Informazioni tesi

  Autore: Roberto Bucci
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Claudio Neri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

La proposta del gruppo in ambito medico per pazienti con malattie organiche croniche è motivata dalla necessità di fornire un intervento integrato che consideri anche gli aspetti psicologici che vi sono legati. La visione medica della malattia è la rappresentazione dominante nella nostra cultura; secondo questa prospettiva, nel fatto morboso è assente la dimensione del significato ed esso è ridotto ad una modificazione strutturale, o funzionale, verificatasi nell’organismo malato. Tale rappresentazione non rispecchia la realtà esperita soggettivamente dal paziente e per questo motivo egli avanza una richiesta di senso che va tenuta in considerazione. Questo problema evidenzia la necessità di una presa in carico che non sia parziale, limitata alla parte malata del paziente, ma che consideri il disturbo all’interno della globalità della sua esperienza. Come ci mostrano gli studi antropologici, nelle culture tradizionali il disagio corporeo è spiegato facendo ricorso a complessi sistemi simbolici che collegano il corpo individuale al mondo naturale e all’ordine sociale, seguendo una logica simile a quella del sogno; la cura del disturbo è realizzata, all’interno del contesto sociale nel quale si è generato, da figure che hanno il compito di costruirne o recuperarne il senso, e di restituirlo all’individuo e alla sua comunità. Con l’avvento della psicoanalisi si è prodotto un sostanziale ripensamento del concetto di malattia che ha portato al recupero del suo significato all’interno dell’arco di vita della persona. Essa è vista come un avvenimento che coinvolge interamente la persona e l'obiettivo e di favorirne una riappropriazione da parte del malato. Nelle teorie dei vari autori considerati (Freud,Winnicott, Bion, Chiozza, Gaddini, De Toffoli, Soavi) si possono osservare differenti concezioni della corporeità.
Il pensiero di Bion, in particolare, permette un’ulteriore evoluzione della teoria psicoanalitica. Egli postula l’esistenza, nel gruppo, di un livello proto-mentale nel quale «il fisico e lo psicologico […] si trovano in uno stato indifferenziato»; da questa dimensione originerebbero sia gli stati emotivi che pervadono la vita mentale collettiva, che le malattie somatiche. Il gruppo analitico diviene, quindi, la sede adatta per indagare le dimensioni associate alla patologia somatica: in questo spazio è possibile trasformare le esperienze sensoriali grezze della malattia e renderle disponibili alla produzione di pensiero.Attualmente, nel contesto di cura della patologia organica, si assiste ad una crescente richiesta di interventi che considerino la persona malata nella sua globalità; conseguentemente a ciò la figura dello psicologo si sta progressivamente inserendo nel Servizio Sanitario Nazionale per accogliere e contenere le implicazioni emotive presenti nella manifestazione e nello sviluppo di queste patologie. Il gruppo analitico viene istituito con la funzione di occuparsi del vissuto del paziente nei confronti della propria malattia.Il Reparto, all’interno della struttura ospedaliera, propone naturalmente un raggruppamento di pazienti con la stessa patologia, ma ciò che permette il passaggio da una serie disomogenea di pazienti ad un gruppo omogeneo è la presenza di un conduttore il quale si fa garante della capacità e della possibilità di pensare la malattia.Essa, per il paziente, si presenta come un evento traumatico improvviso e, nel caso delle patologie croniche, va a costituire una caratteristica fondante la sua identità poiché le prescrizioni mediche occupano gran parte della giornata e si assiste ad un mutamento radicale delle proprie abitudini di vita. Il gruppo analitico è lo spazio adatto in cui si può recuperare la propria soggettività all’interno di un contesto, come quello del reparto ospedaliero, che espone al rischio di anomia e alienazione (ad es. si viene identificati con il tipo di disturbo, si viene chiamati con il numero del proprio letto, ecc.).Quando la malattia comporta un dolore intenso, la capacità di pensare l’esperienza che si sta vivendo diviene problematica in quanto essa può determinare una destrutturazione del pensiero simbolico e quindi, se il paziente non viene aiutato, rischia la compromissione anche della propria salute psicologica. Il gruppo realizza una funzione di contenimento delle angosce evocate dalla situazione patologica. Al suo interno possono essere rappresentate le emozioni e le sensazioni che non riescono ad essere pensate individualmente perché estremamente dolorose; esse vengono restituite in una forma più ordinata e quindi più pensabile, ristabilendo così un senso di continuità tra le vicende somatiche e la propria affettività.

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5 Introduzione La proposta del gruppo in ambito medico per pazienti con malattie organiche è motivata dalla necessità di fornire un intervento integrato verso patologie che coinvolgono la persona nella sua totalità. L’approccio psicoanalitico favorisce una concezione della malattia come “fenomeno somatopsichico”, mentre la salute è vista come un processo che si costruisce nel corso dello sviluppo, attraverso il passaggio per stati di malattia che permettono la formazione della propria identità psicosomatica e la comprensione delle relazioni affettive instaurate con chi si prende cura di noi (Parmelee, 1986). Alcuni tipi di patologia non possono essere curati solamente attraverso un intervento medico, in quanto si tratta di malattie croniche o addirittura terminali, in questi casi è necessario fornire alla persona malata un trattamento che tenga conto degli aspetti affettivi che si legano agli eventi del corpo. Nel Capitolo 1 è proposta una rivisitazione del concetto di malattia considerandola secondo varie ottiche: nella medicina, nella psichiatria, in psicoanalisi, ed infine in antropologia e sociologia. Viene sottolineata la sua natura concettuale: essa non va ad individuare una realtà definita e concreta, ma è piuttosto una “costruzione”, una “forma” che adottiamo per dare senso alle cose. Il senso della malattia, nelle civiltà tradizionali, viene fornito da complessi sistemi simbolici di significazione del disagio: i sintomi del corpo sono visti in relazione all’ordine sociale e naturale. Nella nostra cultura moderna, invece, queste interpretazioni sono abbandonate a favore di più solide spiegazioni scientifiche; e se da una parte questo ha permesso enormi progressi alla nostra civiltà (si pensi alla scomparsa di malattie che prima erano letali), da un altro punto di vista ci

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