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Profili organizzativi delle camere di commercio. Presenze in Italia ed all'estero.


Le Camere di commercio sono organismi d’antica istituzione, sorti allorché i mercanti hanno cominciato ad avvertire il bisogno di un luogo nel quale affrontare problemi che travalicavano l’interesse dei singoli e per il tramite del quale presentarsi al dialogo con il potere pubblico. Esse affondano le loro origini in quelle associazioni già presenti addirittura nella civiltà egizia e nell’ordinamento dell’antica Roma, sin dal periodo della Repubblica, col nome di collegia opificum mercatorum. La forma attuale delle camere di commercio è comunque molto diversa da quella dei collegia romani, mentre si avvicina maggiormente alla struttura degli enti camerali che nacquero nel XVII secolo in Francia e nel XVIII secolo in Italia. Per quanto riguarda l’Italia, bisogna dire, che la prima Camera di commercio fu istituita a Firenze nel 1770. Il ritorno al sistema ternario degli organi di rilievo (Presidente, Giunta e Consiglio, esistiti fino al 1944) è un aspetto della legge molto importante, inoltre altro aspetto rilevante è costituito dal fatto che il Presidente e la Giunta non saranno più nominati dalle autorità di governo ma eletti dal Consiglio nel suo ambito. Parlando di organi camerali, al sistema ternario di organi attivi ai quali è affidata l’amministrazione degli enti, occorre aggiungere anche il Collegio dei revisori in qualità di organo di controllo. La natura pubblica degli enti camerali era stata del resto già prevista nel r.d. 2011/1934 e nel D. LGS. LGT. 315/1944. La novità sta perciò nell’inserimento dell’aggettivo “autonomo”, che rivela la volontà del legislatore di rendere l’ente camerale sempre meno dipendente da strutture sovra ordinate. L’autonomia funzionale delle Camere è andata poi ulteriormente definendosi tanto con i decreti di attuazione della legge Bassanini (in particolare il n. 112/1998), che con tutta una serie di altri importanti interventi legislativi (quali ad esempio la riforma dei ministeri). Oggi il pubblico potere non è più visto come una roccaforte inoppugnabile, ma come luogo accessibile nel quale devono trovare soddisfazione le esigenze dell’utente; quest’ultimo viene ad assumere una posizione sempre più vicina a quella della pubblica amministrazione, e ciò è testimoniato, nell’ambito delle Camere di Commercio, dallo stesso rinnovato meccanismo d’elezione degli organi camerali; il potere di determinarne la composizione viene, infatti, sottratto allo Stato e lasciato all’imprenditoria locale. Per quanto riguarda la struttura del sistema camerale abbiamo avuto modo di costatare com’essa si articola in differenti livelli, che vanno dal provinciale al continentale, permettendo a tale sistema di ottenere risultati impensabili per altre organizzazioni, grazie soprattutto alla fitta rete che tiene tra loro in costante comunicazione i diversi organismi, permettendo uno scambio continuo di preziose informazioni. La creazione di questo sistema a rete, il più affermato ed efficace esempio di Pubblica Amministrazione interconnessa a livello nazionale, è stato reso possibile grazie al contributo offerto da alcune “strutture” base e dall’esistenza di un’unica rete telematica (gestita da Infocamere) che assicura il collegamento in tempo reale di tutte le realtà camerali.
Con le Camere di commercio italiane all’estero si verificò la costituzione all’interno di un sistema camerale a forte connotazione pubblicistica di una sovrastruttura che viceversa seguiva il modello anglosassone fondato sulla volontarietà dell’adesione. Con una base associativa aperta ai rappresentanti del mondo economico dei due paesi di riferimento, sono interessate allo sviluppo della cooperazione economica ed all’interscambio italo-locale.
Le Camere danno grande sviluppo alle attività informative specifiche e al ridisegno dei servizi tradizionali sulla base di un orientamento sempre più “privatistico”. Le attività si modernizzano e velocizzano, le informazioni sulle società sono date in tempo reale. Le CCIE puntano oggi, con lo sviluppo dei propri servizi a garantirsi il massimo grado possibile di autonomia finanziaria. Questo sembra l’obiettivo strategico degli attuali presidenti delle Camere di commercio più importanti.
Il volto delle Comunità italiane all’estero è mutato enormemente in questi ultimi decenni. Da una fase caratterizzata dalla sopravvivenza e dal bisogno sono passate ad una situazione che presenta caratteri di maggiore stabilità, inserimento e diverse forme d’aggregazione, anche se permangono ancora situazioni di disagio e di bisogno accentuate in alcuni paesi. Le Comunità italiane si ripropongono alla società e allo Stato italiano come una nuova potenzialità di valori culturali, economici e sociali da favorire ed incrementare: questo è quanto emerge. Il mezzo principale per sfruttare quest’enorme potenzialità economica non può che essere l’utilizzo della già collaudata presenza delle Camere di commercio italiane all’estero.

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I PREMESSA Ritengo necessario dovere iniziare questa tesi cercando di spiegare cosa s’intende oggi per Camera di Commercio, industria, artigianato e agricoltura (che d’ora in avanti, per sinteticità, mi limiterò, a volte, a chiamare soltanto Camera di commercio). A tal fine giova conoscere ciò di cui si occupano queste istituzioni, quali sono le loro funzioni ed il ruolo svolto nella società odierna. Sono sicuro che una volta avuto chiaro il significato di Camera di Commercio sarà più facile comprendere la sua organizzazione ed il complesso apparato dell’intero sistema camerale. Soltanto dopo aver raggiunto questo primo obiettivo si potrà quindi passare ad affrontare la seconda parte della tesi e cioè la presenza degli istituti camerali all’estero. Possiamo cominciare con l’affermare che, nell’attuale ordinamento costituzionale ed amministrativo, le Camere di Commercio possono essere definite come “enti autonomi di diritto pubblico”, in altre parole istituzioni a pieno titolo, segmenti dello Stato con competenze promozionali, amministrative e di supporto della comunità degli affari. La loro missione è lo sviluppo dell’interesse generale del sistema delle imprese e dell’economia locale, attraverso una sintesi che concilia le esigenze dei principali settori rappresentati nelle Camere dalle associazioni di categoria. Nel corso degli anni le Camere di Commercio hanno adeguato la loro presenza all’evoluzione sociale ed economica del Paese. 1 La “recente” legge del 29/12/1993 numero 580 ne ha 1 Vedi sito della Camera di Commercio di Rimini: www.rn.cam.com.it, in particolare v. Primo ingresso in Camera di commercio.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Roberto Martorana Contatta »

Composta da 211 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5120 click dal 06/12/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.