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Le relazioni tra il Fondo Monetario Internazionale e la Bolivia

Informazioni tesi

  Autore: Flavio Pastore
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Fabio Fossati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 41

Lo scritto è basato principalmente sull'operato delle organizzazioni internazionali Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale in un paese in via di sviluppo (Pvs) dell'America Latina: la Bolivia. Nelle prime due sezioni introduttive è stata realizzata una breve presentazione delle due organizzazioni internazionali, citando anche le principali teorie di riferimento della politologia internazionale. Si dà una definizione di regime internazionale e si elencano le modalità e i pressupposti per la sua effettività.
La seconda sezione, in particolare, si focalizza sull'evoluzione politica del paese andino, analizzando la fase democratica (di stampo populista fino all'inizio degli anni '70) , la fase a favore dei regimi militari (dagli anni '70 ai primi anni '80) , la fase di avvio al consolidamento democratico, iniziata da metà anni '80 e che continua nei giorni nostri. Questa é caratterizzata da democrazie guidate da governi di stampo liberista, che hanno consentito alla Bolivia, tramite gli orientamenti e le pressioni del Fondo Monetario, un significativo sviluppo economico, pur rimanendo un paese a medio/basso reddito.
Gli ostacoli maggiori sono rappresentati delle forti contestazioni da parte dei settori della società più nazionalisti e indigeni, che hanno un seguito elettorale vicino al 60% della popolazione totale.
La terza parte invece consiste in un'analisi empirica dell'attività di FMI e BM a contatto con la crisi generale del debito estero del 1982 e la crisi dovuta al processo iperinflazionistico del 1985, fino al contesto odierno di instabilità politica sottolineato dalle recenti interruzioni dei mandati presidenziali.

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2Introduzione Nel 1944 lo scenario della seconda guerra mondiale aveva aperto gli occhi a chi, sebbene rientrasse tra i vincitori del conflitto, non poteva fare a meno di accorgersi della drammaticità del panorama europeo. Occorrevano quindi delle istituzioni valide e delle organizzazioni forti, che potessero avviare e allo stesso tempo accelerare il piano di recupero economico dei paesi maggiormente straziati. Lo stesso anno nascono così a Bretton Woods, una piccola cittadina balneare dello Stato del New Hampshire negli Usa, due organizzazioni: il FMI (Fondo Monetario Internazionale) e la BM (Banca Mondiale). La prima si occuperà, come analizzerò nel corso del primo capitolo, di evitare le crisi finanziarie, di stabilizzare le valute; quindi occuperà, almeno inizialmente, un compito prettamente monetario. La seconda invece decide, dalla conferenza di Bretton Woods di aiutare i paesi europei maggiormente colpiti dalla guerra, ma vedremo che il suo obiettivo si sposterà soprattutto sui paesi in via di sviluppo (PVS). La fase che caratterizza le politiche di aiuto ai paesi europei da parte della Banca Mondiale difatti si dimostra molto breve. Effettivamente è solo fino al 1947 che interviene, erogando solamente quattro prestiti, di cui i primi due di maggiore rilievo (Francia e Olanda), mentre gli altri (Danimarca e Lussemburgo) assumono una minore importanza. La forte mobilitazione di risorse verso il vecchio continente è invece predisposta da un altro programma, che si occuperà da questa data della ricostruzione europea: il Piano Marshall 1 . Questo piano complessivamente, tra il 1947 e il 1953, erogò prestiti per un totale di una quindicina di miliardi di dollari, più di venti volte i fondi stanziati dalla BM, che si fermò ad una cifra vicina ai 500 milioni. Chiusa questa parentesi europea, come dicevo la Banca Mondiale dedica così tutta la sua attenzione e tutti i suoi sforzi verso i paesi in via di sviluppo, almeno questo è il progetto di base. In realtà la BM doveva fare i conti con la maggior parte dei paesi (per l’appunto i PVS) che avevano a quel tempo una grande dipendenza dalle potenze di cui erano delle colonie. Ma anche in futuro il compito di questa organizzazione, come esporrò nel primo capitolo, sarà caratterizzato da molte difficoltà, attenuate solamente in parte dalle “politiche di convergenza” con il FMI attuate negli anni ‘90, organizzazione, che come analizzerò, avrà una forte esposizione nell’area latino-americana solo a partire dagli anni ’80. L’obiettivo di questo scritto mira ad inquadrare un PVS di mia scelta di questa regione, che ha destato la mia attenzione. La scelta della Bolivia come tema della mia esposizione deriva principalmente da due fattori: 1) l’intensità di interventi da parte del FMI in AL, soprattutto a partire dagli anni ‘80; 2) il contesto economico del paese andino, caratterizzato da un reddito medio/basso, condizione sufficiente a generare un forte coinvolgimento anche dell’altra organizzazione internazionale, la BM, che però, insieme al FMI, non ha ultimamente pianificato un programma chiaro per i PVS. Analizzerò quindi l’impatto FMI/BM in Bolivia e i risultati, come si potrà vedere al termine della mia analisi, saranno molto interessanti. Il primo capitolo è introduttivo. Analizzerò innanzitutto la struttura e la funzionalità delle due organizzazioni FMI e BM , poi l’impatto delle stesse con l’America Latina, indicando le teorie, i punti di svolta e i risultati principali ottenuti in quest’area, nonché le critiche avanzate dagli economisti. 1 I paesi europei vennero aiutati dalla BM fino al 1947, anno che sancisce l’approvazione del Piano Marshall, un programma che si occuperà d’ora in poi della ricostruzione europea. Per la precisione, i prestiti più consistenti della BM furono erogati alla Francia (250 milioni di dollari) e all’Olanda (195 milioni). Di minore portata i prestiti erogati alla Danimarca (40 milioni) e al Lussemburgo (12 milioni). [www.worldbank.org]

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