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Una visionaria signora del dolore: Anna Maria Ortese

Informazioni tesi

  Autore: Adele Polese
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: Laura Donadio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 144

1.1 Definizione di fantastico

Il termine fantasia deriva dal greco e significa propriamente ‘immagine’, ‘visione’. Di conseguenza, si legge in Zingarelli, il fantastico è tutto ciò «che ha mera apparenza, è infondato, non reale. È ciò che è prodotto dalla fantasia e non ha rispondenza nella realtà dei fatti » .
Alla definizione di fantastico è correlata, dunque, la parola “visione”, termine usato, sebbene a diverso grado d’intensità, sempre nell’accezione del «vedere ciò che non c’è, e che diviene visibile per intervento di fatti o effetti soprannaturali o, comunque straordinari per il testimone oculare » .
La letteratura in generale, e in particolare quella fantastica, è principalmente un’attività dell’immaginario, nella quale si verifica una rottura e violazione dell’ordine del reale, un sovvertimento di tutte le leggi della razionalità. Proprio per questo l’aggettivo fantastico designa ciò che è strano, bizzarro, stravagante e inquietante, in quanto inusuale, irrazionale . Il fenomeno dell’inquietante (das Unheimliche), che incrocia il fantastico in una vasta zona d’intersezione, è stato analizzato per la prima volta da Sigmund Freud nel 1919 .
Perturbante è per Freud tutto ciò che turba e perturba l’ordine familiare e conosciuto, ovvero l’ordine naturale delle cose. La parola Unhemliche, per il noto studioso della psiche umana, rinvia così «alla sfera dello spaventoso, di ciò che ingenera angoscia e orrore» , per cui è ovvio dedurre che se qualcosa suscita spavento in noi è proprio perché non ci è familiare o almeno noto ed esula dalla nostra comune percezione della realtà.
Partendo da questi presupposti è facile trovare una stretta connessione tra il sentimento del perturbante e l’accadimento fantastico, che sovverte tutte quelle certezze e regole che rendono la vita dell’uomo più serena e rassicurante.

1.2 La nascita della narrativa fantastica
La narrativa fantastica ha origine, a livello europeo, nell’Ottocento, grazie a una radicale trasformazione culturale e alla carica innovatrice operata dalla corrente romantica tra la fine del diciottesimo secolo e l’inizio del diciannovesimo secolo, che relega in secondo piano l’ondata illuministica e le istanze razionalistiche che hanno dominato il pensiero del secolo precedente.
La fioritura, in Inghilterra, del romanzo gotico ben riflette questi mutamenti in ambito letterario e culturale. Infatti, i tratti distintivi di questo nuovo genere sono: un’attenzione affascinata per le presenze di spiriti e fantasmi, per il mistero, per le ambientazioni lugubri, e un interesse verso la malvagità umana, le perversioni degli istinti e del carattere. Quest'immaginario gotico, con i suoi repertori di luoghi e di storie, ha ricevuto un particolare arricchimento nella Francia pre-rivoluzionaria attraverso l’opera del marchese De Sade e il suo rovesciamento perverso dell’ottimismo utopico dell’Illuminismo.
Una definizione lucida ed equilibrata del romanzo gotico è quella offerta da Fred Botting, che la definisce come scrittura dell’eccesso, che ha ossessionato la razionalità e la moralità settecentesche. Per il critico si tratta di un tipo di narrativa in cui «compaiono figure ed elementi stereotipati, che incarnano ed evocano le angosce di una cultura» .
La narrativa fantastica si sviluppa con diverse peculiarità in tutta Europa: basti pensare appunto al romanzo gotico in lingua inglese, allo Schauer Roman tedesco e al roman noir francese. Ma il paese che più di tutti gli altri produce una più equilibrata sintesi tra le varie tendenze e agisce da modello per tutta l’Europa è la Germania di fine Settecento e primo Ottocento .
Questo nuovo tipo di romanzo crea una netta scissione con gran parte delle forme narrative del diciannovesimo secolo, basate sulla formazione, educazione sentimentale, morale e intellettuale del personaggio, attraverso rapporti personali ed esperienze, in quanto ci presenta personalità doppie, lacerate, divise, frammentate e personaggi che non conoscono alcuno sviluppo, nessun equilibrio tra mente e sensi, che, anzi, spesso vengono tormentati da ossessioni e fissazioni. Volutamente esso si contrappone alla struttura ottimistica ed evoluzionistica di gran parte dei romanzi dell’Ottocento, offrendoci, invece, una struttura con improvvise rotture, buchi neri, eventi inesplicabili, nichilismo e follia.

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1 CAPITOLO 1 La letteratura fantastica 1.1 Definizione di fantastico Il termine fantasia deriva dal greco Ι ∆ Θ Ω ∆ ς ↑ ∆ e significa propriamente ‘immagine’, ‘visione’. Di conseguenza, si legge in Zingarelli, il fantastico è tutto ciò «che ha mera apparenza, è infondato, non reale. È ciò che è prodotto dalla fantasia e non ha rispondenza nella realtà dei fatti » 1 . Alla definizione di fantastico è correlata, dunque, la parola “visione”, termine usato, sebbene a diverso grado d’intensità, sempre nell’accezione del «vedere ciò che non c’è, e che diviene visibile per intervento di fatti o effetti soprannaturali o, comunque straordinari per il testimone oculare » 2 . La letteratura in generale, e in particolare quella fantastica, è principalmente un’attività dell’immaginario, nella quale si verifica una rottura e violazione dell’ordine del reale, un sovvertimento di tutte le leggi della razionalità. 1 N. Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, Bologna, Zanichelli, 1999, p. 680. 2 M. Farnetti, Geografia, Storia e Poetiche del fantastico, Firenze, Leo S. Olscki Editore, 1995, p.107.

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