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Aspetti della comunicazione politica tra Prima e Seconda Repubblica

Informazioni tesi

  Autore: Luca Bertelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Emmanuele Morandi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 35

Per scegliere il titolo e l’argomento di questa tesi, ho cercato di coniugare il mio interesse (non sempre riscontrabile oggi fra i giovani) per la politica e l’area di studio da me scelta in questi tre anni che mi appresto a concludere: ovvero la comunicazione. Il rapporto tra politica e media è del resto più che mai attuale nel nostro paese, dove dibattiti accesi ruotano intorno a questo tema, stante anche l’anomalia italiana di avere nel proprio Presidente del Consiglio «il più grande editore della comunicazione televisiva» . Con la nuova riforma elettorale di stampo prevalentemente maggioritario, poi, è sempre più aumentato il peso dell’immagine: siamo di fronte ad un’autentica personalizzazione della politica, che ha chiaramente nei media (la tv in particolare) il suo centro.
La politica non può fare a meno dei mezzi di comunicazione di massa: ma è vero anche il contrario? E soprattutto: questo processo, che conseguenze ha nel determinare il comportamento elettorale dei cittadini, i quali appaiono comunque sempre più lontani e delusi dai centri di potere? A questa e ad altre domande cercheremo di rispondere in questo percorso, imperniato sul legame che intercorre tra i “tre tenori” della comunicazione politica: media, politici e cittadini.
Anche se la cosiddetta “politica spettacolo” iniziò di fatto già molti anni prima, mi è sembrato corretto far partire questo mio excursus dal 1993, anno in cui ebbe luogo il referendum per il cambiamento del sistema elettorale e scoppiò il caso Tangentopoli . Questi due episodi sono universalmente riconosciuti da tutti gli autori come la fase cruciale del passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica . Anche se, come ci accorgeremo, dopo l’apparente fervore iniziale, ben poco appare cambiato; ma è altresì vero che riforme ben riuscite, come dimostra il caso dell’elezione diretta dei sindaci, lasciano pensare che qualcosa di buono ci sia pur stato. Nella speranza che il futuro possa portare ad un rinnovamento, anche in ambito nazionale, e augurandoci che questo favorisca un riavvicinamento al sistema da parte dei cittadini, in particolare dei giovani, magari invogliati da una politica più interattiva e a misura d’uomo.

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2 Introduzione Per scegliere il titolo e l’argomento di questa tesi, ho cercato di coniugare il mio interesse (non sempre riscontrabile oggi fra i giovani) per la politica e l’area di studio da me scelta in questi tre anni che mi appresto a concludere: ovvero la comunicazione. Il rapporto tra politica e media è del resto più che mai attuale nel nostro paese, dove dibattiti accesi ruotano intorno a questo tema, stante anche l’anomalia italiana di avere nel proprio Presidente del Consiglio «il più grande editore della comunicazione televisiva» 1 . Con la nuova riforma elettorale di stampo prevalentemente maggioritario, poi, è sempre più aumentato il peso dell’immagine: siamo di fronte ad un’autentica personalizzazione della politica, che ha chiaramente nei media (la tv in particolare) il suo centro. La politica non può fare a meno dei mezzi di comunicazione di massa: ma è vero anche il contrario? E soprattutto: questo processo, che conseguenze ha nel determinare il comportamento elettorale dei cittadini, i quali appaiono comunque sempre più lontani e delusi dai centri di potere? A questa e ad altre domande cercheremo di rispondere in questo percorso, imperniato sul legame che intercorre tra i “tre tenori” della comunicazione politica: media, politici e cittadini. Anche se la cosiddetta “politica spettacolo” 2 iniziò di fatto già molti anni prima, mi è sembrato corretto far partire questo mio excursus dal 1993, anno in cui ebbe luogo il referendum per il cambiamento del sistema elettorale e scoppiò il caso Tangentopoli 3 . Questi due episodi sono universalmente riconosciuti da tutti gli autori come la fase cruciale del passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica 4 . Anche se, come ci accorgeremo, dopo l’apparente fervore iniziale, ben poco appare cambiato; ma è altresì vero che riforme ben riuscite, come dimostra il caso dell’elezione diretta dei sindaci, lasciano pensare che qualcosa di buono ci sia pur stato. Nella speranza che il futuro possa portare ad un rinnovamento, anche in ambito nazionale, e augurandoci che questo favorisca un riavvicinamento al sistema da parte dei cittadini, in particolare dei giovani, magari invogliati da una politica più interattiva e a misura d’uomo. 1 Amodio G., Propaganda e persuasione, editrice Cinetecnica, 2001, p.16. 2 La definizione fu data da Gianni Statera nel libro omonimo, La politica spettacolo (Mondadori, Milano, 1986): in esso l’autore sostiene che i primi politici a far proprio questo credo, furono Pannella, Craxi e i due Presidenti della Repubblica dell’epoca: Pertini e Cossiga. 3 Termine giornalistico con cui si definisce l’inchiesta giudiziaria condotta dal Pool di Milano, che in quegli anni scoprì e denunciò la corruzione della grande maggioranza dei politici italiani.

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