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Teorie classiche sulla formazione delle Elites politiche: Mosca, Pareto, Michels, Weber, Gramsci

Informazioni tesi

  Autore: Antonella Cornaro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Franca Papa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 136

Le élites e la classe politica:
Nel ventesimo secolo si sono sviluppate molte teorie sociologiche sull’argomento delle élites politiche (gruppi di pressione, stratificazione, mobilità sociale) a causa di notevoli cambiamenti dei partiti di massa, e il passaggio del potere dai politici ai tecnici.
Cosa s’intende per élites politiche?
E che ruolo hanno nei governi democratici pluralisti?
Le risposte si basano sull’opinione che in ogni tipo di società, è sempre presente una minoranza di governanti, che detiene il potere, e una maggioranza che, per varie ragioni, viene governata, tanto da rendere sempre meno netta la linea di demarcazione tra democrazia (governo di tutti) e oligarchia (governo di pochi) .
La teoria che un gruppo, ristretto e selezionato, detenga il potere di guidare la maggioranza degli uomini che compongono una società, ha origini molto antiche.
Le prime formulazioni si possono ritrovare nella teologia cristiana, più specificatamente nella Bibbia, nella cultura Ellenica, in Platone e Aristotele, per poi giungere a Machiavelli.
In queste trattazioni, l’esistenza di un ceto superiore è spiegata sulla base della natura umana, che crea uomini atti al comando e altri all’obbedienza.
In seguito assisteremo al formarsi di spiegazioni più segnatamente sociologiche e politiche.
I massimi esponenti della dottrina delle élites politiche sono: Vilfredo Pareto, Gaetano Mosca e Robert Michels che, a cavallo dei sec.XIX e XX, svilupparono interessanti teorie, nell’ambito della sociologia e della scienza politica, in senso minoritario.
Questi tre sociologi, considerati i “teorici delle élites”, sostengono una corrente di pensiero che si basa su due argomentazioni fondamentali:
La prima è costituita dall’intenzione di smascherare l’ipocrisia delle teorie progressiste; la seconda, ha come intento quello di dimostrare che, a capo di qualunque tipo di società, c’è una piccola minoranza che, con l’uso della forza e con lo strumento del consenso, domina la maggioranza.
Questi realisti politici, pur essendo conservatori, nell’attacco alla democrazia, utilizzano concetti non dissimili da quelli usati dai critici socialisti, e d’altro canto, si distinguono dai conservatori tradizionali, per il rifiuto della società borghese e del sistema capitalistico.
Punti in comune, invece, tra elitisti e conservatori romantici, sono il rifiuto dell’ugualitarismo e dell’illusione che l’azione politica possa trasformare la società.
Tutto questo dibattito, si è svolto in un periodo segnato da importanti avvenimenti sociali, come l’entrata delle masse nella società politica, il sorgere di funzioni politiche più tecniche e specialistiche, l’importanza assunta dalla funzione persuasiva e demagogica di politici scesi in campo, grazie all’estensione dei diritti di partecipazione alla politica su scala di massa.
La particolarità delle dottrine elitistiche risiede nel fatto che smascherano tanto l’ideologia borghese, quanto quella proletaria, dimostrando, così facendo, di effettuare studi realisti che avevano come fine quello di mostrare la realtà politica senza, tuttavia, lasciarsi influenzare dalle loro personali preferenze.
La teoria delle élites,quindi, non si presenta espressione degli interessi della classe dominante, ma piuttosto di gruppi d’intellettuali che agiscono come “esperti indesiderati”.
Questa è la ragione per cui queste teorie si diffondono qualche decennio dopo le prime formulazioni.
Queste teorie hanno ancora un importante ruolo per capire la politica,il funzionamento dei partiti e la democrazia.
Un ampio contributo su dette analisi è fornito da scienziati della politica, come Max Weber e Antonio Gramsci, che hanno analizzato approfonditamente i rapporti di dominio, i partiti politici, e la formazione della classe politica all’interno dei sistema sociale.

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3 INTRODUZIONE Le élites e la classe politica Nel ventesimo secolo si sono sviluppate molte teorie sociologiche sull’argomento delle élites politiche (gruppi di pressione, stratificazione, mobilità sociale) a causa di notevoli cambiamenti dei partiti di massa, e il passaggio del potere dai politici ai tecnici. Cosa s’intende per élites politiche? E che ruolo hanno nei governi democratici pluralisti? Le risposte si basano sull’opinione che in ogni tipo di società, è sempre presente una minoranza di governanti, che detiene il potere, e una maggioranza che, per varie ragioni, viene governata, tanto da rendere sempre meno netta la linea di demarcazione tra democrazia (governo di tutti) e oligarchia (governo di pochi) .

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