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Il significato storico ed etico-pedagogico del sacro

Informazioni tesi

  Autore: Laura Tussi
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in INSEGNAMENTO DELLA STORIA (Insegnare Storia) IRRE- LOMBARDIA, MIUR (Ufficio scolastico MILANO)
Anno: 2001
Docente/Relatore: Cristina Cocilovo
Istituito da: IRRE- LOMBARDIA, MIUR (Ufficio scolastico MILANO)
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 90

I modelli delle istituzioni, le norme di condotta si ritengono rivelati dall’inizio dei tempi e si credono di origine sovrumana e tramandati da miti, ossia archetipi e ripetizioni del sacro. Il simbolo, il mito, il rito costituiscono un complesso sistema di affermazione ultima delle cose, una vera metafisica. L’oggetto o l’azione sacra acquistano un valore reale perché partecipano di una realtà che li trascende. Per esempio, una pietra diventa sacra perché costituisce una ierofania oppure perché ricorda un atto mitico, o perché la forma ha un simbolismo. L’oggetto diviene ricettacolo di una forza esterna, che lo differenzia dall’ambiente per senso e valore. L’uomo arcaico compie atti e azioni già compiuti da archetipi mitici. La sua vita è ripetizione di gesti inaugurati da altri. Il rituale è ricordo, di un evento mitico, e ripetizione dell’evento stesso, al contempo. L’evento rivive e ripete ciò che è avvenuto in “illo tempore”, in un passato fuori dal tempo. L’evento sacro originario diviene un modello, un archetipo. Le nostre azioni sono ripetizioni archetipiche. Il tema della ripetizione dell’archetipo è già presente in Platone, infatti per Eliade, egli è il filosofo della mentalità primitiva.
Per Eliade l’”eterno ritorno” non va inteso nel senso di ciclicità come per Eraclito, ma l’eterno ritorno a modelli, azioni esemplari, archetipi, in una globale valorizzazione della metafisica dell’esistenza umana, non in quanto individualità e temporalità, ma perché connessa a radici che ne prescindono, ossia trascendenti.
La ripetizione caratterizza l’ontologia dell’uomo arcaico. Secondo Eliade tutta la vita arcaica è immersa nella sacralità e di conseguenza, noi, traiamo da questa affermazione, il significato che tutta la vita arcaica è immersa nella ripetizione, la quale ha funzione di segregare e isolare la temporalità altra dell’evento esemplare, dall’inserimento nella realtà quotidiana. Eliade ha un’ idea del sacro che si esprime in diverse forme, tutte legittime, per cui rende illogico ogni tipo di lotte confessionali e di particolarismi religiosi, mettendo in guardia riguardo ad un futuro in cui la ripetizione dovesse riguardare non solo il sacro, ma altri ambiti. La ripetizione si presenta a livello sociale nei movimenti totalitari per esempio il comunismo rumeno o il nazifascismo, in cui il capo costituiva l'archetipo e la ripetizione si traduce nella regola.

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3 IL SIGNIFICATO STORICO ED ETICO PEDAGOGICO DEL SACRO Di LAURA TUSSI IL CONCETTO DI RELIGIONE Le multiformi esperienze umane, che possono essere qualificate, anche solo genericamente, come religiose non sono riconducibili ad un paradigma tale da consentire una definizione unitaria dei fenomeni ad esso correlati. Le stesse “religioni mondiali”, di cui M. Weber analizza l'etica economica (confucianesimo, taoismo, induismo, buddhismo, islamismo, giudaismo e cristianesimo) presentano tratti costitutivi che possono essere utilmente comparati tra loro, ma non altrettanto facilmente dichiarati omologhi, a meno che non si risalga all'esperienza religiosa elementare e originaria. Infatti, la definizione di religione, maturata in epoca romana secondo le accezioni di Cicerone e di Lattanzio e poi codificata da Agostino e da Tommaso d'Aquino, rinvia prevalentemente al contesto occidentale e medio-orientale. Cicerone nel De natura deorum (Il, 28) fa derivare il termine religio dal verbo relegere (rileggere considerare con diligenza e scrupolo) e Lattanzio nel Divinae istitutiones (IV. 28) dal verbo religare (legare. fissare).Sembra poi che Agostino riprenda piuttosto la prima interpretazione nel De utilitate credendi (XII. 27).quando sostiene che “de religione... de colendo atque intelligendo Deo agitur” e definisce la religione come il modo di conoscere e di onorare la divinità. Mentre Tommaso si avvicina di più alla seconda nella Summa theologiae (II-II, q. 81,a.1), dove afferma che “religio proprie importat ordinem ad Deum”, e così la religione risulta essere per lui il complesso delle relazioni che ordi- nano l'uomo a Dio.

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