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Le discrasie tra Teoria e Prassi nell'applicazione della pena con particolare riferimento al detenuto straniero

Informazioni tesi

  Autore: Marta Parisi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Francesco Tritto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 298

Erosa da critiche penetranti, accusata duramente per la sua inumanità, demistificata dall’evidenza sociologica, la sanzione sembra aver perso nel nostro tempo ogni attendibilità.

Ci si chiede quali siano le sue reali finalità penali, quali effetti fisici e psichici produca sui detenuti, e quale sia il suo rapporto con una società in rapido cambiamento. Viviamo in una cultura, contraria a quella che aveva animato il vibrante dibattito sulla Costituzione. Una cultura non più fondata sui valori ma sugli interessi, non più fondata sul valore della persona umana, quindi, ma sull’interesse contingente.

Da quanto si verifica nella prassi nasce la consapevolezza della difficoltà di individuare una pena che possa assolvere ai compiti costituzionalmente previsti. A ogni modo, nonostante le diverse posizioni, è opinione ormai condivisa da tutti che la pena deve essere considerata uno strumento di recupero del detenuto ai valori della legalità e della solidarietà, principi che ispirano tutta la nostra Costituzione, alla realizzazione dei quali lo Stato non può sottrarsi.

Il dato su cui in questa sede mi preme mettere l'accento è però rappresentato dal problema dell'esecuzione penale e del trattamento riservato ai detenuti stranieri, vi è infatti una disintegrazione del sistema sanzionatorio nel processo di differenziazione trattamentale.

Dopo le recenti modifiche, la nostra legislazione sull'immigrazione infatti, tende a rendere praticamente impossibile che un detenuto straniero, una volta scontata la pena, possa reinserirsi socialmente nel territorio italiano: ciò svuota, per questi soggetti, di ogni contenuto il terzo comma dell'articolo 27 della Costituzione, che vede la pena finalizzata alla rieducazione del condannato.

La sistematica prospettiva di essere espulso impedisce sicuramente alla pena di avere qualsiasi effetto "rieducativo-reinseritivo" e crea una intollerabile disparità di trattamento tra migranti e cittadini italiani ma soprattutto snatura il carcere, che da luogo in cui viene praticato un intervento sociale di tipo reinseritivo si trasforma in "un centro di permanenza temporanea" per uomini in attesa dell'esecuzione del provvedimento di espulsione.

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6 INTRODUZIONE La crisi in cui versa la sanzione penale, sia rispetto alla funzione che ai contenuti, rappresenta solo la punta di un iceberg che nasconde più profonde incertezze in cui si dibatte il diritto penale, al quale continua a delegarsi la risposta ad un problema così complesso come quello annoso della criminalità. Erosa da critiche penetranti, accusata duramente per la sua inumanità, demistificata dall’evidenza sociologica, la sanzione sembra aver perso nel nostro tempo ogni attendibilità. Da necessario strumento di controllo e di recupero di soggetti pericolosi, il carcere è divenuto sempre di più la pena per eccellenza in cui il condannato viene abbandonato a se stesso, senza che nulla possa modificare il suo stato. Ci si chiede quali siano le sue reali finalità penali, quali effetti fisici e psichici produca sui detenuti, e quale sia il suo rapporto con una società in rapido cambiamento. Viviamo in una cultura, contraria a quella che aveva animato il vibrante dibattito sulla Costituzione. Una cultura non più fondata sui valori ma sugli interessi, non più fondata sul valore della persona umana, quindi, ma sull’interesse contingente; una cultura dell’utilitarismo in luogo di una cultura intrisa di umanità, che in realtà finisce per capovolgere e stravolgere il significato che la Costituzione ha voluto assegnare all’idea della “anteriorità della persona di fronte allo Stato”. 1 Attraverso la normativa penitenziaria si è pervenuto indirettamente ad una sorta di riforma del sistema penale, anche se è tuttora in corso nel nostro paese un ampio dibattito sulla validità di tale sistema. Vi è un conflitto tra ideologia e prassi corrente: la situazione del carcere nel nostro paese insieme ai continui episodi di violenza rendono difficoltoso quel processo di rieducazione e umanizzazione che la Costituzione pone come finalità essenziale della esecuzione della pena. Da quanto si verifica nella prassi nasce la consapevolezza della difficoltà di individuare una pena che possa assolvere ai compiti costituzionalmente previsti. A ogni modo, nonostante le diverse posizioni, è opinione ormai condivisa da tutti che la pena deve essere considerata uno strumento di recupero del detenuto ai valori 1 FORTUNA, TRITTO, (a cura di), Crisi o collasso del sistema penale? Nel ricordo di Aldo Moro a vent’anni dal suo sacrificio, Atti del convegno (Cassino, 29 maggio 1998), Università degli Studi di Cassino, 2002.

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Parole chiave

art 27 costituzione
articolo 41 bis ordinamento penitenziario
carcere duro
detenuto straniero
finalità rieducativa della pena
legge bossi - fini
legislazione sull'immigrazione
pena
pena flessibile
rapporto italiani e stranieri
stranieri e carcere

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