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Marketing tribale e tribal branding. Il ruolo di Internet e il caso my Nutella

Il marketing tribale, definito sinteticamente come «una strategia volta a creare comunità intorno ad un prodotto o un servizio», è stato proposto come alternativa mediterranea al pensiero dominante “classico” di stampo americano. Mentre il marketing americano obbedisce essenzialmente ad una richiesta di individualizzazione e di personalizzazione dei consumatori, infatti, la proposta mediterranea mira invece a rispondere al nuovo e postmoderno bisogno dei consumatori di ristabilire un legame sociale comunitario. Secondo la scuola mediterranea tale legame sociale comunitario viene cercato e trovato dai consumatori in seno a raggruppamenti che hanno l’aspetto di tribù, intese come comunità emozionali in cui si condividono passioni comuni. La strategia che questo nuovo approccio propone è dunque non tanto quella di stabilire un legame personale con il cliente, quanto piuttosto quella di alimentare e sostenere il legame fra i clienti stessi, aiutandoli a condividere le proprie passioni e a sentirsi parte di un gruppo. Nel marketing tribale, di conseguenza, l'intimità con il cliente passa attraverso il coinvolgimento dell'azienda nella tribù: sostenendo e partecipando ai suoi rituali l'azienda ne diventa un membro a tutti gli effetti. In questo modo il consumatore smette di essere “cliente” e diventa “fan”, sviluppando una vera e propria fedeltà affettiva nei confronti dell'azienda e/o della marca.
Poiché molto spesso i consumatori si riuniscono in base alla passione per una particolare marca, l'approccio tribale sta influenzando anche il brand management, dando vita a quello che comincia ad essere chiamato tribal branding. Alla base di questo approccio c'è il riconoscimento della natura sociale della marca e – di conseguenza – della necessità, di fronte al cosiddetto consumer empowerment, di coinvolgere i consumatori nell'evoluzione del significato del brand. La strategia proposta è insomma quella di “fare marketing senza fare marketing”, ossia adottare un atteggiamento più umile, facendo un passo indietro e lasciando più spazio ai consumatori appassionati. Questa strategia, a fronte di una leggera ed inevitabile perdita di controllo sul brand, risulta assai vantaggiosa perché porta ad un più stretto e più fedele rapporto con la propria clientela, rapporto che risulta più proficuo non solo per l’azienda, ma anche per gli stessi consumatori.
Unendo questo approccio tribale alle potenzialità offerte dal mezzo Internet, Ferrero ha dato vita, nell’aprile del 2003, al progetto my nutella The community. La ricerca che ho condotto su questa community on-line mi ha permesso di toccare con mano le potenzialità del marketing tribale, dimostrando non solo che un’azienda può costruire, consolidare e sostenere una tribù di consumatori appassionati, ma anche che la presenza di tale tribù, per quanto comporti una parziale perdita di controllo, può risultare molto vantaggiosa. Vantaggiosa per l’azienda, che può così rafforzare il proprio marchio ed incrementare una fedeltà di tipo affettivo, e vantaggiosa per i consumatori, che possono sentirsi parte di un gruppo e soddisfare così quel desiderio di comunità tipicamente postmoderno che li spinge sempre a cercare nuove forme di aggregazione in cui potersi “tenere caldo”.

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IV Introduzione Seguendo quello che ritengo sia il miglior percorso che un libro possa seguire, ossia quello di essere regalato da una persona ad un’altra e da questa ad un’altra ancora, ormai più di un anno fa mi capitò fra le mani un piccolo volumetto dal titolo Coming Soon. Appunti per il futuro 1 . Attraverso la presentazione di una decina di titoli in uscita nel 2003, questa sorta di “libro- taccuino” si proponeva come uno «sguardo multidisciplinare e polifonico al domani», offrendo una panoramica di alcuni dei temi e delle caratteristiche che avrebbero contraddistinto il futuro più prossimo delle società occidentali. Tra articoli sulla globalizzazione, sull’antiamericanismo, sull’economia globale, sull’incertezza post 11 settembre, sulla natura della Rete, sull’ipercompetitività del mercato e la sempre maggiore importanza del marketing, un saggio in particolare catturò il mio interesse. Intitolato “L’epoca delle neotribù”, questo saggio presentava un libro del professore francese Bernard Cova dal titolo impenetrabile ma solleticante: Il marketing tribale 2 . Nelle poche pagine di presentazione del libro questo nuovo approccio del marketing veniva definito come «una strategia volta a creare comunità intorno ad un prodotto o un servizio» ed era proposto come alternativa mediterranea al pensiero dominante “classico” di stampo americano. Mentre il marketing americano obbediva essenzialmente ad una richiesta di individualizzazione e di personalizzazione dei consumatori – spiegava l’articolo – la proposta mediterranea mirava a rispondere al nuovo e postmoderno bisogno dei consumatori di ristabilire un legame sociale comunitario. Secondo la scuola mediterranea tale legame sociale comunitario veniva cercato e trovato dai consumatori in seno a raggruppamenti che avevano l’aspetto di tribù, intese come comunità emozionali in cui si condividono passioni comuni. La strategia che questo nuovo approccio proponeva era dunque non tanto quella di stabilire un legame personale con il cliente, quanto piuttosto quella di alimentare e sostenere il legame fra i clienti stessi, aiutandoli a condividere le proprie passioni. 1 Edizione speciale omaggio riservata ai clienti de Il Sole 24 ORE, prima edizione: febbraio 2003. 2 Cova, 2003.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Oriana Pagano Contatta »

Composta da 147 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.