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Proto-indo-europeo: realtà e ricostruzione

Analisi delle più importanti teorie archeologiche sull'origine degli indoeuropei, in un quadro generale di impostazione linguistico comparativa, con "filtraggio" linguistico dei dati archeologici.

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6 In quanto strumento potentissimo ed efficacissimo di comunicazione, il linguaggio accompagna l'evoluzione umana a partire dai primi, "goffi", tentativi d'espressione dell'uomo di Neanderthal ( 75000/50000 a.C. ). La riflessione, quella per noi documentabile, intorno allo strumento linguistico stesso, tuttavia, inizia a manifestarsi in fasi già avanzate dell'evoluzione umana. Si va - solo per citare i casi più noti - dalla filosofia del linguaggio di Platone ( lingua = necessità; ovvero piano ontologico ) ed Aristotele ( lingua = convenzione; ovvero piano gnoseologico ); per poi passare alle "origini" frigie del linguaggio umano secondo il racconto erodoteo del bekós ( Erodoto II, 2 ); alla problematica linguistico-speculativa del Medioevo ( cf., uno su tutti, Dante col suo De vulgari eloquentia ); al goropianesimo seicentesco che assegnava il "primato" al Fiammingo, supposta lingua di Adamo; al "risveglio" degli umanisti europei; fino a The Remains of Japhet ( 1767 ) di James Parsons, ostetrico appassionato di linguistica, opera nella quale si confrontano tra loro i numerali "due", "tre", "dieci" delle lingue europee, del Bengalese e del Persiano ( e altre ancora ), notandone le innegabili somiglianze; e opera la quale cadde irrimediabilmente nell'oblìo per "poca credibilità". La scienza glottologica modernamente intesa vede la sua nascita ideale nel 1786, con le acute osservazioni di un giudice

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Salvatore Pirisi Contatta »

Composta da 312 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3089 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 4 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.