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Distorsione della mente e assenza di pensiero. Riflessioni sul male morale in Aristotele e Hannah Arendt

Informazioni tesi

  Autore: Agnese Gualdrini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Walter Cavini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 170

Le mie riflessioni scorrono lungo i binari del confronto tra un pensatore antico e una studiosa moderna: che volto ha il male morale? Perché gli uomini commettono ingiustizia? Questo studio è l'analisi di una possibile risposta, ovvero della risposta che fornì Hannah Arendt osservando Adolf Eichmann assistendo al processo dell'imputato a Gerusalemme. Curiosamente il volto banale del male che Arent rintraccia nei carnefici del Novecento rievoca insistentemente una concezione del male ben più antica, e precisamente aristotelica: il male peggiore che gli uomini commettono è causato dall'analfabetismo morale che li caratterizza, dal vuto lasciato in loro dalla totale assenza di pensiero. Il mio studio attraverso una lettura comparata di passi aristotelici tratti in particolare dall'Etica Nicomachea e di pensieri arendtiani posteriori all'incontro con Eichmann, cerca di rendere conto di tale profonda affinità. Se non altro può essere considerato un tentativo di fare un po' di luce sulla nostra frammentaria esperienza morale.

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4 PREFAZIONE Lo scopo di questa tesi di laurea è analizzare il male morale alla luce della riflessione aristotelica e arendtiana. Nonostante le inevitabili difficoltà che si incontrano volendo accostare mondi ormai lontani e profondamente diversi, l’obiettivo di questo lavoro è dimostrare la forte affinità tra la descrizione di Adolf Eichmann fornitaci da Hannah Arendt nel 1963 e la fisionomia che Aristotele attribuì all’uomo malvagio più di duemila anni prima. Lo spunto e l’occasione ai quali devo il progetto di concludere i miei quattro anni di studi filosofici con un’indagine sul male morale, si sono presentati in seguito a un interessante ciclo di lezioni che il professor Walter Cavini tenne, tra il 2002 e il 2003, in merito al problema dell’ in Aristotele e Agostino. L’appassionata lettura e lo studio dell’Etica Nicomachea di Aristotele mi portarono da una parte ad interessarmi inevitabilmente di felicità, , e di virtù, , e dall’altra, quasi paradossalmente, mi indussero a distogliere l’attenzione da quello splendore peculiare dell’uomo felice e virtuoso, , per volgere lo sguardo verso la sua misteriosa e sinistra ombra: il , l’uomo malvagio. Iniziai insomma ad interessarmi a quegli aspetti che l’etica aristotelica ritraeva in maniera assai fuggevole e poco definita: perché gli uomini preferiscono il male al bene? I veri criminali sono realmente consapevoli di commettere ingiustizia o ritengono invece di agire bene? Che cos’è propriamente il male morale? La questione divenne per me ancor più interessante nel momento in cui avvertii la profonda banalità che il  tratteggiato da Aristotele suscitava ai miei occhi: per lo stagirita l’individuo realmente malvagio non era una persona in grado di distinguere il vizio dalla virtù, il bene dal male. Egli commetteva ingiustizia in piena armonia con se stesso e, di conseguenza, non conosceva il pentimento. Fu proprio allora, dopo aver ben delineato il completo identikit dell’uomo malvagio secondo l’antico pensatore, che mi tornò alla mente la famosa espressione coniata da Hannah Arendt in merito alla capacità dell’uomo di commettere ingiustizia verso i propri simili: la banalità del male. Esisteva forse un’effettiva similarità tra la concezione arendtiana della cattiveria umana e l’idea aristotelica di ? La mia ricerca iniziò così a dipanarsi lungo un sottile filo conduttore che collegava un trattato di etica antica ad un reportage su un processo a un criminale nazista. Rileggendo il famoso resoconto di Hannah Arendt alla luce di alcuni importanti passi dell’Etica Nicomachea, cercai di verificare attentamente e di accreditare dal punto di vista filosofico quella mia aurorale intuizione ed effettivamente rintracciai affinità filosofiche assai rilevanti.

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Parole chiave

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akrasia-mancanza di autocontrollo
aristotele
banalità del male
etica
hannah arendt
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male morale
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riccardo iii-shakespeare
totalitarismo

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