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I nuovi Stati Membri della Unione Europea: il caso polacco

Nel primo maggio del 2004, l’Unione Europea ha accolto dieci nuovi paesi, raggiungendo quota 25.
Pertanto, pochi mesi fa, i nuovi membri hanno festeggiato il primo anniversario della loro adesione.
Questo allargamento è particolarmente rilevante. Esso, infatti, è il più grande della storia della UE. Infatti, i precedenti allargamenti contavano un massimo di tre paesi, mentre il più recente ne conta ben dieci. Pertanto il numero dei paesi che compongono la UE è aumentato del 66,6% (da 15 a 25) mentre la popolazione è cresciuta del 19%. Questo confronto tra i due dati percentuali mostra la contenuta grandezza delle popolazioni dei singoli nuovi membri.
L’evento dell’allargamento è caratterizzato da diversi significati. Alcuni di questi sono piuttosto oggettivi, in quanto connessi a variabili economico-quantitative, ed altri sono meno tangibili, come ad esempio gli aspetti socio-culturali. L’ingresso dei nuovi membri include dieci nuove lingue e culture. Soprattutto, include dieci nuovi governi e visioni politiche, che potrebbero appesantire il processo decisionale e legislativo comunitario.
Questi aspetti sono senz’altro interessanti, ma il tema principale di questo rapporto sono le economie dei nuovi membri e la loro evoluzione dalla caduta del muro di Berlino (1989) fino all’ingresso ufficiale nella UE (2004), con alcune previsioni per il futuro.
La grande maggioranza di essi è caratterizzata da un passato peculiare; testimoniano, infatti, il definitivo tramonto, in Europa, dei governi totalitaristi di impronta socialista-comunista (Polonia, Rep. Ceca, Slovacchia, Ungheria, Estonia, Lettonia, Lituania e Slovenia) ed anche delle economie pianificate di tipo centralizzato. Cipro e Malta hanno vissuto invece un passato più in linea con i modelli politici ed economici occidentali.
In particolare, l’attenzione sarà rivolta solo verso alcuni dei nuovi Stati membri della UE. L’analisi economica, infatti, verterà principalmente sui quattro nuovi membri dalle dimensioni geografiche ed economiche più rilevanti: Polonia, Ungheria, Rep. Ceca e Slovacchia.
Il rapporto è strutturato in 3 capitoli.
Il primo capitolo riguarda il passaggio dei paesi ex-socialisti da una economia di tipo centralizzato ad una economia di mercato. La prima parte del capitolo offre un’analisi delle misure di transizione e di stabilizzazione adottate dai governi, che sono state sostanzialmente le stesse in tutti i paesi in questione.
La differenza principale risiedeva nella velocità e nella tempistica con cui le misure sono state adottate. I due principali modelli di politica economica che si delinearono erano la “shock therapy” e il “gradualismo”. La parte finale del capitolo offre un resoconto generale dei risultati delle misure di stabilizzazione e della situazione economica dei paesi alla vigilia delle negoziazioni per l’ingresso nella UE.
Il secondo capitolo è una descrizione del processo di avvicinamento, e poi di adesione, dei paesi ex-socialisti alla Unione Europea. Vengono discusse le tappe e le condizioni di accesso, per poi passare ad una analisi economica in senso stretto, concentrando l’attenzione sull’impatto che l’adesione alla UE potrebbe avere sui nuovi membri. In particolare, sono presi in considerazione i costi che la UE ed i nuovi membri hanno dovuto e devono sostenere, i problemi ed i possibili benefici derivanti dall’allargamento, sempre in termini economici. Il capitolo si conclude con un ritratto generale delle dinamiche macroeconomiche di questi paesi negli anni precedenti l’ingresso nella UE, considerando PIL, crescita, inflazione e disoccupazione.
Il terzo ed ultimo capitolo, è dedicato al caso della Polonia, il paese più grande tra i nuovi membri, con una popolazione di circa 38 milioni di abitanti.
Nonostante sia ancora presto per tirare delle conclusioni definitive, è interessante tentare una analisi di ciò che è successo in questo paese dopo il primo maggio 2004, confrontando i fatti con le previsioni offerte da politici ed economisti alla vigilia dell’allargamento.
Alcuni dei vari aspetti dell’economia polacca, come la crescita, l’inflazione, il commercio estero, i settori industriali ed il mercato del lavoro sono i temi centrali del capitolo.
Grazie a recenti dati statistici è possibile verificare se ci sia stato o meno un visibile cambiamento dopo il 2004, ed anche argomentare su cosa ci si aspetta nel decennio seguente all’adesione della Polonia alla UE.
L’interesse al tema dell’allargamento (in particolare alla Polonia) nasce in seguito all’esperienza di un anno di studio che ho vissuto a Cracovia, in Polonia, nell’ambito del progetto Erasmus. La partecipazione a diversi corsi universitari riguardanti la transizione economica, le politiche comunitarie e l’economia polacca, hanno stimolato il mio interesse per queste tematiche. Ho deciso, quindi, di dedicare questo rapporto finale a tali argomenti.

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3 Introduzione Nel primo maggio del 2004 l’Unione Europea ha accolto dieci nuovi paesi, raggiungendo quota venticinque. Pertanto, pochi mesi fa, i nuovi membri hanno festeggiato il primo anniversario della loro adesione. Questo allargamento è particolarmente rilevante. Esso è infatti il più grande della storia della UE. I precedenti allargamenti contavano un massimo di tre paesi, mentre il più recente ne conta ben dieci. Pertanto, il numero dei paesi che compongono la UE è aumentato del 66,6% (da quindici a venticinque) mentre la popolazione è cresciuta del 19%. Questo confronto tra i due dati percentuali mostra la contenuta grandezza delle popolazioni dei singoli nuovi membri. L’evento dell’allargamento è caratterizzato da diversi significati. Alcuni di questi sono piuttosto oggettivi, in quanto connessi a variabili

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Giorgio Bevilacqua Contatta »

Composta da 85 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.