Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

I sindaci demoeletti: democrazia locale e nuove strategie comunicative

Per quasi cinquant’anni il ruolo giocato dai cittadini nel processo decisionale sulla scelta degli amministratori locali è stato di tipo indiretto, risolvendosi nella semplice delega ai rappresentanti eletti nei consigli comunali di poter fare e disfare i governi locali, senza alcun vincolo di mandato. Una volta scelta la lista l’elettore aveva esaurito il suo potenziale di intervento: egli restava infatti una sorta di mazziere esterno al gioco, il cui compito consisteva nel dare le carte ai giocatori per lasciarli poi liberi di giocare la mano come meglio credevano. La scelta degli esecutivi locali avveniva così lungo i corridoi di palazzo, sulla base dei rapporti di forza tra i partiti o addirittura dentro ai partiti, spesso con un occhio di riguardo alle formule governative adottate a livello nazionale: le giunte venivano così costruite con attenti dosaggi e sottili alchimie spesso comprensibili soltanto ai pochi addetti ai lavori. Capitava allora che il reclutamento dei vertici dell’esecutivo locale all’interno del consiglio comunale, effettuato con la decisiva influenza delle segreterie di partito, causasse non di rado una debilitante fragilità del Sindaco.. Crisi, rimpasti, commissariamenti ed elezioni anticipate punteggiavano così la travagliata vita di molti comuni italiani, dove la presenza di un quadro politico frammentato e l’instabilità amministrativa che ne derivava rendevano preponderanti i dibattiti sulle formule di coalizione a scapito delle questioni di sostanza, con la risultante di una vera e propria inazione o paralisi dell’attività amministrativa. Nonostante i suoi evidenti limiti e le proposte di riforma avanzate, questo ordinamento, rimase in vigore per decenni e venne parzialmente modificato solo nel 1990 con l’introduzione della sfiducia costruttiva e la possibilità di chiamare a far parte della giunta persone esterne al consiglio (legge n.142/1990). Ma tre anni dopo, sotto la spinta verso il maggioritario, l’abolizione delle preferenze multiple sancita dal referendum del 1991 e nel clima politico determinatosi nel dopo-Tangentopoli, il Parlamento (Governo Amato I, DC-PSI-PSDI-PLI) varava finalmente un provvedimento fortemente innovativo che prevedeva l’investitura popolare diretta dei vertici delle Amministrazioni locali (legge n.81/1993). L’elezione diretta dei sindaci non si distingue solo per essere la pietra miliare delle riforme elettorali: essa è anche la riforma che ha funzionato meglio. A questo proposito, dopo un decennio, è d’obbligo un bilancio provvisorio: era davvero necessaria la riforma? E quali effetti positivi ha avuto? Come hanno risposto gli elettori e le elite politiche alle nuove regole elettorali? Quanto e come è cambiata la competizione politica locale? Nei primi due capitoli, il lettore troverà un’attenta analisi dello status quo ante 1993, rifletterà sull’erosione che si è consumata in quegli anni nel rapporto tra i cittadini e la politica, constaterà lo stato di salute dei partiti tra astensionismo e smobilitazione e comprenderà i motivi di un cambiamento necessario che è stato a un tempo istituzionale, elettorale e partitico.Nei due capitoli centrali - che affrontano via via i temi della nuova rappresentanza, dei nuovi sistemi elettorali, della proposta partitica nel corso della campagna - verranno invece tracciate le premesse di quello che può considerarsi un bilancio positivo dei nuovi sindaci elettivi.Da ultimo, nei capitoli 5 e 6, ci si occuperà della comunicazione politica che la nuova democrazia locale impone. Marketing politico, personalizzazione e incumbency sono i tre capisaldi della nuova campagna elettorale, di cui è doveroso tenere conto anche nelle realtà territoriali più piccole. A questo proposito verrà analizzato il caso concreto delle elezioni tenutesi il 3 e 4 aprile 2005 a Luzzara, comune sotto i 15.000 abitanti in provincia di Reggio Emilia, le cui dinamiche elettoral-propagandistiche risultano ben note a chi scrive perchè impegnato, in quella sede, nella duplice veste di candidato per il consiglio comunale e di addetto stampa e direttore della comunicazione di campagna della lista di centrosinistra “Uniti per Luzzara”. In conclusione, nel capitolo 7, ci sarà spazio per una rilettura delle tematiche esposte, nell’ottica di una - auspicabile - trasformazione in senso maggioritario della vita politica italiana, sospinti dal fortunato esperimento riformatore portato avanti per dieci anni nei Comuni italiani.

Mostra/Nascondi contenuto.
                                                                                                                                                                                      !"""#$           %                          &                  %           &           &     '     &                                                        ()   &                                                                    &          *     '                %                                       (      &                                                                                                              !""#$!""% &   '  (  )   !%*+,

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Comunicazione e dell'Economia

Autore: Valerio Bonaretti Contatta »

Composta da 65 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3490 click dal 06/12/2005.

 

Consultata integralmente 11 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.