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La questione della morte cerebrale nell'attuale dibattito bioetico

Fino a poche decine di anni orsono, la tradizione medica e giuridica occidentali ritenevano che la morte potesse essere accertata mediante riscontro dell’irreversibile cessazione delle funzioni cardiopolmonari spontanee. Dalla prima metà del Novecento i progressi scientifici, legati principalmente allo sviluppo di tecniche per la rianimazione, hanno messo in discussione l’adeguatezza del criterio cardiopolmonare e degli esami strumentali ad esso collegati per accertare il decesso di pazienti con lesioni cerebrali tali da causare stato di incoscienza e dipendenza dalle apparecchiature per la ventilazione assistita.
Come devono essere considerati questi pazienti: vivi o morti? L’eventuale sospensione dei trattamenti rianimatori potrebbe essere causa della loro morte o soltanto un gesto imposto dal decesso, già verificatosi ma dissimulato dalla ventilazione artificiale? Possono essere utilizzati criteri alternativi a quello cardiorespiratorio per accertare la morte di questi pazienti? Quale giustificazione consentirebbe il loro impiego? Gli interrogativi ora formulati costituiscono alcuni esempi delle questioni che circa cinquant’anni fa i medici e, in modo sempre più marcato con il trascorrere del tempo, i giuristi, i filosofi, i teologi, l’opinione pubblica hanno dovuto affrontare, e delle quali oggi – soprattutto all’estero - si continua a discutere.

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Rosangela Barcaro 4 Introduzione 1. Premessa In ogni società umana la morte costituisce l’evento che dà inizio ad una serie di pratiche sociali, religiose, legali, e il suo accertamento richiede l’utilizzo di mezzi che consentano di stabilire con certezza quando un individuo può essere dichiarato morto. Fino a poche decine di anni orsono, la tradizione medica e giuridica occidentali ritenevano che la morte potesse essere accertata mediante riscontro dell’irreversibile cessazione delle funzioni cardiopolmonari spontanee. Dalla prima metà del Novecento i progressi scientifici, legati principalmente allo sviluppo di tecniche per la rianimazione, hanno messo in discussione l’adeguatezza del criterio cardiopolmonare e degli esami strumentali ad esso collegati per accertare il decesso di pazienti con lesioni cerebrali tali da causare stato di incoscienza e dipendenza dalle apparecchiature per la ventilazione assistita. Come devono essere considerati questi pazienti: vivi o morti? L’eventuale sospensione dei trattamenti rianimatori potrebbe essere causa della loro morte o soltanto un gesto imposto dal decesso, già verificatosi ma dissimulato dalla ventilazione artificiale? Possono essere utilizzati criteri alternativi a quello cardiorespiratorio per accertare la morte di questi pazienti? Quale giustificazione consentirebbe il loro impiego? Gli interrogativi ora formulati costituiscono alcuni esempi delle questioni che circa cinquant’anni fa i medici e, in modo sempre più marcato con il trascorrere del tempo, i giuristi, i filosofi, i teologi, l’opinione pubblica hanno dovuto affrontare, e delle quali oggi – soprattutto all’estero - si continua a discutere. Alla fine degli anni Sessanta queste domande hanno ottenuto risposte, in parte contenute in un documento, il cosiddetto rapporto di Harvard: 1 in esso erano contenuti i criteri neurologici, alternativi a quelli cardiopolmonari, per l’accertamento del decesso. L’impiego di tali criteri, nel corso di pochi anni, è riuscito a riscuotere un consenso piuttosto ampio nella comunità scientifica internazionale. Tuttavia, a distanza di anni, alcuni studiosi statunitensi sono tornati a porsi quei vecchi quesiti e a ripensare alle risposte ad essi fornite. È così accaduto che, soprattutto agli inizi degli anni Novanta del XX secolo, i criteri neurologici (chiamati anche criteri per la morte cerebrale), insieme alle giustificazioni avanzate per il loro

Tesi di Dottorato

Dipartimento: Dipartimento di Cultura Giuridica

Autore: Rosangela Barcaro Contatta »

Composta da 212 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5990 click dal 09/11/2005.

 

Consultata integralmente 22 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.