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Tra immigrazione e intercultura: storia e etnografia di una scuola torinese

Si tratta di una ricerca etnografica in un contesto scolastico attraverso la quale ho presentato un confronto tra l'esperienza di integrazione dei meridionali e l'esperienza di integrazione degli stranieri. La ricerca si è svolta in una scuola elementare situata in Barriera di Milano, un quartiere di Torino in cui si è concentrata la presenza di meridionali prima e stranieri poi. Attraverso un' iniziale ricerca nell'archivio della scuola e la successiva ricerca etnografica (presenza sul campo e interviste) ho ricostruito i differenti percorsi che hanno portato sia i meridionali, sia gli stranieri ad assumere atteggiamenti positivi verso la scuola. Ho poi trattato questioni relative al rapporto con l'alterità e la diversità (meridionali e stranieri), e in una prospettiva transnazionale ho analizzato il rapporto che meridionali e stranieri di seconda generazione hanno con le proprie origini (tradizioni, terra natia dei genitori e paesani in diaspora). Infine, ho proposto delle valutazioni sulle trasformazioni che hanno caratterizzato sia la scuola in generale, sia la scuola dove ho condotto la ricerca.

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1 Introduzione Goffredo Fofi (1975: 296-297) scriveva, quasi quarant’anni fa nel suo lavoro sull’immigrazione meridionale degli anni Cinquanta e Sessanta: «L’immigrazione a Torino è un esempio di come i cambiamenti sono avvenuti e avverranno». Un’affermazione che, visti gli sviluppi, è ancora oggi da considerarsi valida e che sembra potersi adattare anche alla mia situazione. Io sono, infatti, sia uno dei tanti rappresentanti della seconda generazione dell’immigrazione meridionale a Torino, sia testimone - come tutti noi - dei recenti cambiamenti conseguenti all’immigrazione internazionale in quella che è ed è sempre stata la mia città. Partendo dall’affermazione di Fofi vorrei precisare che il mio obiettivo non è quello di elencare i cambiamenti che mi hanno direttamente coinvolto o che hanno riguardato in particolare i figli degli immigrati meridionali, tanto meno quello di enumerare i cambiamenti concernenti gli immigrati internazionali o i loro figli. Piuttosto è mia intenzione mostrare le eventuali analogie e relazioni che ci possono essere tra i due fenomeni. E in particolare, analizzare i cambiamenti relativi ai migranti minori e ai figli di immigrati sia meridionali sia extracomunitari, nella convinzione che, pur trattandosi di esperienze migratorie differenti, non sia sbagliato pensare che ci possano essere delle analogie (Pugliese 2002). Dal dopoguerra, infatti, la città di Torino è stata teatro prima dell’immigrazione interna dal Sud dell’Italia, poi di quella internazionale dall’Est Europeo e “dall’altro Sud”, fenomeni che hanno portato a forti cambiamenti economici, demografici e sociali. Non sorprende, quindi, che questi fenomeni abbiano suscitato molto interesse, tanto meno sorprende che grandi attese siano state rivolte all'antropologia, “Scienza dell’Altro” caratterizzata dall’attenzione rivolta alla differenza culturale, alla dimensione etnografica e alla ricerca sul campo. Tuttavia, tenendo conto dello sviluppo qualitativo e quantitativo degli studi antropologici sulle migrazioni, è meglio precisare che la mia attenzione si è limitata all’esperienza dei minori immigrati. Questo mio interesse si è sviluppato dall’esigenza di esplorare il loro mondo, di indagare le aspettative e i “destini culturali” dei ragazzi migranti, di prima o seconda generazione, di oggi e di ieri, di valutare le risorse che il territorio torinese sta creando per i minori stranieri e per chi si occupa di loro, infine per capire se e come questo sia stato fatto nel caso dei figli dei migranti di ieri. Fissato l’obbiettivo sulla migrazione infantile, extra ed intraterritoriale, la mia ricerca è partita dall’analisi dell’archivio di una scuola elementare di Barriera di Milano, uno dei quartieri

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Giuseppe Saggese Contatta »

Composta da 165 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 11199 click dal 28/10/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.