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I nuovi movimenti religiosi nell'era postindustriale. Analisi psicosociale della Chiesa di Scientology

Abstract

I nuovi movimenti religiosi nell’era postindustriale. Analisi psicosociale della Chiesa di Scientology.

La tesi, nel primo capitolo, presenta le diverse declinazioni del concetto di “secolarizzazione”, a partire dalla sua elaborazione in ambito storico-giuridico fino alle numerose interpretazioni in campo scientifico e politico. L’oscillazione di significati del tema è coincisa con una diversa prospettiva sul fenomeno della religione, e il suo impatto sulla società moderna. In fondo il problema centrale, per molti autori, si è rivelato la comprensione della sfera religiosa e dei suoi caratteri peculiari. Alcune analisi di tipo sociologico hanno colto degli elementi utili per una descrizione più precisa dell’oggetto in quanto fatto sociale, mentre, la psicologia, con il suo metodo ha spiegato l’intreccio tra bisogni naturali e modalità culturali. L’evoluzione della religiosità ha manifestato tendenze varie, tra cui una delle più visibili, nelle società occidentali, è stata l’emergere di un pluralismo esteso. Dalla tipologia classica di “chiesa” e “setta”, sfruttata per operare una distinzione tra le grandi religioni e i piccoli gruppi religiosi con certe caratteristiche, si è passati negli ultimi decenni alla categoria dei “nuovi movimenti religiosi”, entro la quale vengono comprese realtà religiose tra loro molto lontane sia per l’aspetto teorico che per le pratiche. Tuttavia, nel secondo capitolo, è stato possibile rintracciare alcune ragioni socio-culturali di un fermento che è sensibilmente cresciuto a partire dagli anni '50, portando con sé tutti i problemi interpretativi e le contraddizioni che lo attraversano. Tra queste vanno registrate le numerose critiche avanzate ad alcuni movimenti rispetto alla loro attività e agli scopi perseguiti. Nello spazio di tre capitoli si è ricostruita la storia di uno dei gruppi che ha sollevato maggiori polemiche nei decenni scorsi: Scientology. Con una descrizione dei principali contenuti dottrinari e delle pratiche comuni a tutti i membri, si è scelto di comprendere più a fondo il sistema sviluppato da Hubbard, il fondatore. La “salute mentale”, l’organizzazione interna al gruppo, la dimensione etica, sono i concetti che sono stati maggiormente approfonditi, vista la loro rilevanza specifica. Le interpretazioni sviluppate hanno tenuto conto del lavoro di alcuni sociologi ma anche della numerosa letteratura critica disponibile su Internet. Nell’ultimo capitolo si è offerto un quadro della realtà di Roma, dove sono state realizzate anche una decina di interviste ai membri del movimento. Da questo duplice approccio sono emerse una serie di considerazioni sul ruolo giocato dal sistema Scientology rispetto alle vite dei singoli aderenti, i quali si trovano immersi in un’esperienza segnata dalla forte componente identitaria. Inoltre, si è cercato di individuare i tratti in comune con la società contemporanea postmoderna, della quale Scientology esalta alcuni dei valori e delle aspirazioni ritenute socialmente desiderabili. Dall’altro il movimento si fa portatore di una precisa missione e per questo esprime una visione e un ordine delle cose che lo distingue e lo rende unico per i suoi membri.

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3 INTRODUZIONE Un secolo fa il grande sociologo francese Emile Durkheim, nella sua monumentale opera sulle origini della vita religiosa 1 , constatava come non esistesse società conosciuta che fosse priva di religione. La sua analisi, che si spingeva a ricercare le prime forme di credenza religiosa presso i popoli primitivi dell’Australia, giungeva ad una conclusione precisa: La religione, dunque, lungi dall’ignorare la società reale e farne astrazione, ne è quindi l’immagine; ne riflette tutti gli aspetti, anche i più volgari e ripugnanti. Tutto vi si ritrova e se, il più delle volte, vi si vede trionfare il bene sul male, la vita sulla morte, le potenze della luce su quelle delle tenebre, è perché così accade nella realtà. Infatti, se il rapporto tra queste cose fosse invertito, la vita sarebbe impossibile; ma, di fatto, essa si conserva e tende anzi a svilupparsi. 2 All’incirca nello stesso periodo, il padre fondatore della scuola psicoanalitica dava un giudizio ben diverso sul valore intrinseco della religione, la cui immagine entrava in conflitto con la libertà umana: La religione pregiudica questo giuoco di scelte e di adattamento, in quanto impone a tutti in modo uniforme la sua via verso il raggiungimento della felicità e la protezione della sofferenza. La sua tecnica consiste nello sminuire il valore della vita e nel deformare in maniera delirante l’immagine del mondo reale, cose queste che presuppongono l’avvilimento dell’intelligenza. A questo prezzo, mediante la fissazione violenta a un infantilismo psichico e la partecipazione a un delirio collettivo, la religione riesce a risparmiare a molta gente la nevrosi individuale. Ma niente di più. 3 Obiettivo dichiarato di Sigmund Freud era quindi smascherare il carattere illusorio della religione, interpretata come “nevrosi ossessiva universale dell’umanità”, e sostituirla con il metodo psicoanalitico, la cui pratica avrebbe segnato il passaggio ad un’età della civiltà “superiore”. Tuttavia l’idea di progresso associata al superamento delle concezioni religiose dell’uomo e del mondo non era nuova nel campo delle scienze sociali. Un secolo prima, Comte, grande interprete del clima del suo tempo, vedeva nel progresso scientifico lo stadio ultimo dell’umanità, l’emergere di una razionalità capace di imporsi grazie alle sue continue scoperte e alla sua utilità pratica. Eppure l’allievo di Saint-Simon non negava alla religione il carattere di una strategia sociale atta a creare consenso. Infatti, ogni società come ogni organismo, affermava Comte, ha bisogno di trovare un “punto di equilibrio” attorno a valori condivisi, visioni del mondo comuni. Così nella società industriale questo ruolo di mediazione l’avrebbe assunto la scienza, indicata come “nuova religione laica dell’umanità”. 1 L’opera alla quale si fa riferimento è Le forme elementari della vita religiosa, pubblicata per la prima volta nel 1912 a Parigi. 2 In Durkheim, Le forme elementari della vita religiosa, pag 485, 2005, Meltemi, Roma. 3 In Freud, Il disagio della civiltà, pag 220, 1971, Boringhieri, Torino. Il saggio è stato scritto da Freud nel 1929; tema dell’opera è l’antagonismo tra le esigenze pulsionali dell’individuo e le restrizioni imposte dal processo evolutivo della civiltà.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Fabio Marchese Contatta »

Composta da 200 pagine.

 

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Consultata integralmente 14 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.