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Nuovi modelli di sindacalismo nelle Ferrovie: il Coordinamento Macchinisti Uniti

Informazioni tesi

  Autore: Raffaele Mion
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze sociologiche
  Relatore: Mauro Stampacchia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 141

Stimolato da 12 anni di diretto coinvolgimento in quell’ambito lavorativo- sindacale, con questa ricerca ho voluto approfondire la conoscenza del quinquennio d’intensa e costante conflittualità nel quale i macchinisti delle Ferrovie hanno espresso il dissenso verso un contratto di lavoro (mi riferisco a quello 1987/89) sottoscritto dalle Organizzazioni Confederali e dall’Ente, ma non condiviso dalla quasi totalità dei macchinisti.
Quel rinnovo contrattuale, contraddistinto da una spiccata conflittualità, prese il via nel 1987 e fu particolarmente impegnativo perché oltre la controparte naturale, l’amministrazione delle FF.SS., l’azione del nuovo soggetto sindacale andò a scontrarsi con i sindacati confederali. Il ciclo di lotte si caratterizza anche perché definisce sul “campo” il nuovo soggetto sindacale Comu (Coordinamento Macchinisti Uniti).
Ho ripercorso le fasi cruciali di quell’esperienza, che ha portato alla formazione di un sindacato “autonomo”, tale da non rientrare nella tradizionale definizione di sindacalismo autonomo, agnostico ed avulso dal sociale; una “auto-organizzazione” per molti aspetti comparabile, negli obiettivi e nei metodi di lotta, al sindacalismo ferroviario del primo Novecento.
L’ “autonomia” di questa organizzazione è infatti intesa come possibilità data ai diretti protagonisti di individuare e scegliere gli obiettivi, senza la supervisione dei sindacati tradizionali.
L’esigenza di una giusta remunerazione e del riconoscimento della loro specificità professionale giocarono sicuramente un ruolo trainante in quella mobilitazione, ma insieme non danno una precisa spiegazione della nascita e dello sviluppo di una nuova forma di sindacalismo, per la quale è essenziale l’istanza democratica partecipativa e la critica alle strutture “burocratiche” del sindacalismo tradizionale, confederale e non.
Ho cercato pertanto di approfondire in modo particolare il ruolo che il Comu ha svolto nel 1) migliorare lo status economico della categoria professionale, 2) contribuire, anche in termini problematici e conflittuali, a porre l’esigenza di una modifica delle procedure contrattuali attraverso una definizione effettiva e non presunta dei concetti di rappresentanza e rappresentatività sindacale, 3) determinare, pur non volendolo anzi opponendosi ad esso, un esito reattivo a quella stagione conflittuale: mi riferisco all’imposizione per via legislativa della regolamentazione al diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali.
Quei lavoratori, puntando al riconoscimento delle specificità del gruppo, hanno affermato anche il diritto ad essere responsabili protagonisti delle proprie scelte ed evidenziato una delle principali cause d’instabilità delle relazioni industriali: il difficile incontro tra volontà dei rappresentati e di chi li rappresenta, in mancanza di una chiara verifica dell’effettivo peso rappresentativo dei delegati.
Filo conduttore storico–temporale della trattazione è stato fornito dalla rivista auto-gestita dei macchinisti Ancora in marcia, la quale ha svolto un ruolo decisivo nell’indirizzo e nell’unificazione di quel movimento. Parallelamente sono state consultate le fonti sindacali relative a più ambiti lavorativi come Ferrovieri, periodico che ha dato voce alle istanze di base di tutte le categorie ferroviarie e la pubblicazione sindacale della Cgil, Nuova Rassegna Sindacale.
Ho utilizzato (e raccolto in appendice) la documentazione sindacale e contrattuale (statuti e documenti sindacali, accordi contrattuali ed altra produzione in sede di trattazione).


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4 INTRODUZIONE Dal 1979 ho lavorato per oltre dodici anni in ferrovia, come capotreno, e questo ha indirizzato il mio interesse nei confronti dell’allora Coordinamento macchinisti uniti, più semplicemente denominato “Comu” e dal 1999 Orsa ( Organizzazione Sindacati Autonomi), una formazione sindacale peraltro ristretta al solo ambito categoriale dei macchinisti delle Ferrovie. Quell’esperienza, coinvolgendomi direttamente nella professione e nella militanza sindacale, mi ha offerto un osservatorio privilegiato per vedere da una parte la concretezza dell’organizzazione del lavoro, dall’altro il contributo, in termini anche problematici e di conflitto, che quel movimento ha dato al miglioramento economico della categoria professionale, alla riapertura dei canali della democrazia sindacale con un più diretto coinvolgimento dei singoli e delle minoranze nei processi decisionali ed a porre l’urgenza di una revisione dell’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori 1 e l'opportunità dell’approvazione di norme attuative dell’articolo 39 della Costituzione, 2 al fine di dare 1 Lo Statuto dei Lavoratori, nella parte relativa alle garanzie sindacali, all’articolo 19 identificava i soggetti rappresentativi ammessi alla stipula dei contratti. Essi dovevano “appartenere ad associazioni aderenti alle confederazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale oppure essere anche associazioni sindacali non affiliate alle confederali, purchè firmatarie di contratti nazionali o provinciali collettivi di lavoro”; l’articolo, come noto, sarà abrogato parzialmente dal referendum dell’ 11 giugno 1995. 2 L’articolo 39 della Costituzione, come noto, al comma n. 1 pone il principio della libertà sindacale.Ai successivi commi si enunciano condizioni, quali la registrazione e lo statuto a base democratica per il riconoscimento della personalità giuridica del sindacato.Questa norma costituzionale, per diventare operativa, necessitava di una serie di specificazioni da parte della legge ordinaria (es. determinare il modo con cui accertare gli iscritti di ogni

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