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Geochimica degli elementi in tracce di clinopirosseni ed anfiboli nelle lave dell’Etna

Informazioni tesi

  Autore: Elisa Vidotto
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Geologia e risorse naturali
  Relatore: Riccardo Vannucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 101

La storia geologica dell’ Etna è ormai nota e le ricerche più recenti in ambito geologico, petrologico e geochimico hanno consentito di avere un quadro di insieme dell’evoluzione dei magmi dalle zone sorgenti ai livelli più superficiali. A fronte di un ormai vasto set di dati chimici relativi alle diverse lave emesse nel corso della sua evoluzione geologica, minori sono certamente le informazioni disponibili sulla composizione chimica delle fasi mineralogiche presenti nei prodotti dell'Etna, particolarmente per quanto concerne gli elementi in tracce.
Un aspetto recente che ha suscitato notevole interesse per le possibili implicazioni magmatologiche e di dinamica eruttiva è la presenza di fenocristalli di anfibolo. Questo minerale era comunemente presente nei prodotti Etnei antichi (> 15000 anni) a composizione da intermedia a evoluta e segnalato nell’eruzione Pliniana del 122 AC, ma non più descritto nei prodotti più recenti. Il rinvenimento di anfibolo nei prodotti recenti ha posto alcuni quesiti ai vulcanologi circa un cambiamento del sistema di alimentazione Etneo con conseguenze per i fattori di rischio. Quale conclusione estrema è stato ipotizzato che l'anfibolo sia legato ad un aumento dell'attività di H20 causato dall'ingresso negli originari magmi Etnei di fluidi derivati dalla vicina zona di subduzione Eoliana. Tale ipotesi farebbe ipotizzare un carattere via via più esplosivo dell'Etna, in accordo anche con alcune deduzioni basate sul chimismo delle inclusioni vetrose nelle olivine di Stromboli e Vulcano (Schiano et al., 2001).

Il presente lavoro di tesi intende contribuire alla migliore conoscenza della composizione chimica dei minerali presenti nelle lave dell'Etna, fornendo nuovi dati microanalitici sulla distribuzione degli elementi in tracce di interesse geochimico e petrologico in cristalli di anfibolo e clinopirosseno rinvenuti in campioni di lave appartenenti a diversi periodi. I nuovi dati consentono di verificare le condizioni di equilibrio tra clinopirosseno e anfibolo, di fornire vincoli chimico-fisici circa le modalità di formazione dell'anfibolo e di conoscere, attraverso l’uso di coefficienti di distribuzione, la composizione dei magmi da cui queste fasi sono cristallizzate.
Il confronto dei dati ottenuti con quelli disponibili in letteratura consente di formulare un quadro più dettagliato circa l’origine ed evoluzione dei magmi e la loro dinamica all'interno del sistema di alimentazione, sia profondo che superficiale.

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1 Cap. 1 – Introduzione e scopi del lavoro La storia geologica dell’Etna è ormai nota e le ricerche più recenti in ambito geologico, petrologico e geochimico hanno consentito di avere un quadro di insieme dell’evoluzione dei magmi dalle zone sorgenti ai livelli più superficiali. A fronte di un ormai vasto set di dati chimici relativi alle diverse lave emesse nel corso della sua evoluzione geologica, minori sono certamente le informazioni disponibili sulla composizione chimica delle fasi mineralogiche presenti nei prodotti dell'Etna, particolarmente per quanto concerne gli elementi in tracce. Un aspetto recente che ha suscitato notevole interesse per le possibili implicazioni magmatologiche e di dinamica eruttiva è la presenza di fenocristalli di anfibolo. Questo minerale era comunemente presente nei prodotti Etnei antichi (> 15000 anni) a composizione da intermedia a evoluta e segnalato nell’eruzione Pliniana del 122 AC, ma non più descritto nei prodotti più recenti. Il rinvenimento di anfibolo nei prodotti recenti ha posto alcuni quesiti ai vulcanologi circa un cambiamento del sistema di alimentazione Etneo con conseguenze per i fattori di rischio. Quale conclusione estrema è stato ipotizzato che l'anfibolo sia legato ad un aumento dell'attività di H 2 0 causato dall'ingresso negli originari magmi Etnei di fluidi derivati dalla vicina zona di subduzione Eoliana. Tale ipotesi farebbe ipotizzare un carattere via via più esplosivo dell'Etna, in accordo anche con alcune deduzioni basate sul chimismo delle inclusioni vetrose nelle olivine di Stromboli e Vulcano (Schiano et al., 2001). Il presente lavoro di tesi intende contribuire alla migliore conoscenza della composizione chimica dei minerali presenti nelle lave dell'Etna, fornendo nuovi dati microanalitici sulla distribuzione degli elementi in tracce di interesse geochimico e petrologico in cristalli di anfibolo e clinopirosseno rinvenuti in campioni di lave appartenenti a diversi periodi. I nuovi dati consentono di verificare le condizioni di equilibrio tra clinopirosseno e anfibolo, di fornire vincoli chimico-fisici circa le modalità di formazione dell'anfibolo e di conoscere, attraverso l’uso di coefficienti di distribuzione, la composizione dei magmi da cui queste fasi sono cristallizzate. Il confronto dei dati ottenuti con quelli disponibili in letteratura consente di formulare un quadro più dettagliato circa l’origine ed evoluzione dei magmi e la loro dinamica all'interno del sistema di alimentazione, sia profondo che superficiale.

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Parole chiave

anfiboli
clinopirosseni
etna
geologia
lava
magma
mineralogia
vesuvio
vulcani
vulcano

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