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Il nesso di causalità nei reati omissivi impropri

Informazioni tesi

  Autore: Federico Repetti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Marco Pelissero
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 105

La tesi tratta di uno dei settori più importanti e problematici del Diritto penale: il nesso di causalità. Più nello specifico, viene affrontato il tema del rapporto causale nei reati omissivi impropri (art. 40, comma 2, c.p.), con l'indicazione dettagliata degli orientamenti dottrinali (in primis, le teorie di Federico Stella) e, in particolare, di quelli giurisprudenziali.
Quello della responsabilità medica per omesso impedimento dell'evento è uno dei temi fondanti della relazione e ciò soprattutto in virtù della recente "riscoperta" del ruolo fondamentale, nell'ambito del nostro ordinamento, dell'articolo 32 della Costituzione (diritto alla salute).
Non manca una scrupolosa analisi del concetto di "ragionevole dubbio" e un excursus sull'utilizzabilità delle massime d'esperienza e delle indagini epidemiologiche, senza tralasciare interessanti spunti comparatistici con il sistema USA. La parte conclusiva della tesi prende in rassegna i diversi progetti di rifoma in tema di nesso eziologico.

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2 PREMESSA Il nesso di causalità e, più nello specifico, le possibili definizioni di tale rapporto, nonché gli strumenti più idonei alla sua individuazione, rappresentano una delle sfide più importanti per gli studiosi di diritto penale, dovendosi però precisare che le discussioni in merito a tale argomento non investono soltanto un ambito prettamente giuridico bensì anche settori che, pur apparendo lontani ad un giurista, in realtà non lo sono affatto: mi riferisco in particolare alla filosofia e alle scienze naturali. Nelle prossime pagine si cercherà di ripercorrere le linee fondamentali delle disquisizioni sull’argomento, soffermandosi con maggiore dettaglio sul rapporto causale nei reati omissivi impropri, detti anche commissivi mediante omissione. Sarà però utile, prima di addentrarsi nella specificità della causalità c.d. omissiva, offrire una visione d’insieme su quelle che sono le principali teorie della causalità, giacchè risulterebbe poi difficile comprendere le linee portanti delle argomentazioni sul nesso causale nei reati omissivi. In modo particolare su quest’ultimo aspetto, che poi rappresenta il nucleo portante della relazione, si porteranno a supporto della discussione alcune sentenze della Corte di Cassazione. La Suprema Corte, infatti, si è sempre dimostrata molto attiva in un settore impervio come quello della spiegazione causale degli eventi e le sue sentenze, proprio perché caratterizzate da quella autorevolezza che contraddistingue le decisioni del massimo organo giurisdizionale del nostro Paese, hanno spesso innescato vivaci (per usare un eufemismo) dibattiti dottrinali che hanno contribuito ad arricchire la cultura giuridica italiana. La maggior parte delle sentenze che verranno prese in esame, in quanto latrici di interessanti orientamenti sul tema causale, vertono sul tema della responsabilità degli operatori sanitari. Quella della responsabilità medica è di certo una materia che più di altre è in grado di colpire l’attenzione delle fasce più ampie di popolazione, non limitandosi, come di solito accade, a catalizzare l’interesse di qualche volenteroso studioso. Il motivo di tale interesse è chiaro, poiché ad essere in gioco è un bene (un bene giuridico, se ci poniamo da un punto di vista tecnico) di primaria importanza e che il nostro ordinamento tutela nel modo più incisivo possibile, ponendolo a livello costituzionale (art. 32 Cost.): la salute.

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