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Le contromisure pacifiche nel diritto internazionale per gross violations di diritti umani

Informazioni tesi

  Autore: Olivia Barata Cavalcanti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Angela del Vecchio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 242

La contromisura è nata e si è sviluppata come mezzo per conseguire il risarcimento di un danno o la soddisfazione di un’offesa mediante l’appropriazione, da parte del soggetto leso, dei beni appartenenti al debitore. Il termine “contromisura” indica, in senso tecnico un comportamento in sé illecito adottato in risposta ad un illecito altrui. Le contromisure pacifiche acquistano particolare importanza quando utilizzate come reazione di un obbligo erga omnes; questi sono obblighi imposti simultaneamente nei confronti di tutti gli Stati che compongono la comunità internazionale, il che fa sì che, a seguire di un illecito, tutta la Comunità internazionale sarebbe intitolata a reagire. Fanno parte di questa categoria di obblighi i diritti umani fondamentali, la violazione dei quali da luogo ad una gross violation. Queste gravissime violazioni dei diritti umani, internazionalmente riconosciute, sono: la schiavitù, la tortura, il genocidio, l’apartheid, e la sparizione di prigionieri politici.
L’attuazione delle contromisure pacifiche è però sottoposta ad una serie di limiti che gli Stati devono rispettare. Innanzitutto quello degli adempimenti preventivi all’adozione di contromisure. A questo riguardo possiamo affermare che la maggior parte della dottrina è concorde nell’affermare la necessità dello svolgimento, da parte dello Stato offeso che intende reagire con una contromisura, di un’attività di tipo procedurale diretta verso lo Stato offensore. Inoltre, nel caso specifico di contromisure seguenti violazioni di obblighi erga omnes (nonostante non vi sia una norma positiva in proposito), un’ampia parte della dottrina riconosce almeno la necessità di consultazione degli altri soggetti lesi dallo stesso illecito, anche se non necessariamente all’interno di procedure prestabilite o organizzazioni internazionali. L’esercizio della contromisura pone un ulteriore problema riguardo i suoi limiti di attuazione relativo all’esistenza di un criterio di proporzionalità che regola la l’esercizio delle contromisure pacifiche. Partendo dal presupposto che il principio di proporzionalità è un limite all’esercizio delle contromisure che deve essere rispettato, per accertare se gli Stati si conformino veramente a questo principio, occorre fare una valutazione sia quantitativa che qualitativa. Si deve quindi fare riferimento sia al danno materiale che alla gravità dell’illecito commesso. Infine, è ormai sempre più diffusa in dottrina la tendenza ad annoverare tra i limiti dell’esercizio delle contromisure il rispetto del diritto internazionale cogente. Il problema più serio che si pone al riguardo è quello della tutela dei diritti umani. Di fatti, poiché la tutela della dignità umana rientra nel quadro delle norme di jus cogens, ne consegue gli Stati devono rispettare principi umanitari nell’attuazione di una contromisura. Su questo tema una parte della dottrina sostiene che per individuare quali diritti umani appartengano al diritto cogente occorre far riferimento soprattutto alle più importanti convenzioni multilaterali in materia. Un’altra parte della dottrina, invece, ritiene che il divieto di contromisure è quindi limitato alle sole gross violations di diritti umani mentre le altre norme internazionali di diritti umani, sia consuetudinarie che pattizie, potranno essere violate solo come reazione a violazioni esattamente corrispondenti. Un ultimo limite a cui è sottoposto l’esercizio delle contromisure è quello temporale; infatti, i provvedimenti adottati a titolo di contromisura, per essere leciti, devono essere revocati non appena lo Stato che ha commesso l’illecito muti la propria condotta e, dove richiesto, ripari all’illecito compiuto. A volte ad illeciti compiuti dai membri della comunità internazionale, l’azione individuale o collettiva degli Stati non è l’unica reazione possibile; le contromisure possono essere decise anche da organizzazioni internazionali.

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8 INTRODUZIONE L’obiettivo di questo lavoro è quello di verificare l’esistenza, nel diritto internazionale, di un’effettiva possibilità di adottare contromisure pacifiche in reazione ad illeciti internazionali. Per quanto riguarda gli illeciti internazionali, ai quali si reagisce a titolo di contromisura, lo studio si concentrerà soprattutto su quelli che rientrano nella categoria di “gross violations”, ossia violazioni particolarmente gravi di diritti umani fondamentali. I primi due capitoli sono dedicati soprattutto alla dottrina. Innanzitutto sarà esposto un breve excursus storico dell’istituto della contromisura, per capire in che modo si è evoluto all’interno della comunità internazionale e nel diritto internazionale generale. Nel primo capitolo (sezione I) si spiegherà in maniera approfondita il significato del termine “contromisura”, attraverso paragoni e distinzioni con altri istituti di autotutela, che vengono equiparati, da alcuni Autori, alle contromisure. Verrà innanzitutto esaminata la nozione di contromisura e di rappresaglia e in seguito verrà fatta una distinzione tra l’istituto in

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