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Non lasciamo che i bimbi: strategie d'intervento in casi di pedofilia

L'obiettivo di questo lavoro è quello di evidenziare alcune delle strategie d'intervento che possono essere oggi adottate per far fronte al problema della pedofilia.
Verranno approfonditi soprattutto gli interventi progettati, sviluppati ed implementati secondo l'ottica della psicologia di comunità, pur ritenendo utili e validi altri possibili approcci.
Col termine «pedofilia» si fa riferimento al maltrattamento all'infanzia, all'abuso che bambini e bambine subiscono nel momento in cui l'attrazione che l'adulto prova per il corpo infantile si esplicita nel coinvolgimento dei bambini stessi in attività sessuali che, ovviamente, essi non sono in grado di comprendere completamente e che compromettono un loro sereno percorso evolutivo.
Purtroppo oggi quando si parla di pedofilia ci si riferisce anche allo sfruttamento del corpo del minore a scopi di lucro. Si parla per esempio di “pedofilia in trasferta”, di “pornografia infantile” ed inoltre, da qualche anno, si è molto diffusa la “pedofilia telematica”.
Queste sfaccettature del fenomeno rappresentano un aspetto culturale nuovo, e sempre più vissuto in clandestinità, di una pedofilia che è dilagante.
Parlare di strategie d'intervento, in tale contesto, implica innanzi tutto il passaggio del fenomeno dell'abuso all'infanzia a problema sociale.
Il passaggio di un fenomeno a problema vuol dire che il fenomeno è diventato visibile, cioè è stato individuato e definito, è percepito dalla popolazione (sia dalla gente comune che dai professionisti) e c'è un impegno per cercare di prevenirlo e risolverlo.
La presa di coscienza, da parte dell'intera comunità, del fenomeno dell'abuso sessuale perpetrato a danno dei minori, che è stato per molto tempo sommerso, è alla base degli sforzi per affrontarlo con adeguati strumenti di conoscenza, ricerche e strategie operative.
Questa tesi è suddivisa in due capitoli: nel primo si passeranno in rassegna alcune riflessioni teoriche sulla pedofilia e l'abuso sessuale e verranno descritti alcuni modelli che aiutano a comprendere perché l'adulto che è sessualmente attratto dal corpo infantile ne abusa .
Verranno, inoltre, delineate alcune forme di pedofilia femminile.
Nel secondo capitolo la prima parte verrà dedicata a tracciare brevemente la cornice teorica di riferimento di questa tesi.
Successivamente verranno descritti alcuni programmi di prevenzione primaria, fruibili dai bambini in età scolare o prescolare, che vengono utilizzati in molte scuole americane spesso prevedendo la collaborazione tra insegnanti e operatori esterni alla scuola.
Nella terza parte del capitolo verrà sottolineata l'importanza di coinvolgere, nella progettazione delle strategie d'intervento, che siano efficaci per far fronte all'abuso sessuale dei bambini, le diverse risorse presenti nella comunità.
Infine, l'ultima parte del secondo capitolo sarà dedicata a delineare il modo in cui, in Italia, si affronta il problema dell'abuso sessuale perpetrato a danno dei bambini.

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3 Introduzione I - Il mutamento culturale e sociale degli ultimi trent'anni, ha permesso, rispetto al passato, di approfondire, dal punto di vista teorico ed operativo, il tema della pedofilia e dell'abuso sessuale perpetrato a danno dei minori. La pedofilia è l'attrazione sessuale che provano alcuni adulti nei confronti dei bambini dello stesso sesso e/o del sesso opposto. E' difficile dire esattamente cosa si intende oggi per “pedofilo” e per “pedofilia”, infatti, dal punto di vista terminologico c'è ancora un po’ di confusione tra coloro che si sono dedicati e si dedicano allo studio di questo fenomeno ed alle sue conseguenze: Okami e Goldberg (1992), per esempio, sottolineano che spesso il termine “pedofilo” è usato, nella letteratura, in modo intercambiabile con altri quali “molestatore di bambini”, “perpetratore”, “abusante”, “rapitore di bambini”. Tuttavia questi termini, secondo i due studiosi, implicano dei comportamenti così eterogenei da rendere necessaria una più precisa distinzione. Essi ritengono importante soprattutto distinguere tra preferenza sessuale e comportamento sessuale. Finkelhor ed Araji (1986), invece, usano i termini “pedofilo” e “pedofilia” in maniera molto ampia: la definizione di pedofilia che essi propongono fa riferimento, infatti, sia al conscio interesse dell'adulto ad avere rapporti sessuali con i bambini sia al contatto sessuale tra l'adulto e i bambini stessi. Alcuni studiosi ritengono che si possa parlare propriamente di pedofilia solo quando l'adulto è attratto esclusivamente dai bambini: per esempio, Leonetti e Papini,

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Gabriella Toscano Contatta »

Composta da 115 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 6937 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.