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Il Protezionismo nel Settore del Cotone e gli effetti sull'economia dei paesi dell'Africa Sub-Sahariana

Questa tesi di master approfondisce il tema del protezionismo nel settore del cotone e gli effetti sull'economia dei paesi dell'Africa sub-sahariana .

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3 INTRODUZIONE Il cotone è fibra coltivata per il 38% nei paesi del sud del mondo e da questi lavorata in quantità via via maggiori. Secondo alcuni 1 , tuttavia, questo non rappresenta un volano di sviluppo per le popolazioni. Il cotone rappresenta, per molti aspetti, un caso paradigmatico in merito alle questioni ambientali e di giustizia sociale: è la coltura agricola che riceve la maggior quantità di pesticidi; l'attenzione del mercato delle biotecnologie - un mercato di miliardi di dollari - è particolarmente proiettata sul cotone, coltura non alimentare e quindi tendenzialmente meno soggetta alle proteste dei consumatori; la sua commercializzazione - come nel caso di altre materie prime - è fortemente caratterizzata da fasi di contrazione ed espansione. Le condizioni di lavoro, lungo tutta la filiera, sono penalizzanti per la maggior parte dei coltivatori e per gli operai delle industrie dove viene lavorata, sempre più esposti a fenomeni di delocalizzazione produttiva di cui è stato oggetto il settore tessile; il lavoro minorile, inoltre, è ampiamente impiegato. La filiera tessile risulta così un vero specchio degli effetti perversi della globalizzazione: una camicia può essere il frutto delle mani di lavoratori dei cinque continenti ed il suo prezzo essere influenzato dalle bizzarrie climatiche, così come dalla speculazione finanziaria internazionale. I più grandi produttori di cotone sono la Cina (circa 4 milioni di tonnellate), gli USA (quasi 4 milioni), l'India (2.5 milioni), il Pakistan (più di 1.5 milioni) e l'Uzbekistan con 1.2 milioni. Nel 1995 questi cinque paesi totalizzavano circa 13.5 milioni di tonnellate di fibra su un totale di quasi 20 milioni. La quota rimanente viene prodotta in circa 70 paesi del sud del mondo (se si eccettuano Grecia, Spagna ed Australia che investono a cotone superfici limitate, ottenendo però buone rese e di alto valore commerciale) dove spesso la fibra costituisce una delle principali fonti di entrata economica a livello familiare e nazionale 2 . La percentuale di utilizzazione del cotone nell'ambito delle fibre tessili, ruota intorno al 50%. A farle concorrenza non è la lana (circa il 5% del mercato tessile), ma le cosiddette fibre chimiche che si cominciarono a diffondere intorno alla seconda guerra mondiale quando l'approvvigionamento di cotone dalle colonie risultava difficoltoso per molte nazioni belligeranti. A partire dagli anni'60, grazie al bassissimo prezzo del petrolio, arriveranno ad equiparare in quantità commercializzate il cotone. 1 Opinione di Oneworld. http://www.unimondo.org/globpopoli/schede/cotone_002.html 2 Rapporto sul commercio equo nell'abbigliamento a cura dell'EFTA - ottobre 1995

Tesi di Master

Autore: Emanuela Melchiorre Contatta »

Composta da 73 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2237 click dal 17/01/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.