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Dal mercato locale allo shopping center, evoluzione dei modelli di consumo nella trasformazione della cultura urbana. Due realtà a confronto: Cinecittà Due e Galleria Re di Roma.

Nella struttura urbana, gli spazi destinati al commercio hanno subito, in epoca contemporanea, un profondo processo di mutamento passando da una organizzazione spaziale spontanea ad una strutturazione pianificata ed organica.
Con il presente lavoro è stata affrontata, in una prospettiva antropologica, la percezione e l'uso di un luogo, quello del centro commerciale, entrato a far parte dello scenario urbano nel quale siamo abituati a vivere.
Nella prima parte della tesi è stata prodotta una analisi diacronica dei luoghi del commercio, che dalle forme di mercato locale e dalle fiere medievali giungono alla costituzione di spazi urbani adibiti alle attività di compravendita (strade, piazze, ecc.) e di ambienti simulativi legati alle attività di consumo e al tempo libero (esposizioni, grandi magazzini, gallerie commerciali, parchi a tema).
Attraverso la ricostruzione storica della nascita e dello sviluppo degli shopping center negli Stati Uniti, in Europa e nella specificità del caso italiano, sono state studiate e confrontate le ultime realizzazioni con gli schemi proposti all'inizio del secolo, in un percorso evolutivo che ha visto compiersi profonde trasformazioni nell'assetto delle città, negli stili di vita e nelle esigenze di consumo degli individui.
Il centro commerciale, situato ai margini della città caotica e pulviscolare, non solo è una risposta alle nuove esigenze di consumo, ma costituisce l'espressione della stessa cultura dei consumi e dell'economia di mercato della nostra società motorizzata ed urbana. Esso diventa un nuovo spazio sociale in cui quotidianamente viene messo in scena uno spettacolo che ha per protagonisti prodotti e consumatori.
Nella seconda parte del lavoro si è voluta fornire una dimostrazione del mutamento culturale in atto, attraverso lo svolgimento di una indagine sul campo che ha interessato due strutture commerciali di Roma: Cinecittà Due, il primo shopping center della capitale che dal 1988 si è imposto nello spazio urbano circostante come elemento dominante e aggregativo e Galleria Re di Roma,un centro commerciale ''di quartiere'' che a soli due anni dall'apertura mostra evidenti i segni del proprio fallimento. Attraverso l'applicazione di strumenti quali l'intervista,l'osservazione e la documentazione fotografica, sono stati ricercati i parametri fondamentali costitutivi del centro commerciale in quanto struttura architettonica contenente una grande quantità di beni e servizi; sono stati tracciati i profili della clientela ed è stata indagata la dimensione culturale dei frequentatori in base alla quale si modellano gli orientamenti al consumo e le modalità di fruizione degli spazi urbani, riflettendo una propria e specifica visione del mondo.

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Introduzione v I NTRODUZIONE Da sempre il commercio ha rappresentato un momento particolarmente rilevante nella vita quotidiana degli uomini: esso è una risposta immediata alle esigenze di scambi e di comunicazione, che sono alla base dei rapporti umani, ed ha contribuito in maniera determinante alla caratterizzazione di quei luoghi adibiti a particolari esperienze di vita pubblica e sociale. Nella struttura urbana, gli spazi destinati al commercio sono tra quelli che hanno subito in epoca contemporanea un profondo processo di mutamento: sotto la spinta della cultura moderna, si è compiuto in pochi decenni il passaggio da un’organizzazione spaziale spontanea delle attività commerciali, ancora limitatamente differenziate tra di loro, circoscritte e racchiuse in una “zona” caratterizzata, ad una loro rappresentazione sotto forma di simulacro concretizzata oggi dal centro commerciale. Il mio interesse per questi impianti di ultima generazione è nato dalla constatazione che la loro massiccia diffusione, sia nel grande che nel piccolo centro urbano, è stata accompagnata da mutamenti nell’assetto delle città e da profonde trasformazioni negli stili di vita degli individui. Il proliferare di grosse strutture nelle quali si concentrano attività commerciali, servizi, organizzazioni per il divertimento e il tempo libero, non solo è una risposta alle esigenze di consumo, ma costituisce l’espressione della stessa cultura dei consumi e dell’economia di mercato della nostra società motorizzata ed urbana. Forse troppo sbrigativamente classificati nella teoria dei “nonluoghi” di Marc Augè, i centri commerciali appaiono oggi come dei paradisi consumistici, modelli di un nuovo spazio sociale in cui viene quotidianamente messo in scena uno spettacolo che ha per protagonisti prodotti e consumatori. Questi complessi generatori di vita sociale, questi spazi comuni di incontri e di scambi, si inseriscono all’interno del tessuto urbano come santuari dello shopping, come templi in cui le merci diventano feticcio e in cui l’arte del vagabondaggio da pratica sottoproletaria diventa divertimento intellettuale tipicamente borghese. In questo contesto, l’attività dello shopping perde la sua valenza “funzionale” per diventare essa stessa una “esperienza di vita” ed una pratica di svago costituita da gesti, rituali e codici. Con il presente lavoro ho avuto la possibilità di guardare lo spazio del centro commerciale attraverso le lenti proprie dello studioso di scienze sociali il quale, non senza difficoltà, cerca di assumere sempre una posizione quanto più neutrale possibile nei confronti delle situazioni problematiche che si appresta ad analizzare. Nel caso specifico della presente ricerca, che ha come oggetto d’indagine la

Tesi di Laurea

Facoltà: Sociologia

Autore: Gabriella Giunta Contatta »

Composta da 199 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.