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Antropologia e teologia nei ''Paradossi morali'' (1640-1666) di Alessandro Sperelli

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Restifo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Santo Burgio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 157

Alessandro Sperelli, coltissimo Vescovo di Gubbio, vissuto nel XVII secolo, nella sua opera "Paradossi Morali"", parla delle passioni e dei vizi che albergano nel cuore degli uomini. Egli cita i consigli di molti autori cristiani e laici, S. Agostino, S. Tommaso, Platone, Aristotele e molti altri, per riuscire a vincere la dominazione di queste tendenze affettive che allontanano dal vero Amore, quello verso Dio e verso gli altri esseri umani. Nel 1° capitolo di questa Tesi di Laurea si parla della vita di Sperelli, delle sue opere letterarie e di committenza. Il 2° cap. spiega i rapporti del Vescovo con la Chiesa, i dettami del Concilio di Trento e dei Gesuiti, con la letteratura barocca e con la filosofia, in quanto egli esaltava il rapporto idilliaco con Dio, riprendendo concetti cari a Platone, al Neoplatonismo e ai Padri della Chiesa. Nel 3° cap. si parla dell'atteggiamento positivo della natura umana, concetto precipuo di Federico Borromeo, il quale affermava che, in questa cosmologia teocentrica, le realtà erano disposte a comporre un'ordinata armonia, una "meraviglia", che diventava lode per l'amore che Dio riversava verso le sue creature. Nel 4° cap. viene analizzata l'opera "paradossi Morali", in cui si parla del potere, con il pessimismo antropologico di Machiavelli e la "Ragion di Stato" di Botero, della considerazione verso le donne dall'età ellenistica fino al '600, dell'odio, della virtù e della fortuna, dell'avarizia e della prodigalità, della gioventù e della vecchiaia, della vita e della morte. Il 5° cap. parla della storia della retorica dagli inizi fino al XVII sec, della "retorica visiva" e delle metafore barocche, che destavano stupore al lettore. Nelle conclusioni si parla delle passioni viste da Sperelli, delle"pasions de l'ame" di Cartesio e dell'Etica di Spinoza. Bisognerebbe conoscere la vita e le opere di Sperelli, perchè egli rappresenta non solo un uomo del suo tempo, ma di tutti i tempi e avremmo bisogno dei suoi consigli per vivere lontani dalle passioni e dai vizi che rovinano e offuscano la nostra vita.

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5 Introduzione L’opera “Paradossi Morali” scritta da Alessandro Sperelli, Vescovo di Gubbio, oltre che da studi approfonditi delle opere e dalle citazioni di autori cristiani e laici, è impermeata dalla conoscenza dei Salmi, specialmente del Salmo 62 (61), che parla dei tre idoli dell’uomo. Il primo falso idolo è la violenza con le guerre e con le prevaricazioni di un popolo su un altro popolo e degli uomini su gli altri esseri umani. Il secondo idolo è la rapina, espressa come ingiustizia sociale, corruzione politica ed economica. Il terzo idolo è la ricchezza, alla quale l’uomo si aggrappa cercando di potersi salvare dalla morte e dalla caducità delle cose terrene e per procurarsi prestigio e potere. Come Sperelli, Giovanni Paolo II, nell’udienza di Mercoledì 10 Novembre 2004, dice che se noi fossimo consapevoli del limite proprio

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Parole chiave

alessandro sperelli, gubbio xvii secolo
federico borromeo
il potere: machiavelli e botero
l'ottimismo cristiano
la filosofia e la letteratura nel '600
la virtù e la fortuna
la vita e la morte
le donne del '600
le metafore barocche
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paradossi morali
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