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Riflessioni su Bonhoeffer

La presente dissertazione verte sulla figura e sul pensiero del teologo luterano tedesco Dietrich Bonhoeffer, personalità del mondo accademico liberale berlinese e figura di spicco dell’ambiente ecclesiastico protestante progressista degli anni 30 e dei primi anni 40 del Novecento.
Nonostante Bonhoeffer potesse vantare una brillante carriera universitaria, illustri natali e un elevato lignaggio, egli fu soprattutto un uomo innamorato del Vangelo e della giustizia e, per tale motivo, trovò la morte nel lager di Flossemburg nell’aprile 1945, quale cospiratore nei confronti del regime di Adolf Hitler (aveva infatti deciso di abbracciare la resistenza politica contro il “crimine istituzionalizzato” anche a costo di perdere la sua stessa vita).
Definire Bonhoeffer come un pensatore liberale, un teologo progressista e un oppositore politico potrebbe suscitare già una prima forma di interesse nei suoi confronti, facendo supporre di trovarsi di fronte ad un personaggio eclettico, brillante e determinato.
Tutto ciò corrisponde senz’altro a verità, eppure, né l’eclettismo, né la brillantezza, né la determinazione riuscirebbero a definire adeguatamente la figura del nostro personaggio se dovessimo scindere le sopra citate qualità da un semplice dato di fondo: Bonhoeffer fu fedele ai propri principi fino alla morte, e alla morte violenta.
Tale coerenza, pagata al prezzo di grandi privazioni personali (a Bonhoeffer furono vietate, prima, ogni forma di insegnamento e attività lavorativa, quindi la gioia del matrimonio una volta incarcerato) trova compimento a livello pratico nell’intransigente opposizione politica al regime nazista (tentativo di tirannicidio), a livello teorico nella elaborazione di un pensiero teologico a prima vista “blasfemo” (la morte di dio).
La morte prematura di Bonhoeffer all’età di 39 anni e lo sviluppo completo del suo pensiero teologico, che verte principalmente sul ruolo del cristianesimo e della religione in un mondo ormai adulto e abituatosi ad agire etsi deus non daretur (come se dio non ci fosse), avvenuto soltanto nel periodo di detenzione precedente alla sua condanna a morte (1943-1945) hanno impedito ai contemporanei di Dietrich Bonhoeffer di conoscerne in pienezza il pensiero.
E’ grazie all’attività di Eberhard Betghe, discepolo e famigliare di Bonhoeffer, che ha preso corpo la divulgazione postuma del pensiero ultimo del teologo tedesco, attraverso la raccolta delle lettere che Bonhoeffer indirizzava dal carcere ai suoi famigliari e agli amici intimi.
Questo epistolario (spesso clandestino) andrà a costituire il celebre testo “Resistenza e resa”, alla cui luce, tutta la precedente opera teologica e letteraria di Bonhoeffer troverà un nuovo significato.
L’obiettivo di questa dissertazione è stato duplice:
In primo luogo, quello di giungere, attraverso lo studio dei testi di autori di varia estrazione (laici, consacrati, cattolici, protestanti), ad una comprensione, senz’altro non completa ma sufficientemente esaustiva, della vita, della personalità e del pensiero di Dietrich Bonhoeffer, che, come abbiamo potuto sommariamente intravedere furono già di per sé molto originali.
In secondo luogo, soprattutto alla luce dei concetti sviluppati in “Resistenza e resa”, giungere alla trattazione di alcuni dei temi di natura più marcatamente politica e sociale presenti in Bonhoeffer (a questo proposito, il suo biografo Eberhard Betghe parla di vera e propria frattura del pensiero bonhoefferiano, avvenuta durante l’incarcerazione, più precisamente Betghe indica il mese di aprile del 1944 quale momento in cui Bonhoeffer abbandona posizioni più conservatrici soprattutto riguardo al ruolo del cristianesimo nella società contemporanea, per giungere a sviluppare il tema della fine della religione).
Coprendo l’opera letteraria del teologo tedesco orizzonti molto vasti, soprattutto in campo teologico, alla sola portata di un pubblico specialistico, si è voluto assegnare, da un lato, particolare attenzione alle vicende di carattere storico e biografico e, dall’altro lato, largo spazio all’approfondimento e all’attualizzazione dei temi politici e sociali presenti in “Resistenza e resa”.

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7 1. PREMESSA La presente dissertazione cercherà di mettere in luce la figura ed il pensiero di Dietrich Bonhoeffer attraverso l’analisi dei testi di cinque autori che, in epoche e da angolature diverse, sono rimasti affascinati dalla personalità del grande teologo tedesco. Dal momento che l’opera di (e su) Bonhoeffer ha conosciuto e continua a conoscere “una attualità che si rinnova nel tempo” 1 , si è ritenuto opportuno procedere all’analisi di testi tra loro profondamente diversi per contenuto e approccio, pur ruotando tutti, in forma più o meno diretta, attorno alla figura del teologo tedesco. Nella fattispecie, gli autori in questione sono: un pastore luterano (Betghe), un docente di teologia di area protestante (Weiland), un prelato cattolico (Corti), un laico credente, cristiano-cattolico “dubbioso” (Affinati) e uno scrittore, docente universitario, essenzialmente laico (Rusconi). E’ necessario anticipare che gli autori citati sono in qualche modo influenzati “umanamente” dalla vicenda del pastore luterano e non ne nascondono mai la loro particolare 1 ANDREA GALLAS, la forza del debole, Città Nuova (1987), introduzione.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Maurizio Castiglioni Contatta »

Composta da 182 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3284 click dal 21/12/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.